Westworld, seconda puntata: dentro l'incubo

Jonathan Nolan e Lisa Joy alzano il tiro e spostano il focus, ma non perdono di qualità: una nuova conferma per una serie ad altissimo livello.

recensione Westworld, seconda puntata: dentro l'incubo
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Caricate le pallottole e timbrate il biglietto, un altro giorno ha inizio a Westworld: stavolta però siamo su un differente treno, uno futuristico che porta i cittadini paganti della città del west verso il loro parco divertimenti, pronti per un'esperienza del tutto unica. Ma chi sono, perché decidono di entrare a westworld? Qual è lo scopo del loro viaggio? Una volta compresi gli host, Jonathan Nolan e Lisa Joy ci trascinano alla scoperta degli esseri umani, quelle figure che nel primo episodio sono sembrate più inumane degli ospiti, creature artificiali create ad hoc per il loro divertimento eppure più reali di quanto non dovrebbero. Lo scopo degli avventori, il vero motivo per cui sono lì, sembra essere un mistero già svelato da tempo: nonostante tutto però proprio come Westworld sembra avere più livelli, un labirinto apparentemente risolvibile con una bicroma scelta che ha l'aria della prima mossa di una partita a scacchi: cappello bianco o cappello nero, verità o menzogna, redenzione o depravazione. E un cappello bianco che prima o poi finirà per macchiarsi comunque di sangue.


These violent delights have violent ends

Al piano suona "No surprises" dei Radiohead, che accompagna il racconto di un sogno: nient'altro che una storia sceneggiata dai sottoposti del Dottor Ford (Anthony Hopkins) ma che si tinge lentamente di qualcosa di più profondo - ricordi, verità, o forse solo fantasmi di una storia passata che di nuovo mostrano quanto gli host siano più di semplici macchine. "Sei reale o no?" è la prima cosa che ci si chiede una volta approdati nel centro di smistamento, ancora prima di arrivare a Westworld: ma finché non possiamo capire la differenza, ha davvero importanza? La risposta è diversa per ognuno di noi, così come diverso sembra essere il viaggio che i vari personaggi hanno intrapreso e che ci trascinerà verso diverse direzioni, dal primo all'ultimo anello di questa catena che ha tutta l'aria di potersi spezzare da un momento all'altro. Anche se la regia stavolta passa alle mani e agli occhi di Richard J. Lewis, il tocco degli sceneggiatori continua ad essere il vero motore della serie, che di nuovo fa dell'accoppiata narrativa + interpretazioni il suo vero diamante. Ancora una volta la credibilità del parco sta nelle mani degli host (Evan Rachel Wood sopra tutti) che dimostrano di saper tradurre a livello attoriale l'incredibile architettura concettuale messa in piedi da Jonathan Nolan e Lisa Joy. Magnifiche interpretazioni che mai come in questo episodio sembrano essere la chiave per un'ottima riuscita: Westworld si conferma di nuovo ad altissimi livelli, ed esattamente come una settimana fa la sensazione che si prova alla fine dei titoli di coda è quella di non averne abbastanza, di volerne sapere ancora di più.