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Wet Hot American Summer: Ten Years Later Recensione

L'allegra banda è tornata con risultati spassosissimi, ma una parte dell'imprevedibilità del prototipo non c'è più.

recensione Wet Hot American Summer: Ten Years Later
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Che quello di David Wain e Michael Showalter sia un mondo piuttosto peculiare era chiaro già nel 2001, quando Wet Hot American Summer mise alla berlina le convenzioni della commedia teen mettendo in scena adolescenti interpretati da attori troppo avanti negli anni per risultare convincenti se il progetto fosse stato minimamente serio. L'impressione è stata confermata dal prequel catodico Wet Hot American Summer: First Day of Camp, ancora più surreale, ed è onnipresente anche nel sequel Wet Hot American Summer: Ten Years Later, che già nella prima mezz'ora ha allegramente preso per i fondelli le logiche da franchise sostituendo Bradley Cooper con Adam Scott e manipolando la scena finale del film per inserire due personaggi che in realtà debuttano proprio in Ten Years Later. Due mosse ambiziose per arricchire ulteriormente questo mondo datato e al contempo eterno, che da piccolo fenomeno di culto è diventato uno dei prodotti di punta di Netflix.

Dieci anni dopo

Due anni fa, con l'arrivo di First Day of Camp, si assisteva all'espansione di un universo ricco di spunti comici, mentre Ten Years Later porta al suo apparente restringimento. Se da un lato l'allargamento del cast genera risultati per lo più esilaranti, dall'altro la riesumazione della sottotrama "politica" della prima serie, per quanto supportata dalle spassose interpretazioni di Showalter nei panni di Ronald Reagan e Michael Ian Black in quelli di George H.W. Bush, sa spesso di minestra riscaldata, mettendo in evidenza il potenziale ormai limitato dell'uso della colonia estiva come location fissa per le scorribande del gruppo (salvo per quel finale a sorpresa veramente inatteso). Le risate ci sono ancora, grazie all'alchimia inossidabile tra i vari interpreti (talmente affezionati a questo mondo che è già la seconda volta che, impegni permettendo, anche star come Paul Rudd e Amy Poehler sono nuovamente in pista), ma un eventuale terzo capitolo catodico dovrà tenere conto dell'importanza dell'imprevedibilità che era un ingrediente di non poco conto negli anni precedenti.

Nuovi orizzonti?

Fatte queste considerazioni, è però ipotizzabile che il numero inferiore di sorprese in questo ciclo sia una scelta voluta, una strategia basata sulla volontà di uscire dalla cerchia dei fedeli e conquistare un pubblico nuovo. Da quel punto di vista, la decisione di raccontare una storia più semplice e per lo più riconoscibile, condita con il numero indispensabile di inside jokes rivolti ai fan storici, è più che rispettabile, poiché Ten Years Later ha tutti gli elementi comici giusti per indurre il neofita a cercare i due antefatti (entrambi disponibili su Netflix). Dietro quel titolo squisitamente seriale si cela quindi un nuovo inizio, con lo sguardo rivolto - forse - verso modalità inedite per riunire questi "giovani" ancora allo sbando, e dare a quell'estate calda e bagnata un sapore familiare ma questa volta veramente diverso.

Wet Hot American Summer: Ten Years Later Wet Hot American Summer: Ten Years Later riporta sugli schermi un mondo spassoso e surreale con tanta energia ma un po' meno creatività del previsto. La magia delle prime due incarnazioni del franchise è stata in parte diluita, ma il cast affiatato e occasionali trovate davvero brillanti rimangono una garanzia di risate solide dall'inizio alla fine.

8