Rubrica Serial Character - David Duchovny

Il simbolo della fantascienza televisiva: andiamo alla scoperta della carriera dell'attore David Duchovny, star della serie X-Files

rubrica Serial Character - David Duchovny
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Uno dei volti più rappresentativi ed emblematici dei serial anni '90, divenuto una vera e propria icona a livello mondiale grazie al ruolo dell'agente speciale Fox Mulder in X-Files .
Abile trasformista, si è spesso diviso tra cinema e televisione, accostando ruoli seri ed impegnati ad altri puramente stravaganti, riuscendo ad essere convincente in ogni sua interpretazione.
La terza puntata di Serial Character è dedicata, se non l'aveste ancora capito, al grande, unico, inimitabile David Duchovny!

TUTTO EBBE INIZIO...

Secondo di tre fratelli, David William Duchovny nasce a New York il 7 agosto 1960, dall'unione tra Amram, ebreo di origine polacca e bielorussa, e Margaret, scozzese.
Da ragazzino, benché sia spesso oggetto di scherno da parte dei coetanei, dimostra notevoli doti sportive, guadagnandosi un posto tra i migliori giocatori di basket della sua scuola.
Si diploma a Princeton e, successivamente, studia letteratura inglese alla prestigiosa università di Yale, dove lavora, per qualche tempo, anche come insegnante.
La sua vocazione è però un'altra e si chiama recitazione. Abbandonata Yale sul finire degli anni ‘80, inizia a studiare per diventare attore insieme all'amica e futura collega Jennifer Beals.
In seguito a qualche spot pubblicitario e ad alcune esperienze teatrali off-Broadway, ottiene il suo primo ruolo cinematografico nella commedia "Una donna in carriera" di Mike Nichols, dove incrocia una Melanie Griffith allora al top della carriera.
Il debutto sul piccolo schermo avviene all'inizio degli anni '90 con tre episodi della seconda stagione de "I segreti di Twin Peaks", dove interpreta, curiosamente, un agente della DEA transessuale.
Avrà poi modo di farsi notare anche nella controversa serie "Red Shoe Diaries", un vero e proprio trionfo dell'erotismo partorito dalla mente di Zalman King, noto autore di discusse pellicole come "Orchidea selvaggia" e il cult "9 settimane e ½".

I WANT TO BELIEVE

La sua popolarità non ha ancora raggiunto livelli considerevoli quando, nel 1993, viene scelto come protagonista maschile, al fianco di un altrettanto sconosciuta Gillian Anderson, della serie fantascientifica "X-Files".
Il suo ruolo è quello di Fox Mulder, agente dell'FBI che lavora su casi inspiegabili e mai risolti, dai quali cerca di provare la presenza sulla Terra di forme di vita extraterrestre. La sua collega Dana Scully, scienziata e agente speciale, tenta in tutti i modi di dissuaderlo dalle sue convinzioni "astratte" ed illogiche, poiché è convinta che, alla fine, ci sia una spiegazione razionale per tutto, o quasi...
"X-Files" diviene presto una delle serie più seguite in tutto il mondo, batte ogni record di ascolto e diventa, tra la prima e la seconda stagione, il programma con il maggiore audience negli Stati Uniti.
Se, fino a poco tempo prima, il genere sci-fi sembrava non trovasse altra collocazione al di fuori della celluloide, con "X-Files" avviene il completo rovescio dei termini. Si arriva, infatti, a definirlo il miglior prodotto di fantascienza mai realizzato.
La serie irrompe nell'immaginario collettivo come nessun altro telefilm è mai stato in grado di fare, e, cosa più importante, permette agli spettatori di identificarsi con le vicende narrate, grazie all'abilità degli autori di rendere unico ogni minimo dettaglio, senza enfatizzarlo.
Il successo di "X-Files" consente a Duchovny di incidere il suo nome nella storia dei serial, diventando uno degli attori televisivi più celebri a livello mondiale.
Tornerà a vestire i panni dell'agente Mulder - che gli ha fruttato, nel 1997, il suo primo Golden Globe come miglior attore in una serie drammatica - anche nei due adattamenti per il grande schermo, "X-Files - Il film" (1998) di Rob Bowman, che aveva già diretto 23 episodi della serie, e "X-Files - Voglio crederci" (2008), firmato Chris Carter. Entrambe le pellicole hanno però avuto un'accoglienza non entusiasmante sia da parte della critica che dai più affezionati fan del prototipo televisivo.

L'ERA POST-"X-FILES"

Parallelamente agli ottimi esiti della serie "X-Files", Duchovny porta avanti con discreto successo anche la carriera cinematografica, prendendo parte ad alcune pellicole come "Evolution", "Zoolander" e "Full Frontal".
Compare anche in ruoli minori in alcuni noti serial come "Millennium", una sorta di spin-off di "X-Files" andato in onda per 3 stagioni, "The Lone Gunmen", durato una sola stagione, "Life with Bonnie" e "Sex and the City", in cui recita in un unico episodio come guest star.

DREAMIN' CALIFORNICATION

Nella maggior parte dei casi, quando un attore imbrocca la via del successo con un film o una serie tv, rimane solitamente ancorato a quel tipo di intrattenimento, non riuscendo mai a rinnovarsi e a distaccarsi dal proprio "cordone ombelicale".
Ma, quando si ha un talento come quello di David Duchovny, è possibile che il successo duri davvero per sempre.
Alcuni anni dopo la fine di "X-Files", probabilmente non contento o non sufficientemente appagato dai ruoli sul grande schermo, Duchovny ha deciso di tornare alle origini, nel luogo che, più di tutti, ha contribuito a renderlo una star: la televisione.
Il 2007 è l'anno del debutto di una nuova serie dal titolo "Californication", che lo vede protagonista nel ruolo di Hank Moody, uno scrittore in piena crisi creativa che si trasferisce a Los Angeles per seguire le riprese dell'adattamento cinematografico di un suo libro.
In mezzo all'oblio di disperazione e frustrazione che sta attraversando - a cui pone rimedio con un poco salutare sesso compulsivo e un ingente consumo di alcool - cerca di ristabilire un rapporto sereno con la sua ex fidanzata Karen e con la figlia adolescente Becca.
A testimoniare il fatto che le sue capacità attoriali sono ancora ben visibili, giunge, nel 2008, il Golden Globe come miglior attore protagonista in una serie commedia o musicale. Un meritatissimo riconoscimento - insieme a quello ottenuto per "X-Files" tempo addietro - alla sua carriera ultraventennale che lo ha visto simbolo di un'intera generazione.