Arrow vs. The Flash, chi vincerà ?

I pregi e i difetti di Arrow e The Flash, e i motivi per cui Barry Allen sembra aver spodestato Oliver Queen nel cuore degli appassionati

speciale Arrow vs. The Flash
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Mentre al cinema la DC Comics deve ancora dimostrare di essere in grado di gestire al meglio un universo cinematografico dalla forte interconnettività, sulla scia di quanto fatto dalla Marvel dal 2008 ad oggi, sul piccolo schermo sta producendo risultati alquanto solidi da quasi quattro anni, ossia da quando Arrow ha inaugurato un nuovo filone supereroistico del reparto televisivo della DC/Warner Bros. che non ruotasse intorno a Batman o Superman (sebbene la scelta di usare Oliver Queen come protagonista sia nata in gran parte dalla popolarità del personaggio come comprimario in Smallville). E a partire dalle avventure del celebre arciere è stato costruito un piccolo universo catodico, che ora include The Flash, Legends of Tomorrow e, tra qualche mese, Supergirl (transitato sulla CW dalla CBS per motivi legati al budget). Mentre per valutare le ultime due in un contesto più generale è ancora un po' presto, possiamo mettere a confronto Arrow e The Flash, due programmi la cui esistenza simbiotica si appoggia spesso e volentieri sulle differenze contenutistiche e tonali (un elemento che, in occasione dei vari crossover, diventa parte integrante della trama). In particolare, a livello di fandom le avventure di Barry Allen starebbero prendendo il sopravvento su quelle di Oliver Queen. Vediamo insieme i motivi di questo sorpasso
(N.B. questo articolo contiene alcuni spoiler relativi alle stagioni appena concluse di entrambe le serie).

L'importanza del divertimento

Sicuramente gioca a sfavore di Arrow l'atmosfera generalmente più dark, soprattutto perché l'impostazione narrativa prendere liberamente e spudoratamente in prestito più elementi dalla mitologia/iconografia di Batman, con un occhio di riguardo in particolare per la trilogia di Christopher Nolan, della quale Greg Berlanti e il suo team hanno - ma sì, pane al pane e vino al vino - scopiazzato praticamente tutto, rendendo esplicito il plagio - pardon, l'omaggio - nella terza stagione attraverso l'uso di Ra's al Ghul come antagonista principale. Anche nella quarta annata, venduta a livello di marketing come più leggera, è stata un susseguirsi di cupezze, fin dalla morte annunciata nella première della stagione, arrivando quasi a sfiorare l'autoparodia. The Flash, pur cedendo occasionalmente a tentazioni narrative simili (soprattutto nella seconda stagione) e reggendosi su un antefatto obbligatorio per praticamente ogni supereroe che si rispetti (il genitore morto), rimane invece nel complesso un prodotto più giocoso e gioioso, dove salvare il mondo non è (solo) un obbligo morale, ma (anche e soprattutto) uno spasso. In altre parole, ci troviamo in un contesto più apertamente supereroistico, dove la serietà va a braccetto con la risata, quest'ultima spesso autoreferenziale. Con risultati il più delle volte brillanti, che contagiano anche gli ospiti provenienti da altre serie (vedi Katie Cassidy, visibilmente più a suo agio in due episodi di The Flash che in quattro stagioni di Arrow).

Questioni di cast

L'altro grande vantaggio di The Flash è a livello di interpreti e soprattutto personaggi. Nell'edizione paperback americana della storyline a fumetti The Flash: Rebirth, che racconta il ritorno di Barry Allen dopo essere stato dato per morto per anni, viene detto che Flash è, dopo Batman, l'eroe DC con gli antagonisti migliori. Un'affermazione che la serie TV non ha smentito, come dimostrano le apparizioni catodiche di cattivi strepitosi come Captain Cold, Gorilla Grodd, Reverse-Flash e Trickster, quest'ultimo interpretato da un Mark Hamill sopra le righe e in forma smagliante (è anche l'unico attore a potersi permettere un prestito dal mondo di Batman, essendo la voce ufficiale del Joker in molti progetti animati e videogiochi usciti dal 1992 a oggi). Da applauso anche il cast principale, in particolare gli interpreti più maturi Jesse L. Martin, che si porta dietro decenni di esperienza - incluso Law & Order - per la parte di Joe West, e Tom Cavanagh, che grazie all'escamotage dei viaggi nel tempo e delle dimensioni parallele ha una gamma infinita di potenziale recitativo da esplorare con i propri personaggi (lo stesso si può dire dell'ospite ricorrente John Wesley Shipp, che dopo essere stato Barry Allen nella serie televisiva del 1990 interpreta, in questa sede, sia il padre del protagonista che Jay Garrick, il primo Flash dei fumetti). Arrow è decisamente più limitato da questo punto di vista, nonostante l'istrionismo irresistibile di John Barrowman, soprattutto perché l'antagonista più memorabile, Slade Wilson, è attualmente inutilizzabile stando ai produttori (presumibilmente per motivi legati all'universo cinematografico della DC, che ha richiesto anche la rimozione di certi personaggi che appariranno in Suicide Squad). E guarda caso, anche lui, storicamente, nasce come avversario di Batman...

Il rischio della ripetizione

Questo ultimo dettaglio in realtà è un difetto condiviso da entrambi i programmi, ma è un'aggravante maggiore nel caso di Arrow poiché sussiste da quattro stagioni. Parliamo ovviamente della ripetizione narrativa, un fenomeno che colpisce più o meno tutti i prodotti seriali ma è anche particolarmente problematico per le produzioni di genere. Nel caso specifico delle avventure dell'arciere della DC Comics, siamo arrivati al punto dove l'unico modo per distinguere una stagione dalle altre è saper rispondere alla domanda "Chi è il pazzoide di turno che vuole distruggere la città?". The Flash ha un problema simile a livello di trama orizzontale (e il fatto che almeno i primi episodi della nuova stagione si ispireranno a Flashpoint non promette grandi cambiamenti in quel reparto), ma riesce a compensare con singoli episodi particolarmente memorabili, dai debutti di Captain Cold e Trickster al recente viaggio su Terra-2, fino all'ospitata di Kevin Smith dietro la macchina da presa. Un elemento sul quale Arrow deve ancora lavorare, poiché per ora preferisce privilegiare un plot a lunga gittata. Forse la situazione cambierà in un'eventuale sesta stagione, quando - in teoria - non ci sarà più la parte riservata ai flashback...