Big Little Lies: anatomia di un successo

Si è conclusa oltreoceano la miniserie HBO Big Little Lies che è già da annoverare tra i migliori prodotti televisivi del 2017. Scopriamo insieme perché.

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Di serie televisive che hanno voluto esplorare cosa si nasconde tra i bui vicoli delle anime degli abitanti dei sobborghi americani, apparentemente perfetti, ne è piena la storia del piccolo schermo: basti pensare a Twin Peaks, a comedy drama quali Desperate Housewives o a prodotti dedicati ai giovanissimi sul genere di Pretty Little Liars. Eppure sembra che tale tematica, così cara alla tv statunitense, possa trovare sempre un nuovo modo per essere raccontata come nel caso di quello che, già ad oggi, è da annoverare tra i migliori prodotti di questo 2017: Big Little Lies. Tratta dall'omonimo libro di Liane Moriarty, creata e scritta da David E. Kelly e diretta da Jean-Marc Vallée, lo show HBO parte - come tanti suoi antesignani - da un omicidio per poi accompagnare lo spettatore in un viaggio a ritroso tra i meandri delle esistenze dei vari personaggi femminili, tutti potenzialmente colpevoli, ognuno - in realtà - vittima della propria infelicità e di un patriarcato consapevolmente accettato in nome del privilegio e/o del buon senso. Ma cosa, in particolare, rende Big Little Lies una serie diversa dalle altre?

Quando il meglio della TV abbraccia il meglio del cinema

Sono stati tantissimi in questi anni i grandi attori hollywoodiani che hanno deciso di mettersi alla prova anche sul piccolo schermo e alla già lunga lista, proprio grazie a Big Little Lies, si sono aggiunti nomi del calibro di Reese Witherspoon, Nicole Kidman e Shailene Woodley. Sono loro, infatti, a interpretare le protagoniste di questa mini-serie: sono i loro volti e i loro corpi quelli che la minuziosa telecamera del regista di Wild, Jean-Marc Vallée, segue ponendosi alla mercé della scrittura di David E. Kelly il quale centellina con attenzione le informazioni da dare al pubblico. Una delle cose più interessanti di questo prodotto televisivo, infatti, è che la caratterizzazione dei personaggi viene svelata, di puntata in puntata, molto lentamente tanto che la storyline "crime" dello show passa immediatamente in secondo piano: quello che interessa sapere allo spettatore, già a partire dal secondo dei 7 episodi, non è chi sia l'assassino o la vittima ma chi siano veramente queste donne, quali siano i loro pensieri, e da dove provengano le loro - all'inizio ben celate - paure.

Di prigioni dorate e fallibili madri

Big Little Lies comincia, come ogni storia che si rispetti, con la rottura dell'equilibrio iniziale che nella serie corrisponde all'arrivo, in quel della cittadina di Montrey, di Jane Chapman (Shailene Woodley) la madre single il cui bambino viene subito accusato di aver fatto del male alla sua compagna di classe, figlia della tremenda Renata Klein (Laura Dern). Questo evento non fa altro che palesare coalizioni e invidie che già erano nell'aria, ed ecco che la pettegola Madeline (Reese Witherspoon) e la sua fedele e impeccabile amica Celeste (Nicole Kidman) si schierano dalla parte della nuova arrivata. Da qui in poi la serie si dirama mostrandoci la quotidianità di queste donne e quel che nascondono alla comunità e a loro stesse: Renata da madre in carriera vive di sensi di colpa; Madeline sente il peso di non essere un bravo genitore in quanto la sua figlia più grande preferisce la nuova moglie di suo padre, mentre lei si tiene stretta la sua vita al fianco di un uomo troppo buono per essere ai suoi occhi veramente amabile; Celeste - che pubblicamente è l'unica a sembrare la donna e moglie perfetta - si scopre che in realtà è vittima (e anche complice) della folle violenza del suo impeccabile marito, mentre Jane tiene per sé un atroce segreto che non le permette di ricostruirsi una nuova vita. Questo status quo, ovviamente, è destinato a cambiare ma è proprio la fallibilità di questi personaggi, imprigionati nella gabbia dorata e soffocante che loro stesse si sono costruite e hanno paura di distruggere, che li rende così irresistibili. Che fa sì che il pubblico non possa fare altro che empatizzare con loro.

Dalla violenza alla liberazione

Lo si scopre - fortunatamente - solo come sorpresa finale che Big Little Lies oltre ad essere una patinata istantanea delle falsamente leziose vite delle sue protagoniste, è una storia di liberazione dal placet della gente. Una liberazione lenta ma inesorabile, non meditata ma improvvisa, violenta e - in qualche modo -attesa da tempo. Una storia di donne che si fanno la guerra ma che insegna - in maniera affatto banale - che l'unione davvero fa la forza e che, oltre a quelle gabbie dorate, c'è l'immensità del mare. Sì perché il protagonista silente di questa serie è anche il mare che viene ammirato, che fa da sfondo, su le cui rive si corre ma che solo alla fine riesce a far capire a chi lo guarda - sempre da troppo lontano - che non si deve avere paura di infrangersi per tornare a vivere.