Doctor Who: il nuovo Dottore è donna, quale impatto avrà sulla serie?

Alla luce dell'annuncio dell'interprete del Tredicesimo Dottore, analizziamo il suo impatto sull'evoluzione della serie.

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Sin dal 1966 la BBC ha avuto l'abitudine di annunciare con sufficiente anticipo l'identità del nuovo Dottore, prima ancora che avesse luogo il momento in cui il predecessore si rigenera (le due eccezioni furono Jon Pertwee e Sylvester McCoy, poiché nel primo caso la rigenerazione non ebbe luogo sullo schermo e nel secondo Colin Baker fu licenziato e non si sapeva ancora se continuare o meno con il programma). Una tendenza che a partire dal revival nel 2005 è diventata necessaria, poiché le tempistiche delle riprese delle singole stagioni impedirebbero al nuovo attore di rimanere un segreto prima della messa in onda (l'unica volta che sarebbe stato possibile sorprendere, con l'arrivo di David Tennant, fu necessario svelarlo prima a causa dei tabloid britannici).
Con il nuovo annuncio la distanza temporale è ancora più importante, poiché consente ai fan più tradizionalisti di Doctor Who - e ad altri che si "divertono" a seminare zizzania in rete - di sfogarsi appieno prima il nuovo arrivato, o meglio, la nuova arrivata faccia il suo ingresso nel TARDIS. Ebbene sì, per la prima volta in 54 anni la nuova incarnazione ufficiale del Dottore sarà una donna.

Jodie Whittaker, al vostro servizio

L'attrice inglese, classe 1982, ha esordito al cinema nel 2006 recitando al fianco di Peter O'Toole in Venus. È successivamente apparsa in film come Attack the Block e One Day, ma la vera consacrazione è arrivata grazie al piccolo schermo: nel 2011 ha recitato in The Entire History of You, devastante finale della prima stagione di Black Mirror, mentre dal 2013 al 2017 ha fatto parte del cast fisso del serial poliziesco di ITV Broadchurch, al fianco dell'ex-Dottore David Tennant. Quest'ultima serie è stata creata da Chris Chibnall, che sarà il nuovo showrunner di Doctor Who dopo l'addio di Steven Moffat. Sia lui che Whittaker esordiranno nell'ultima scena del consueto speciale natalizio, intitolato The Doctors, dove il Dodicesimo Dottore (Peter Capaldi) si congederà dopo un'ultima avventura, per l'occasione in tandem con il Primo Dottore (David Bradley).

Doctor... Who?

Alcuni sostengono che questo annuncio stravolga lo status quo della serie, affermazione a dir poco bizzarra se si considera che la serialità in generale, e Doctor Who in particolare, per natura si oppone alla fissità narrativa. Il celebre programma di fantascienza è piuttosto noto, infatti, per aver riscritto le proprie "regole" strada facendo: il concetto stesso di rigenerazione che fu inventato solo per non dover cancellare la serie dopo l'addio di William Hartnell, primo interprete del Dottore; il pianeta Gallifrey fu introdotto durante l'epoca del Secondo Dottore, o il famigerato limite delle rigenerazioni (salvo un intervento speciale da parte degli altri Signori del Tempo, ciascun membro di quella razza ha diritto a tredici incarnazioni, non di più). Durante la gestione di Moffat, e in particolare durante il cinquantesimo anniversario e il successivo episodio natalizio, ci sono state delle vere e proprie frecciatine nei confronti della nozione di "regole" fisse all'interno della serie. E proprio Moffat, nel 1999, aveva profetizzato ironicamente un cambio di sesso per il Tredicesimo Dottore, nella parodia The Curse of Fatal Death, dove il Nono Dottore (Rowan Atkinson) continua a morire e rigenerarsi fino a divenire Joanna Lumley, attrice che all'epoca era veramente protagonista di voci su un possibile Dottore femmina.

Un'idea di cui si parla da anni, e che solo adesso si è concretizzata, andando incontro a critiche anche da parte di chi sostiene di essere un(a) fedele seguace di uno show che, da sempre, è all'insegna dei cambiamenti e dell'accettazione degli stessi. Proprio durante l'era Moffat si è assistito a un preludio graduale a ciò che vedremo a partire da Natale: nella sesta stagione l'Undicesimo Dottore ha confermato la teoria dei fan sulla possibilità di cambiare sesso durante la rigenerazione (poiché questa il più delle volte avviene in circostanze estreme ed è quindi difficile da controllare), mentre nell'ottava annata c'è stato il debutto di Missy, incarnazione femminile del Maestro. E sorge spontanea una domanda: se è accettabile che, a seconda delle rigenerazioni, il Dottore sia anziano o giovanissimo, londinese o scozzese, perché tutt'a un tratto non dovrebbe poter divenire una donna? Questo soprattutto se si considera anche la società gallifreyana, dove la questione del gender è assolutamente irrilevante.

"I will not change!"

Se da un punto di vista produttivo la scelta di una protagonista donna è logica per apportare una ventata di freschezza all'interno di un programma che va in onda da decenni, la cosa ha senso anche sul piano narrativo: già durante l'era di Tennant avevamo assistito ad una riluttanza nei confronti della rigenerazione, che per il Dottore equivale ad una sorta di decesso (la nuova incarnazione, pur mantenendo i ricordi delle precedenti, ha comunque una personalità inedita che si forma ex novo). E il finale della decima stagione, culmine di un arco narrativo di tre anni dove il Dodicesimo Dottore, primo di un nuovo ciclo di rigenerazioni, ha gradualmente riscoperto la propria bontà, si chiude con il rifiuto totale di cambiare aspetto e personalità, dovesse costargli la vita (e non a caso si ricrederà collaborando con il Primo Dottore, che fu altrettanto restio a lasciarsi dietro un corpo ormai troppo segnato da secoli di viaggi e battaglie). A quel rigetto assoluto si contrapporrà il suo esatto contrario, il cambiamento più radicale da quando esiste Doctor Who. Eppure non cambierà nulla, poiché rimarrà sempre The Doctor, almeno in lingua originale. Il Dottore è morto, viva il Dottore!