From Dusk Till Dawn: 5 motivi per recuperare la serie

In attesa dell’inizio della terza stagione, proviamo a spiegare perché l’adattamento televisivo del celebre film di culto merita maggiore attenzione.

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Tra le tante serie tratte da film di successo e arrivate sui nostri schermi negli ultimi anni (un trend che non accenna a fermarsi, poiché nelle prossime settimane debutteranno The Exorcist e Lethal Weapon), uno dei prodotti più curiosi è senz'altro From Dusk Till Dawn, trasmesso in America sul canale El Rey (lanciato da Robert Rodriguez per attirare un pubblico latinoamericano) e in Italia da Rai 4. I primi due episodi della terza stagione andranno in onda negli Stati Uniti il 6 settembre (mentre il giorno dopo, per lo meno in alcuni paesi, saranno disponibili su Netflix), e mentre aspettiamo il ritorno di questa nuova incarnazione dell'improbabile franchise di culto abbiamo pensato di approfondire i cinque motivi per cui, a nostro avviso, vale la pena recuperare la serie, che siate fan dell'originale o meno.


Il fattore Rodriguez

Solitamente, quando un film viene reinventato per il piccolo schermo, i creatori del lungometraggio assumono un ruolo secondario, per non dire simbolico (per dire, Kevin Williamson è accreditato come autore del soggetto del primo episodio di Scream solo perché vengono riprese molto fedelmente alcune trovate del film). Così non è nel caso di From Dusk Till Dawn, dove Robert Rodriguez occupa una posizione di grande importanza: la paternità artistica del progetto è tutta sua, e oltre ad essere lo sceneggiatore del pilot e produttore esecutivo e showrunner della serie in generale è anche tra i registi fissi, avendo firmato quattro episodi della prima stagione e due della seconda. Questo perché la narrazione seriale gli consente di approfondire certi aspetti che nel film - e i suoi due pessimi sequel usciti direttamente in home video - rimanevano in superficie. Il che ci porta al secondo argomento a favore della riscoperta della versione televisiva...

Oltre i confini del cinema

Tra le critiche principali nei confronti del pur divertente Dal tramonto all'alba c'è la questione di una certa schizofrenia a livello di tono, poiché dalle atmosfere da road movie in salsa criminale si passa improvvisamente all'horror nella sua accezione più splatter. From Dusk Till Dawn risolve questo problema introducendo fin da subito un equilibrio fra i due generi, dando a certi elementi che nel film sembravano privi di senso un contesto mitologico molto affascinante. E dopo una prima stagione che espande la storia del film, raccontando in dieci episodi ciò che al cinema durava meno di due ore, la serie prosegue sulla propria strada, ignorando allegramente ciò che è accaduto nel seguito - ma anche, in alcuni casi, nell'originale - e approfondendo, con toni molto più seri rispetto all'approccio da B-movie del grande schermo, le leggende mesoamericane che sono alla base dell'iconografia vampiresca di questo strambo universo narrativo.

Il cast

Con poche eccezioni (D.J. Cotrona, interprete di Seth Gecko, non ha - ancora - lo stesso carisma di George Clooney), i protagonisti della serie non hanno nulla da invidiare alle loro controparti cinematografiche, anche perché Rodriguez per alcuni ruoli minori ma fondamentali è andato a pescare tra i suoi collaboratori abituali: la parte che fu di Harvey Keitel è stata assegnata a Robert Patrick, già apparso in Dal tramonto all'alba 2, mentre quella di Michael Parks è andata a Don Johnson. Nella seconda stagione appare anche Jeff Fahey, ma la più grande sorpresa, soprattutto per chi è cresciuto con That ‘70s Show, è un irriconoscibile Wilmer Valderrama nei panni di Carlos, che al cinema aveva le fattezze ben più attempate di Cheech Marin ed era totalmente diverso dalla figura a dir poco mostruosa immaginata da Rodriguez per il reboot televisivo. Senza dimenticare due attori che meritano menzioni a parte...

Zane Holtz


Anche i fan sfegatati della versione cinematografica probabilmente ammetteranno che il personaggio di Richie Gecko, interpretato dallo sceneggiatore Quentin Tarantino, è tra i punti deboli del film, per via delle doti recitative non proprio eccelse del buon QT (il quale tendenzialmente limita la propria presenza sullo schermo, e fa bene). Sul piccolo schermo invece Richie non solo è sopportabile, ma addirittura carismatico, merito di una scrittura che approfondisce la psicosi del fratello di Seth, contestualizzandola all'interno della mitologia del serial, e della performance di Zane Holtz, disturbante ma in senso buono, senza gli eccessi quasi caricaturali tipici della recitazione di Tarantino. Della serie: difficilmente vi augurerete che muoia nel giro di pochi episodi...

Danny Trejo

Nel film interpretava Razor Charlie, il barista del Titty Twister. Per la versione catodica gli è stato dato un ruolo diverso, The Regulator, un cacciatore di taglie che viene resuscitato appositamente per rintracciare i fratelli Gecko. Un personaggio costruito su misura per Danny Trejo, il cui carisma granitico è sempre stato un ingrediente gradito nella filmografia di Rodriguez, in particolare nei due Machete. Da notare che sebbene lui faccia parte del cast fisso, menzionato nei titoli di testa, la sua partecipazione allo show è descritta, ogni volta, come "apparizione speciale". Una dicitura che effettivamente calza a pennello per un attore come Trejo, la cui presenza è sempre qualcosa di particolare.