Game of Thrones: i 5 momenti che hanno cambiato la storia della TV

La serie tratta dai romanzi di George R.R. Martin ha cambiato la storia della serialità televisiva. Rivediamo le scene più significative.

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Detiene il record di programma televisivo più piratato al mondo e, con i suoi 38 Emmy in sei anni di programmazione, ha battuto Frasier come la serie televisiva più premiata di sempre. Ha anche ottenuto sei nomination ai Golden Globe (con una sola vittoria, quella di Peter Dinklage come miglior attore non protagonista). Non ci sono dubbi sulla portata di uno show come Game of Thrones, e oggi siamo ormai abituati a una serie che sembra più cinematografica che televisiva, dove nessun eroe è al sicuro e la trama è un continuo susseguirsi di colpi di scena. Ma nel 2011, quando lo show è andato in onda per la prima volta, nessuno immaginava che una serie tv tratta da romanzi fantasy avrebbe riscritto la storia della serialità televisiva. E invece è proprio quello che è successo, e ogni anno Game of Thrones continua a sorprendere critici e spettatori - nel bene e nel male, perché le polemiche sono spesso feroci - reinventando il modo di fare una serie tv. Rivediamo insieme i cinque momenti delle passate stagioni che hanno fatto la storia dello show e della televisione americana.

Baelor (1x09)

Sappiamo come funzionano il fantasy e in generale le opere di finzione: l'eroe trionfa, i buoni vincono e i cattivi perdono. George R.R. Martinha stravolto queste regole classiche creando una saga letteraria in cui non esiste una netta divisione tra bene e male, tra giusto e sbagliato. C'è una certa dose di ambiguità in ogni personaggio ad eccezione di Ned Stark (Sean Bean), che in un primo momento sembra essere quasi il protagonista.

Seguiamo lui e le sue figlie nel viaggio verso Approdo del Re, lo troviamo invischiato in intrighi politici più grandi di lui e lo vediamo mentre cerca sempre di fare la cosa giusta, mosso in primo luogo dal suo onore e della sua integrità morale. Ma fare la cosa giusta non significa sempre fare quella più intelligente, e infatti sul finire della prima stagione viene condannato a morte. Lo spettatore però crede davvero che Ned verrà graziato all'ultimo, ed è questo che rende la decisione di Jeoffrey di giustiziarlo ugualmente ancora più sconvolgente. La scena della decapitazione di Ned Stark non è solo uno snodo centrale della trama dell'intera serie, ma anche una dichiarazione d'intenti: Game of Thrones, come i libri da cui è tratto, non vuole indorare la pillola mostrando un'ambientazione ideale in cui il bene vince sempre, ma è pronto a scardinare le certezze degli spettatori.

Blackwater (2x09)

A distanza di anni dalla messa in onda di Blackwater, le scene di battaglia di quel nono episodio della seconda stagione possono non sembrare poi così improssionanti, ma nel 2012 hanno segnato una vera e propria rivoluzione della serialità televisiva. La battaglia delle Acque Nere è infatti la prima vera battaglia su larga scala dello show, resa possibile da un incremento del budget inizialmente stabilito per la stagione.

In una prima sceneggiatura, infatti, lo scontro doveva svolgersi off-screen ed essere compreso dagli spettatori solo attraverso gli occhi di Cersei (Lena Headey) e Sansa (Sophie Turner), al sicuro nel Fortino di Maegor. Ma grazie all'incremento del budget (comunque limitato rispetto a una produzione cinematografica), il regista Neil Marshall riuscì a girare scene d'azione intense ed efficaci anche grazie alla decisione di non mostrare l'intera battaglia, ma solo gli scontri della fanteria. E, naturalmente, l'esplosione delle navi Baratheon con l'Altofuoco. La battaglia delle Acque Nere segna così un punto di svolta per la serie e si pone come esempio di ciò che lo show può offrire a livello di azione, avvicinando la tv al cinema.

Le nozze rosse (3x09)

Era il momento che tutti i lettori più aspettavano, perché gli eventi delle cosiddette Nozze Rosse sono indubbiamente tra i più sconvolgenti dell'intera saga (e infatti dopo la messa in onda dell'episodio il web è stato inondato con i video delle reazioni degli spettatori). Se Game of Thrones già ci aveva abituato a non veder trionfare i personaggi spiccatamente positivi con l'esecuzione di Ned Stark, è con il nono episodio della terza stagione che la nostra concezione di serie tv viene stravolta per sempre. Non si tratta di un'esecuzione o di un omicidio: è un massacro, ed è un massacro che viene gestito in maniera magistrale a livello narrativo.

Nel libro gli eventi erano raccontati dal punto di vista di Catelyn (Michelle Fairley), e anche qui seguiamo la sua drammatica presa di coscienza nel realizzare ciò che sta per succedere: i musicisti che iniziano a suonare The Rains of Castamere, i portoni che vengono chiusi e sbarrati, Roose Bolton che indossa una maglia di ferro sotto le vesti. Lo spettatore è disorientato, Catelyn cerca di avvertire Robb (Richard Madden) e poi il massacro inizia con le pugnalate al ventre della moglie - incinta, giusto per aggiungere tragedia alla tragedia - del Re del Nord, imbattibile sul campo di battaglia e ora di colpo stordito e annichilito dal tradimento di chi gli aveva offerto ospitalità.

Aspra Dimora (5x08)

Le battaglie di Game of Thrones non sono mai inaspettate: generalmente arrivano dopo diversi episodi di preparazione e di strategia. Fa eccezione la battaglia di Aspra Dimora, che arriva all'improvviso nella nona puntata della quinta stagione e di fatto salva una stagione costellata di piccoli e grandi scivoloni narrativi e registici (la storyline di Jaime e Bronn a Dorne è a dir poco imbarazzante, giusto per fare un esempio).

Jon Snow (Kit Harington) si reca ad Hardhome, oltre la Barriera, per stringere un'alleanza con i bruti e unire le forze contro gli Estranei. Quando è il momento di salpare, però, gli Estranei sferrano il loro attacco: l'azione è improvvisa e feroce, un susseguirsi di attacchi e di morti più o meno scenografiche. Ma è il finale che segna la svolta: mentre i sopravvissuti se ne vanno, i cadaveri rimasti ad Hardhome si rialzano come Non Morti in una svolta quasi da film horror, dimostrando come lo show riesca a mescolare più generi senza strafare. Chapeau.

La battaglia dei bastardi (6x09)

La struttura seriale di Game of Thrones ci ha abituati ad aspettarci molto dal nono episodio di ogni stagione, quello in cui generalmente si raggiunge il climax narrativo con gli eventi più importanti dell'intera stagione. Ma neanche i cinque anni precedenti sono serviti a prepararci a Battle of the Bastards, nono episodio della sesta stagione, durante il quale assistiamo alla battaglia più cinematografica della serie (finora, se non altro). Dal momento in cui i cavalieri delle due fazioni partono all'attacco all'arrivo provvidenziale dei cavalieri della Valle, passando per gli istanti angoscianti e claustrofobici in cui Jon Snow è schiacciato sotto il peso dei cadaveri di compagni e avversari, tutto fa pensare alle scene di un film di guerra.

È un momento di forte impatto anche perché la battaglia non viene seguita da lontano, da un punto di vista privilegiato che permetta allo spettatore di capire appieno cosa stia succedendo. Seguiamo tutto dal punto di vista di Jon Snow: anche noi siamo in mezzo alla battaglia e viviamo la stessa frenesia del protagonista, la stessa confusione adrenalica, lo stesso senso di smarrimento. E anche noi boccheggiamo e cerchiamo istintivamente aria nel vedere Jon che cerca di non finire travolto dalla pila di cadaveri. C'è qualche difetto dovuto al budget dello show (le comparse erano 500 e hanno dovuto molitplicarle digitalmente per rendere la portata effettiva della battaglia, che comunque risulta sempre di proporzioni un po' ridotte), ma è indubbiamente uno dei momenti più alti della serie, che ancora una volta dimostra come anche la televisione possa essere all'altezza del cinema. E ci sono voluti 25 giorni di riprese per girare dieci minuti di battaglia.