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House of Cards, Claire Underwood: il potere può essere donna?

Da compagna in ombra a Vice Presidente: i compromessi di Claire Underwood e la demonizzazione del ruolo della donna in House of Cards.

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Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Entra in scena nella sua casa, il suo regno, un corto taglio di capelli e un enigmatico sorriso. Di lei il marito Frank dice "la amo più di quanto gli squali amino il sangue", un'espressione lontana dall'emotività che generalmente intercorre tra marito e moglie. Claire Underwood, la peggiore benedizione di Francis (interpretata da una straordinaria Robin Wright) ci viene presentata in House of Cards in duplice veste, quella di moglie e alleata, compagna e complice, amata e amante. Un Giano bifronte a cui si accosta l'immagine del focolare ma allo stesso tempo una profetica metafora sanguinolenta, rendendo immediatamente manifesta la doppia natura di una donna destinata a cambiare non solo il volto della serie di cui è protagonista, ma anche il modo in cui la serialità televisiva ritrae la femminilità.

Il potere è donna

Di donne con un grande potere nelle mani sono pieni sia il grande che il piccolo schermo, eppure Claire Underwood sembra immediatamente riuscire ad uscire dalla massa, grazie ad una magistrale evoluzione nella scrittura unita all'algido sguardo della sua interprete, Robin Wright: nella prima stagione Claire è in seconda fila, ma già nella gestione della sua società e nel modo in cui tratta i suoi sottoposti è facile intravedere le braci di una donna di potere, che non aspetta altro che qualcuno soffi sul suo fuoco. Nell'ambiente lavorativo così come in quello domestico Claire appare costantemente frenata, una donna in potenza che House of Cards riesce a sconfiggere e a far rinascere attraverso il marito Frank (Kevin Spacey), che funziona principalmente da leva per ogni tipo di aspirazione della moglie.

Mai come nell'ultima stagione infatti l'egocentrico neo Presidente degli Stati Uniti si rende conto di non poter esistere senza la sua metà, e che per riuscire ha bisogno di guardare al di fuori di se stesso scoprendo un intero mondo nella donna che ha al suo fianco. Proprio il suo Giano, la moglie che ha sempre sottovalutato che finalmente ai suoi occhi cambia faccia diventando il suo vero braccio destro, l'espressione della sua conquista. Emblematica in questo senso la scena dell'annuncio della candidatura di Claire come Vice Presidente, in cui finalmente Frank abbandona le luci per rimanere all'ombra di una moglie che, per lui, ha sacrificato tutto di se stessa. Basta uno sguardo, un attimo, e la parabola di House of Cards è finalmente compiuta - ma dietro gli applausi, i sorrisi compiaciuti e i festeggiamenti si nasconde un'ombra piena di sangue.

Il futuro è qui

Dall'alleata che era nella prima stagione, Claire Underwood si trasforma lentamente in un vero e proprio demone, l'unico in grado di sussurrare all'orecchio di Frank ed arrivare ad essere un suo pari. Il personaggio di Robin Wright si fa così portatore dell'evoluzione più interessante tra i personaggi di House of Cards sia in termini di posizione sociale che di morale, che in Claire si assottiglia lentamente ad ogni compromesso che accetta: il sacrificio del proprio amante, l'accettazione dei tradimenti di Frank al solo scopo di controllare Zoe, la messa a nudo della sua vita privata (compresi i suoi tre aborti) ad un solo e unico scopo, il raggiungimento del potere.

Claire Underwood calpesta ogni valore che una qualsiasi altra donna terrebbe stretto al cuore - l'amore, la famiglia, perfino la maternità, l'ideale femminile più assoluto- riuscendo a muoversi sulla scacchiera come una vera e propria regina infine spogliata di ogni debolezza. Un comportamento apparentemente antifemminista, ma che finisce per compiersi come l'unica vera parabola femminista della serialità televisiva, quella di una donna che non ha paura di giocare al tavolo dei maschi e di sfruttare tutto ciò che ha in suo potere pur di arrivare a ciò che lei, davvero, desidera, al di fuori di ogni convenzione morale e sociale. In un mondo di uomini, Claire non appare solo come una moglie né tantomeno come una semplice donna di potere, ma come infine una di loro, che guadagna un posto tra i più grandi ed è in grado di dire la propria. Il prezzo da pagare è spaventoso e la demonizzazione del suo personaggio è spietata perché non sembra avere alcun limite: l'intervista in cui rivela e strumentalizza la violenza sessuale e l'aborto ne è la prova schiacciante. Le braci di Claire Underwood si sono infine trasformate in un fuoco, e a soffiarci sopra per accenderle è stata proprio lei, in un'autoaffermazione che troverà sicuramente compimento nella prossima stagione, in onda dal 31 maggio.