Il fascino rivoluzionario di Mr. Robot

Sin dalla sua uscita Mr. Robot ha ottenuto un sucesso strepitoso, merito dell'innegabile carico di fascino che porta con sé.

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Gli occhi stralunati; l'assenza, o quasi, di una qualsivoglia briciola di lucidità; una sola microscopica consapevolezza: far bruciare il mondo dei potenti. Basterebbe questa sommaria concentrazione di idee per capire cosa è Mr. Robot e perché sin dalla sua uscita si è imposto come una serie di successo, acclamata dalla critica ed amata dal suo pubblico. È bene subito specificare che è uno di quei prodotti con il suo pubblico, non universale, ma ben mirata, proprio perché ideologicamente e tematicamente ben centrata. Mr. Robot è osannata, e con la stessa intensità odiata, perché rivoluzionaria. Non tanto nell'ambito seriale, (le sue trovate in fin dei conti non sono veramente originali, dal rapporto diretto con lo spettatore all'impianto "alla Fight Club"), ma proprio nel senso politico del termine. Mette in scena una rivoluzione vera e propria, è una serie sovversiva che partendo dal basso attacca direttamente il potere e il suo sistema post-capitalista. Non a caso citavamo Fight Club, perché proprio negli intenti e nella percezione che ne deriva Mr. Robot si va a porre, nel nostro tempo contemporaneo, come successore spirituale dell'opera di Palahniuk e la trasposizione cinematografica di Fincher.

Hack Club

Mr. Robot è il Tyler Durden degli anni 2010, e come tale ovviamente non ha più l'obiettivo postmoderno di attacco alla società dei consumi, alla venerazione per l'Ikea, allo yuppie americano; non fa più dell'azione violenta, del vitalismo e dell'edonismo fine novecentesco il suo strumento di contro-risposta al reazionario maschilismo bellico dei Reagan e dei Bush.

Al contrario è chiuso nella sua stanzetta, in mezzo a cavi, schermi, litri di caffè e notti insonni per scrivere una "semplice" linea di codice. Un'atmosfera cyberpunk "realistica" che pone al centro del sistema gli smanettoni, che prende di mira i social network, e-banking, le IA, l'alienazione tecnologica vero male dei nostri tempi. Non ha spunti veramente originali, dobbiamo ammetterlo, ma riesce ad avere la stessa carica ideologica di un Fight Club perché parla del presente, del nostro presente, e lo fa qui e ora. Il romanzo, ma specialmente il film di Fincher, a cui insistentemente stiamo paragonando Mr. Robot ha una valenza altissima, un vero stato di culto, ma, proprio perché tale, è a noi lontano, in una sfera semantica astratta che non ce lo fa più vedere per il suo vero ed iniziale intento rivoluzionario, ma come capolavoro in sé, in un senso quasi esclusivamente artistico. Non perché abbia perso la sua forza o la sua valenza, per carità, semplicemente che visto oggi non ci riconosciamo fino in fondo, non assimiliamo il mondo di cui si parla al nostro, ci sembra un'azione obsoleta, come quella di un vecchio affiliato del partito comunista che ci parla di rivoluzione proletaria.

Il mondo, oggi

Il volto stralunato di Rami Malek, con la sua corporatura esile, il cappuccio tirato su, le sue manie sociopatiche, sono il nostro specchio, lo specchio di una società chiusa, isolata in miliardi di microcosmi personali interconnessi in una rete virtuale mondiale tramite estensioni tecnologiche del nostro corpo. Quando un'opera ci mostra il nostro vero nemico, quando riesce a centrare il momento presente è lì che porta una rivoluzione efficace, la sola possibile. Perché la storia ci ha insegnato che le grandi rivoluzioni, quelle idealistiche ed estese nel tempo, non possono funzionare, semplicemente perché non possono inseguire la rapidità del cambiamento, fino a ritrovarsi a lottare per qualcosa che non esiste più. Il mondo cambia e una rivoluzione invece rimane sempre la stessa; allora ecco che servono delle azioni meno grandiose, ma più mirate, utili unicamente nel loro tempo.

Il fascino rivoluzionario di Mr. Robot sta tutto qua, nella sua attualità, nel suo presentarci quel sottobosco underground degli hacker, Anonymous, kernel, musica elettronica, e psicofarmaci che solo noi possiamo veramente capire, perché solo noi viviamo. Fosse uscito quindici anni fa sarebbe probabilmente entrato in quel filone cyberpunk più fantascientifico, alla Blade Runner per capirsi; uscisse tra quindici o vent'anni, avrebbe l'effetto di una serie in maschera, di ricostruzione storica, alla Mad Man o perché no Downton Abbey. Avrebbe le sue qualità, ne sarebbe sicuramente riconosciuto il merito di una grande messa in scena, di interpretazioni magistrali di uno Slater o un Malek, così come di un'interessante sceneggiatura o regia. Ma sarebbe pressoché innocuo, o comunque percepito come tale. È qui oggi, che Mr. Robot può essere qualcosa di più straordinario, non solo un culto artistico, ma la rappresentazione di un problema reale, che ci tocca da vicinissimo, la sua demonizzazione, e il tentativo, nel suo piccolo, di sovvertirlo.