Jaime Lannister: lo Sterminatore di Re tra libri e serie tv

Un personaggio che nei libri evolve più di chiunque altro, ma che nella serie tv inciampa nella sua caratterizzazione. Un'occasione sprecata?

speciale Jaime Lannister: lo Sterminatore di Re tra libri e serie tv
Articolo a cura di

Ha ucciso il re che aveva giurato di proteggere; ha tentato di uccidere un bambino di sette anni, randendolo paralizzato dalla vita in giù; ha fatto massacrare gli uomini di Ned Stark senza apparente pietà. Alla fine del primo libro della saga de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, è difficile non odiare Jaime Lannister. Alla fine del terzo volume invece è impossibile non amarlo, perché quello dello Sterminatore di Re è forse il personaggio che più di tutti evolve nel corso dei romanzi, seguendo un vero e proprio percorso di redenzione. Lo stesso non si può dire per la sua trasposizione televisiva, che dalla quarta stagione ha avuto una caratterizzazione incerta e mai del tutto coerente con il personaggio e il materiale di partenza, finendo col rivestire il ruolo di macchietta priva di una vera e propria personalità e di fatto vanificando l'evoluzione del personaggio durante la terza stagione. Ripercorriamo quindi la storia di Jaime Lannister tra libri e serie tv, evidenziando somiglianze e (abissali) differenze.


L'immagine del perfetto villain

Conosciamo Jaime attraverso gli occhi di Jon, che lo descrive come un uomo bellissimo ed elegante, più simile all'immagine idealizzata di un sovrano rispetto al grasso e volgare Robert Baratheon. Dagli altri personaggi scopriamo che è una persona sleale e spregevole: è lui che scaraventa Bran giù da una torre dopo che quest'ultimo ha visto lui e Cersei nel bel mezzo di un amplesso, ed è sempre lui che guida i soldati della Guardia Reale contro Ned e i suoi uomini. L'onorevole Barristan Selmy e lo stesso Ned sembrano disprezzarlo per aver tradito re Aerys, uccidendolo dopo aver giurato di proteggerlo in qualità di cavaliere della guardia reale. E quindi da lettori non si può non esultare nel venire a sapere da Catelyn che Robb è riuscito a sconfiggerlo in battaglia e a farlo prigioniero. La serie televisiva segue fedelmente questi eventi, e Nikolaj Coster-Waldau si cala perfettamente nel ruolo del cavaliere bello e crudele, affascinante e insieme sgradevole. Ritroviamo Jaime alla fine del secondo libro della saga: Catelyn, straziata dal dolore alla notizia di aver perso Bran e Rickon per mano di Theon Greyjoy, decide di liberare Jaime dalla sua prigionia per usarlo come merce di scambio e ottenere indietro le due figlie.

La perdità dell'identità e il percorso di redenzione

Nel terzo libro iniziano così i capitoli narrati dal punto di vista di Jaime, ed è qui che tutto cambia: scopriamo infatti che ha infranto il suo giuramento e ucciso il suo re non per slealtà ma perché Aerys era intenzionato a radere al suolo tutta la città per dare all'usurpatore Robert Baratheon "nient'altro che cenere". Una verità che già di per sé scardina quelle che erano le nostre certezze sull'indole meschina del personaggio e che si accompagna a eventi che stravolgono completamente Jaime. Lo Sterminatore di Re infatti viene mutilato e privato della sua mano destra, la mano della spada. In questo modo Jaime non perde solo un arto: perde un'intera identità, perché ha costruito l'immagine di sé attorno al suo essere cavaliere. Inizia così un percorso identitario di redenzione, percorso che inizialmente ruota attorno a Brienne di Tarth, di colpo un punto cardine per questa evoluzione. Brienne è una donna ed è un cavaliere, ma nel suo essere donna è un cavaliere più nobile di Jaime: è testarda e ingenua, accecata da un ideale di nobiltà e cavalleria ben lontano dalla realtà, e lo scontro - verbale, fisico e ideologico - con un uomo come Jaime è inevitabile.

Tra i due non c'è fiducia, ma solo sospetto e disprezzo; eppure è Brienne a spronare Jaime a vivere nonostante la mutilazione, così come alla fine è Jaime a portarla in salvo, strappandola dalle grinfie di Vargo Hoat. Emerge a fatica, ma nello Sterminatore di Re c'è dell'onore: lo si capisce dai suoi ragionamenti, dalle sue azioni, dall'affetto che prova per Tyrion a dispetto di Cersei e Tywin, e dal modo in cui racconta di com'era costretto a pensare a Cersei per riuscire a non pensare alle azioni orribili che Aerys compiva davanti ai suoi occhi. La parabola di redenzione di Jaime si conclude ad Approdo del Re, quando dona a Brienne la spada Oathkeeper, con la richiesta di trovare e portare in salvo Sansa Stark, accusata di regicidio. Sono eventi che vengono narrati con una certa fedeltà anche nella serie televisiva, con un'unica - ma gigantesca - eccezione: il rapporto con Cersei.

La controversia dello stupro

Jaime è profondamente innamorato di Cersei, al punto da non essere mai stato con nessun'altra donna all'infuori della sorella (mentre lei, al contrario, si è sempre circondata di amanti, nonostante il suo amore per il fratello). Nei libri, Jaime ritorna ad Approdo del Re appena dopo la morte di Joffrey, non prima: dopo mesi di lontananza, ritrova la sorella nel Tempio di Baelor, intenta a vegliare sul figlio morto, e il desiderio vince su tutto il resto - sul posto sacro, sulle circostanze, sulla presenza di un cadavere accanto a loro. È un comportamento certamente amorale, ma è dettato dall'urgenza, dal bisogno fisico di stare con la donna che ama e che ha temuto di non rivedere più. È una scena che funziona perché è il primo incontro tra i due dopo molto tempo, e per questo stesso motivo nella serie tv risulta del tutto fuori posto. In Game of Thrones, Jaime torna a casa prima del matrimonio tra Joffrey e Margaery; vede Cersei in tutt'altra circostanza, settimane prima della morte di Joffrey, alla quale è presente. Non ha senso quindi che tenti un approccio appassionato e irruento mentre Cersei piange il figlio morto, e ha ancora meno senso che la scena passi dall'essere il rapporto consensuale che è nei libri all'essere uno stupro (anche se gli sceneggiatori hanno dichiarato che non era nelle loro intenzioni farlo percepire come tale). È una scena estremamente disturbante che stride con il personaggio di Jaime e con la sua evoluzione fino a questo punto. Ed è da questo momento in poi che Weiss e Benioff non riescono più a gestire il personaggio.

Rivelazioni mancanti

Nei libri, dopo quel primo incontro appassionato al tempio, il rapporto tra Cersei e Jaime si raffredda di colpo. Quando lui rifiuta le avances della sorella, Cersei gli riversa addosso bile e veleno, accusandolo di aver perso la sua virilità oltre che la mano destra. Quando poi Jaime insiste nel difendere Tyrion davanti a lei, sostenendo che il nano ha giurato di non aver ucciso Joffrey e che non gli mentirebbe mai, esattamente come Cersei, lei rincara la dose rivelandogli che sia lei che Tyrion gli hanno certamente mentito più volte. Nonostante questo, Jaime decide di liberare il fratello per salvarlo dal boia. Ma vengono a galla vecchi segreti e anche questo rapporto si incrina, al punto che Tyrion minaccia il fratello e gli rivela che Cersei ha sempre avuto altri amanti. Questa rivelazione, assente nella serie, sarà la chiave di volta per un'ulteriore evoluzione del personaggio: ossessionato dalla gelosia, nei libri si allontana da Cersei e arriva a rifiutarsi di rispondere alla richiesta di aiuto della sorella dopo che questa è stata imprigionata dall'Alto Septon.

Jaime Lannister nella serie: un'occasione sprecata?

Viene da domandarsi perché l'evoluzione di Jaime nella serie abbia invece subito una tale battuta di arresto, troncando a metà un percorso che lo rende uno dei personaggi meglio riusciti della saga creata da George R.R. Martin. Per quanto alcune deviazioni della serie dai libri siano inevitabili e in alcuni casi ben strutturate, con Jaime Lannister sembra quasi che gli sceneggiatori non abbiano saputo come svilupparlo al meglio, finendo con l'introdurre storyline ridicole come quella di Dorne, nella quinta stagione, e con il portare avanti una caratterizzazione contraddittoria, con un Jaime che ha ucciso un re perché minacciava di distruggere la città ma che ora segue fedelmente una regina che ha effettivamente raso al suolo una parte di Approdo del Re, uccidendo decine e decine di persone innocenti. Jaime Lannister sembra essere un'occasione sprecata, nonché la prova che dalla quarta stagione gli sceneggiatori hanno preferito concentrarsi più sulla spettacolarizzazione dello show che non sulla caratterizzazione dei suoi personaggi. Nell'ultimo episodio trasmesso, Spoils of War, abbiamo però avuto modo di ritrovare il Jaime Lannister della terza stagione, caratterizzato al meglio [ATTENZIONE SPOILER]: assiste al massacro del suo esercito per mano di Drogon, e il suo tentativo disperato di uccidere Daenerys non viene dal bisogno del regista di mantenere alta la tensione dello spettatore, ma dal chiaro istinto di Jaime di fare qualcosa per impedire che Dany scagli i suoi draghi anche su Approdo del Re compiendo così il volere ultimo di suo padre. È una scena in cui azione e introspezione si mescolano in maniera quasi perfetta, ma soprattutto è una scena che fa ancora sperare nell'evoluzione del personaggio.