Mr. Robot, i 5 motivi di un successo sorprendente

Dopo la recente vittoria agli Emmy e la fine della seconda stagione, riflettiamo su cosa ha reso la serie di Sam Esmail un piccolo grande fenomeno.

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Pochi si aspettavano, appena più di un anno fa, che Mr. Robot si rivelasse un programma intelligente, visionario e coinvolgente, capace di dominare conversazioni socio-culturali e trionfare ai Golden Globe (dove ha vinto i premi per la miglio serie e il miglior attore non protagonista) o agli Emmy (dove si è portato la casa il riconoscimento per il miglior attore protagonista). Dopotutto era programmato nel periodo estivo, tradizionalmente irrilevante per quanto concerne la serialità di un certo livello (per rendere l'idea, è lì che CBS ha piazzato Under the Dome, che tra l'altro condivide con Mr. Robot il regista del primo episodio, Niels Arden Oplev), e andava in onda su un canale il cui pedigree con i serial drammatici era abbastanza discutibile. Accantonato lo scetticismo iniziale, ora non ci resta che aspettare la terza stagione dello show, annunciata per il 2017. Nel frattempo, alla luce della recentissima conclusione della seconda annata e della già menzionata vittoria agli Emmy, vi raccontiamo quelli che, a nostro avviso, sono i cinque ingredienti principali che hanno reso Mr. Robot un appuntamento imprescindibile per gli appassionati di serie televisive.

Mondo hacker

A giocare in favore della serie è sicuramente stata, innanzitutto, l'attualità del suo contenuto. In una società dove internet e i social hanno un'importanza sempre maggiore, e le nostre comunicazioni private virtuali possono essere usate a fini illegali, era inevitabile che anche il cinema e la televisione si interessassero alla tematica, chi in modo serio (vedi film come Jason Bourne e l'imminente Snowden di Oliver Stone), chi solo nel tentativo di mantenere in vita un franchise catodico moribondo (vedi alla voce CSI: Cyber). Ponendosi come un thriller che soddisfa le regole di genere senza rinunciare a un discorso lucido e verosimile sul mondo in cui viviamo, Mr. Robot si distingue dal mucchio in quanto maggiormente aderente alla realtà, con tanto di reazioni entusiaste da parte di veri hackers.

Sam Esmail

Negli ultimi tre decenni si è imposta sempre di più, nella sfera televisiva, la figura dello showrunner, responsabile di tutta la gestione creativa di una serie e fondamentale soprattutto per quei prodotti che sono apertamente seriali e necessitano di un punto di vista forte e capace di guardare al futuro (per chi non lo sapesse, il più delle volte il declino qualitativo di una serie, che sia temporaneo o meno, può essere attribuito anche e soprattutto a un cambio di gestione dietro le quinte). Nel caso di Mr. Robot è particolarmente evidente e forte la firma del creatore Sam Esmail, il cui imprimatur autoriale è ulteriormente sottolineato nella seconda stagione, di cui ha diretto ogni singolo episodio oltre ad essere l'unico sceneggiatore accreditato per sette puntate su dodici (e questo senza tenere conto della regola non scritta in base alla quale lo showrunner riscrive almeno in parte tutti i copioni, a prescindere dai nomi menzionati nei credits). Se la serie dovesse davvero arrivare alle cinque stagioni auspicate, cosa di cui è difficile dubitare attualmente, ci auguriamo che Esmail non venga estromesso prima della fine.

Rami Malek

Con la sua aria permanentemente stralunata ha regalato performance memorabili in film come The Master e Short Term 12, per non parlare dell'acclamata miniserie HBO The Pacific. Ma la vera consacrazione per l'attore losangelino è arrivata proprio con Mr. Robot, dove il suo volto caratteristico diventa il contenitore perfetto dei turbamenti psichici di Elliot Alderson, l'antieroe intrappolato in uno scenario da incubo di cui è parzialmente responsabile. Nel corso della prima stagione è stato al centro di un'evoluzione a dir poco impressionante, che non è passata inosservata: il 18 settembre di quest'anno ha vinto l'Emmy come miglior protagonista di una serie drammatica, sbaragliando una concorrenza di tutto rispetto che includeva Bob Odenkirk (Better Call Saul), Kevin Spacey (House of Cards) e Liev Schreiber (Ray Donovan). E con il suo discorso di ringraziamento, aperto con un'allusione alla natura parzialmente allucinatoria dello show, ci ha ricordato subito perché tale riconoscimento fosse pienamente meritato.

Christian Slater

Della serie "pane al pane e vino al vino": quando il sottoscritto è venuto a sapere che il ruolo dell'individuo noto come "Mr. Robot" era stato affidato a Christian Slater, qualche dubbio sulla longevità dello show si è manifestata, dato che il protagonista di Una vita al massimo ha avuto la sfortuna, negli ultimi anni, di recitare in programmi che sono stati cancellati dopo una sola stagione. Per fortuna tale fenomeno non si è ripetuto in questa sede, il che ci permette tuttora di ammirare il lavoro di Slater in tandem con Malek, nei panni di un "antagonista" - le virgolette sono obbligatorie - carismatico e terrificante, il cui fascino è aumentato esponenzialmente al termine della prima annata grazie ad una rivelazione che ha consentito a Mr. Robot di esplorare territori inediti ed affascinanti. Si porterà nuovamente a casa un Golden Globe come miglior non protagonista tra qualche mese? Ai membri della Hollywood Foreign Press Association l'ardua sentenza...

Il coraggio di un network

Per anni il marchio di fabbrica del canale televisivo USA è stato il filone delle serie procedurali caratterizzate da un tocco comico un po' bislacco, con esempi famosi come Monk, White Collar, Psych e le ultime stagioni di Law & Order: Criminal Intent (l'ingresso nella serie di Jeff Goldblum ebbe luogo un anno dopo il passaggio da NBC a USA). Già nel 2013 c'era stato un passo in una direzione diversa con Suits, un legal drama dai toni più seri, ma la svolta è avvenuta con Mr. Robot, un programma riconosciuto dai dirigenti del network come qualcosa che avrebbe potuto sfidare i preconcetti sul brand del canale. E così è stato, al punto che per una nuova generazione di appassionati di televisione il marchio USA sarà verosimilmente associato prima alla creatura di Esmail piuttosto che alle indagini idiosincratiche di Adrian Monk.