Perché Mozart In The Jungle vi farà innamorare della musica classica

È possibile appassionarsi di Bach e Beethoven grazie ad una serie TV? Certo, a patto che questa sia Mozart In The Jungle

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Articolo a cura di
Natale Ciappina Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com'è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.

Mozart in the Jungle è la serie TV che forse meglio di tutte rappresenta, insieme a Transparent, il leitmotiv che lega ogni produzione televisiva targata Amazon Studios: comedy dalla durata non superiore di trenta minuti, dallo stile molto elegante, con tanti sorrisi, poche risate grasse e, soprattutto, un livello qualitativo decisamente sopra la media. Dopo due stagioni, contraddistinte dal successo di pubblico e critica (e coronate da due Golden Globe, per la miglior comedy e per il miglior attore in una comedy, premio questo conferito al protagonista Gael Garcia Bernal), Mozart in the Jungle si appresta a tornare con la sua terza stagione, ambientata per buona parte nel Bel Paese, e programmata per il 9 dicembre momentaneamente solo per gli abbonati al servizio di Amazon Prime Video, ad oggi non disponibile in Italia; non disperate però, visto che con ogni probabilità questa nuova stagione, come anche le precedenti, verrà trasmessa dalle nostre parti da Sky Atlantic, presumibilmente in estate. Ma perché parliamo di "eleganza" delle serie TV di Amazon, incarnata soprattutto da Mozart in the Jungle? È presto detto: il telefilm vede come protagonista Rodrigo, giovane maestro di musica classica dai modi eccentrici (interpretato appunto da Gael Garcia Bernal, noto agli amanti del grande schermo soprattutto per aver recitato nelle prime pellicole di Cuarón e Iñárritu), alle prese con le vicende della fantomatica New York Symphony Orchestra da lui diretta. Cosa c'è di più elegante di una serie TV sulla musica classica? Poco altro, ma questo non è assolutamente l'unico motivo per cui Mozart in the Jungle vi farà innamorare di questo genere musicale.


Classica sì, ma non per questo noiosa

Il telefilm si rifà a Mozart in the Jungle: Sex, drugs and classical music, libro scritto dall'oboista Blair Tindall in cui racconta della propria carriera professionale in quel di New York, dove ha avuto modo sì di confrontarsi con musicisti di altissimo spessore, ma anche di rapportarsi, sempre con questi ultimi, in altri frangenti; il come è facilmente intuibile, sia dal titolo del libro che da certi contenuti della serie TV. In tal senso il Mozart In the Jungle seriale riesce ad incarnare alla perfezione lo spirito della musica classica: un qualcosa di maestoso e solenne, ma contemporaneamente anche pieno di vitalità e di esuberanza.

Perché la musica, a tutto tondo, è splendida

Fra tutti, il merito più grande che ha Mozart In the Jungle è quello di riuscire a far appassionare alla musica classica chiunque, anche gli appassionati di generi completamente diversi che mai si sono affacciati a questo tipo di musica. Ciò è dovuto principalmente al fatto che, durante l'incedere degli episodi, non viene mai fatto presente allo spettatore quel lato per certi versi borioso di questo genere musicale: piuttosto ne vengono narrati, meravigliosamente, i lati positivi. Che sono tantissimi, ma che in pochi sono riusciti a raccontare nella filmografia degli ultimi anni. Come ad esempio la passione e la dedizione di chi questa musica la vive giorno per giorno, o più semplicemente mettendo in sottofondo un componimento di Ludwig quando uno dei protagonisti si desta al mattino, o un altro di Mozart per descrivere una scena briosa. Non è però un semplice sottofondo, quanto una valorizzazione della musica, da intendersi a tutto tondo, soprattutto considerando che poi, a conti fatti, la colonna sonora del telefilm non è composta solo da overtures et similia, ma anche da brani di artisti contemporanei (Phoenix e Daft Punk, giusto per fare qualche nome).

Gli aneddoti sui grandi maestri del passato

La musica classica, per com'è raccontata in questa serie TV, riesce a catturare anche lo spettatore meno ricettivo grazie poi all'umanizzazione dei grandi interpreti del genere - che sono praticamente tutti di più di un secolo fa, e dunque sempre rappresentati, nell'immaginario collettivo, con quei parrucconi bianchi che esprimono serietà da tutti i pori. Ciò nonostante, Mozart In The Jungle riesce, appunto, ad umanizzare queste figure storiche attraverso un simpatico espediente: spesso il nostro Rodrigo si troverà ad avere dei colloqui immaginari con i grandi maestri del passato, dove verranno fuori vari aneddoti sulla vita di questi ultimi. Alcuni noti, come la perdita di udito di Beethoven o la morte in miseria di Mozart, altri meno, come ad esempio la paranoica fissazione di Bach nel far sì che qualunque suono fosse con la giusta cadenza, anche nelle situazioni più assurde.

Perché, diciamocelo, ascoltare la musica classica fa figo

Sentire l'ultimo album di Aphex Twin rappresenta senza dubbio una scelta non banale, per certi versi anche raffinata. Ma ascoltare la Nona sinfonia di Beethoven? Tutto un altro discorso, non c'è dubbio; poi sì, apprezzarla fino in fondo è sicuramente diverso, ma Mozart In The Jungle, ed in questo risiede il suo pregio più grande, può dare a chiunque, anche a chi non ama la musica in generale, quell'input ad aprirsi alla musica classica, in un modo fresco e mai noioso, riuscendo dove altri prodotti, anche non televisivi, hanno fallito.