Pochi ne parlano: 8 serie di Netflix che meritano maggiore attenzione

Sulla piattaforma di streaming sono disponibili tantissimi programmi, alcuni dei quali passano per lo più inosservati. Ecco cosa recuperare.

speciale Pochi ne parlano:  8 serie di Netflix che meritano maggiore attenzione
Articolo a cura di

Sono passati più di tre anni da quando Netflix si è ufficialmente lanciato nella produzione di serie TV originali con il debutto di House of Cards, seguito a ruota da Hemlock Grove, Orange Is the New Black e il revival di Arrested Development. Da allora il gigante dello streaming, disponibile in 190 paesi nel mondo intero, è diventato una macchina produttiva inarrestabile, con un'offerta di all'incirca 126 prodotti seriali - sia novità che rinnovi - solo quest'anno. È quindi facile perdersi nell'oceano di proposte, dalle quali tendono ad emergere solo determinati titoli "forti", tra cui i già citati House of Cards e Orange Is the New Black, l'animato BoJack Horseman e i supereroistici Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage. Abbiamo pertanto deciso di consigliare alcune serie meno pubblicizzate, ma non per questo meno meritevoli.

Club de Cuervos (2015)

Un anno prima che arrivasse sui nostri schermi il deludente Marseille, Netflix aveva già puntato sulla realizzazione di un programma interamente recitato in una lingua diversa dall'inglese. Ambientato in un paesino fittizio in Messico, Club de Cuervos è perfettamente indicativo delle ambizioni internazionali della piattaforma di streaming, poiché parla di un argomento - il calcio - che al pubblico statunitense interessa notoriamente poco. Sorretto da una scrittura al fulmicotone e due strepitose performance centrali, il serial sportivo è in realtà un duello fraterno che giustifica il paragone usato da uno degli autori per promuovere lo show: Il trono di spade in ambito calcistico. Si ride dall'inizio alla fine, senza mai imbattersi in stereotipi latinoamericani di alcun genere. La seconda stagione debutterà il 9 dicembre.

Master of None (2015)

Per la maggior parte degli spettatori è Tom Haverford in Parks and Recreation, o uno dei comprimari in film come Funny People o I Love You, Man. Parliamo di Aziz Ansari, attore statunitense di origine indiana che un mese fa si è portato a casa l'Emmy per la migliore sceneggiatura di una serie comica. La serie in questione è Master of None, programma spudoratamente autobiografico dove Ansari mette a nudo le difficoltà della vita a New York, tra frustrazioni lavorative e delusioni sentimentali. Particolarmente pertinente, considerando il background etnico del protagonista, il discorso - spassosissimo ma al contempo scioccante - sull'uso delle minoranze nel cinema e nella televisione, un tema spinoso affrontato con il giusto equilibrio tra denuncia e farsa da una presenza comica non trascurabile.

W/Bob & David (2015)

Prima di essere Saul Goodman, Bob Odenkirk si è affermato prima come sceneggiatore (la sua esperienza nel mondo di Saturday Night Live portò alla creazione di Matt Foley, celebre personaggio interpretato dal compianto Chris Farley) e poi come comico, in particolare nel programma di culto Mr. Show with Bob and David, ideato insieme a David Cross (Tobias Fünke in Arrested Development) e in onda su HBO dal 1995 al 1998. Il nuovo programma - con un titolo diverso per motivi legali - è altrettanto folle e spassoso, con la stessa squadra (incluso Tom Kenny, la voce inglese di SpongeBob) al servizio di una sequela di sketch intelligenti ed esilaranti. La prima stagione è composta da quattro episodi di mezz'ora circa, più uno speciale di un'ora sulla realizzazione dello show. Altre puntate sono in cantiere, ma dipendono dagli impegni di Odenkirk, vincolato dal suo contratto per Better Call Saul.

F Is for Family (2015)

Chi guarda regolarmente i comedy specials di Netflix si sarà imbattuto nel comico americano Bill Burr, noto per il suo stile cinico e bombastico. Due caratteristiche che emergono con prepotenza nei sei episodi di F Is for Family, sitcom animata autobiografica che trae ispirazione dall'infanzia del suo autore/protagonista (Burr doppia il patriarca Frank Murphy) negli anni Settanta. Un'epoca dove il politicamente scorretto dilagava anche in famiglia, un elemento sul quale Burr ritorna costantemente con una cattiveria satirica impareggiabile. Da notare anche i suoi coprotagonisti nella versione originale: Laura Dern, Justin Long e Sam Rockwell. È stata confermata una seconda stagione, ancora senza data d'uscita.

Chelsea Does (2016) e Chelsea (2016)

Il suo stile non è per tutti, ma Chelsea Handler ha delle cose molto interessanti da dire. Grazie a un accordo esclusivo con Netflix ha portato il suo brand di comicità prima nella miniserie documentaria Chelsea Does, con quattro episodi che esplorano altrettante tematiche (il matrimonio, Silicon Valley, il razzismo e la droga), e poi nel talk show Chelsea, in onda tre volte a settimana (mercoledì, giovedì e venerdì). Quest'ultimo trae vantaggio dall'ambizione globale di Netflix, con segmenti filmati all'estero e discussioni/ospiti non per forza in relazione con gli Stati Uniti. Inevitabilmente alcuni dei partecipanti provengono anch'essi dalla "famiglia" dello streaming, a volte con risultati esilaranti: il celebre spoiler legato alla seconda stagione di Narcos è stato menzionato per la prima volta proprio in un episodio di Chelsea, anticipando l'annuncio ufficiale di Netflix di qualche ora.

Netflix Presents: The Characters (2016)

Ad oggi, forse, il programma originale più bislacco e sperimentale di Netflix, un ibrido tra la serialità e la tradizione dei comedy specials che spopolano sulla piattaforma. Ciascuno degli otto episodi, infatti, è dominato da un comico in ascesa che ha carta bianca per ostentare le proprie abilità nel creare battute e personaggi. Sono volti relativamente nuovi (forse qualcuno riconoscerà Lauren Lapkus, che ha recitato in Orange Is the New Black e Jurassic World), ma molto promettenti, che approfittano pienamente della libertà concessa da Netflix per farsi notare nel migliore dei modi. Notevole soprattutto il quinto episodio con protagonista Natasha Rothwell, che in una scena interpreta una barbona che riesce a farsi dare soldi in metropolitana minacciando di svelare tutto quello che accadrà nelle stagioni future de Il trono di spade.

Lady Dynamite (2016)

Un problema che hanno alcune sitcom dove il creatore/protagonista interpreta se stesso, come nel caso di Whitney e Mulaney, è che cercano di seguire il modello di Seinfeld senza esplorare una strada propria. Un ostacolo che Lady Dynamite riesce a superare mettendo a nudo le idiosincrasie della sua autrice Maria Bamford, apertamente bipolare e al centro di storie deliziosamente folli dove realtà e finzione si scontrano in modo imprevedibile e divertente. Per i cinefili è particolarmente spassoso il cane "parlante" di Maria, con una voce che imita quella di Werner Herzog. La seconda stagione, annunciata tre mesi fa, dovrebbe arrivare nel 2017.

Easy (2016)

A inizio anno ha attirato molta attenzione Love, la serie comico-drammatica creata e prodotta da Judd Apatow che esplora le diverse complicazioni dei rapporti amorosi nell'America di oggi. Tra i registi della prima stagione c'è il cineasta indipendente Joe Swanberg, che il mese scorso ha portato la sua sensibilità molto particolare su Netflix con Easy, un ritratto semi-antologico e sincero dei rapporti di coppia veicolati principalmente attraverso il sesso. Spassoso e al contempo profondo, lo show permette a varie celebrità di prestarsi al gioco esplicito di Swanberg, con una menzione speciale per Orlando Bloom e Malin Akerman nei panni di due coniugi che decidono di darsi al sesso a tre per ravvivare la loro relazione.