Speciale Quando non erano famosi

Un viaggio alla scoperta di attori oggi conosciutissimi come Benedict Cumberbatch, Simon Pegg, Tom Hiddleston e non solo con l'introduzione ad alcuni progetti televisivi precedenti al successo.

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Il passato è importante per chiunque, a maggior ragione per un attore giacché la carriera degli albori rimane immortalata per sempre in immagini per il piacere di spettatori in ogni angolo del globo. Proprio per questo vogliamo farvi riscoprire alcune delle serie che videro protagonisti star in ascesa, ad oggi più o meno famose: da Martin Freeman a Benedict Cumberbatch, da Ruth Wilson a Tom Hiddleston, da Matthew Goode a Matthew Rhys, solo per citarne i più rappresentativi. Un viaggio che ci accompagna nel passato storico / letterario britannico, con ben tre serie in costume (Death Comes to Pemberley, Jane Eyre e The Hollow Crown), senza dimenticare una produzione narrativamente comico-fantastica d'ambientazione contemporanea quale Boy meets girls.

Boy meets girls

Danny è il commesso di un supermercato che vive in uno stato di isolamento nel quale rimane costantemente informato sulla tragedie e i fatti inspiegabili che avvengono ogni giorno nel mondo. Un vero e proprio complottista che, per pagare il debito con uno strozzino, accetta di compiere un furto. Durante il crimine l'uomo rimane vittima di un incidente avente a che fare con l'elettricità, in compagnia della giornalista Veronica, trovatasi nello stesso luogo apparentemente per caso. Danny si risveglia in ospedale ma scopre di trovarsi ora nel corpo della donna, mentre quest'ultima (che ha perso in parte la memoria) è ora nel suo. E se il primo con la nuova identità cerca di trovare il suo reale "involucro" la seconda si muove nel corpo di Danny vivendo di elemosine: l'unico modo per ritornare entrambi alle proprie vite sarà quello di incontrarsi per architettare una possibile soluzione.
Un anno prima della consacrazione televisiva di Sherlock, Martin Freeman è protagonista di Boy meets girls, miniserie in quattro episodi scritta da David Allison e diretta da Alrick Riley. Il tema dello scambio di identità tra un uomo e una donna per cause inspiegabili / sovrannaturali è stato spesso sfruttato, con alterni risultati, dal mondo del cinema e non è certo semplice raccontare qualcosa di nuovo. La narrazione qui però si avvale delle ottime caratterizzazioni dei personaggi che, diametralmente opposti, si trovano dopo l'evento scaturente a vivere in corpi e realtà loro sconosciute, dando vita ad una verve comica non banale e piacevolmente frenetica. Da sottolineare la performance di Rachael Stirling (Centurion, Biancaneve e il cacciatore) che ha una presenza magnetica e autoironica che buca lo schermo con proverbiale efficacia.

Death comes to Pemberley

Nell'ottobre del 1803 Fitzwilliam Darcy e sua moglie Elizabeth stanno organizzando una festa. Poco prima dell'evento due serve giurano di aver visto nella foresta, adiacente la magione, il fantasma della signorina Relley, figura che aleggia nelle leggende popolari. Qualche ora dopo però anche Elizabeth incappa in una misteriosa donna che sembra svanire nel nulla, forse un presagio nefasto a quello che dovrà accadere. Tra gli invitati alla cerimonia vi sono infatti anche George Wickham e il Capitano Denny che, dopo aver avuto un'accesa discussione sulla carrozza nella quale viaggiavano, spariscono nella boscaglia. Susseguentemente viene udito il rumore di uno sparo e Darcy e gli altri gentiluomini che erano con lui ritrovano il cadavere di Denny: l'unico sospettato è proprio Wickham, fratellastro di Fitzwilliam, che viene mandato a processo per omicidio.
Nel 2013 la scrittrice e baronessa Phyllis Dorothy James, meglio conosciuta come P.D. James, dà alle stampe Death Comes to Pemberley, romanzo che riprende le vicende di Orgoglio e pregiudizio narrandone un continuo di stampo mystery ambientato sei anni dopo il classico di Jane Austen. La BBC, visto il grande successo letterario, decide di realizzare quasi istantaneamente una miniserie in tre episodi per il piccolo schermo, affidandosi ad un cast di sicuro richiamo. Nei panni dei personaggi principali troviamo infatti attori del calibro di Matthew Rhys, Anna Maxwell Martin, Jenna Coleman e Matthew Goode, diretti dal Daniel Percival della recente e apprezzata The man in the high castle. La produzione, come spesso nel Regno Unito, spicca per un eleganza stilistica di gran fascino, con costumi e ambientazioni suggestivi, ben catturati dalla regia che riesce a creare sequenze di grande impatto visivo. Il racconto si muove su una serie di intrighi, passionali e non, che flirtano anche col fantastico introducendo la figura del misterioso fantasma femminile, riuscendo a incuriosire tra colpi di scena e passioni amorose nelle tre ore di visione complessiva.

The Hollow Crown

Le opere di William Shakespeare sono state adattate innumerevoli volte sia sul grande che sul piccolo schermo. L'operazione messa in campo dalla BBC nel 2012 è però di quelle da ricordare: l'emittente britannica ha infatti realizzato con The Hollow Crown, ovvero una trasposizione pressoché integrale della quadrilogia dell'Enrieide, comprendente il Riccardo II, le due parti dell'Enrico IV ed Enrico V, in quattro episodi "lunghi" (di durata abbondantemente superiore alle due ore) recitati in un inglese pressoché arcaico. Grande successo di pubblico in patria (tanto da ritornare nei primi mesi dell'anno a venire con altre tre puntate già annunciate), questa trasposizione televisiva in quattro episodi ha visto la presenza di tre registi diversi (Richard Eyre, Rupert Goold, Thea Sharrock) e il dispiegamento di un cast delle grandissime occasioni: Tom Hiddleston, Jeremy Irons, Benedict Cumberbatch, Patrick Stewart, Geraldine Chaplin, James Purefoy, Rory Kinnear, John Hurt, Iain Glein, Ben Whishaw, Lambert Wilson, Judi Dench e Sally Hawkins, per citare solo i volti più conosciuti di un roster attoriale da applausi a scena aperta. Al resto pensa il classico stile BBC, elegante e sontuoso, in grado di catturare appieno quell'aura epica di una pagina storica fondamentale della Nazione, filtrata originariamente dalla letteratura attraverso il destino di diversi personaggi cardine. Costumi, ambientazioni e interpretazioni dal potente magnetismo trascinano in una visione appassionante e appassionata che han ben poco da invidiare alle produzioni per il grande schermo.

Jane Eyre

Diventata in tempi recenti un volto conosciuto al grande pubblico grazie alla vittoria del Golden Globe come miglior attrice drammatica per la sua interpretazione nell'acclamata The Affair, Ruth Wilson esordisce davanti alla macchina da presa nel 2006 con l'ennesima trasposizione di Jane Eyre, classico della letteratura inglese di Charlotte Brontë. Produzione BBC in quattro puntate diretta da Susanna White (allora appena reduce dal successo di un'altra serie di culto quale Bleak House), questa nuova versione del romanzo è anche una delle più fedeli dal punto di vista narrativo, ripercorrendo per filo e per segno il percorso della bella e tormentata protagonista. Dall'infanzia nella quale, da orfana che vive con la zia, viene mandata dalla parente in una scuola di carità, sino alla giovinezza e al nuovo lavoro di istitutrice a Thornfield Hall, dove si innamora del signor Rochester, il racconto ha sua una forza primigenia e istintiva che coglie al meglio le sfumature attoriali dei due amanti (ottimo anche Toby Stephens) riportando alla luce le ispirate emozioni dell'opera originaria, rendendo credibile e appagante la rappresentazione delle campagne inglesi, ben catturate in immagini grazie anche all'efficace fotografia, abile a gestire sia le numerose scene nebbiose che quelle notturne.