Ritorno a Twin Peaks: l'agente Cooper come Ulisse nella mitologia di David Lynch

Fra gufi, stanze rosse e intuizioni geniali: la mitologia in Twin Peaks 25 anni dopo, ovvero come Dale Cooper diventò Ulisse.

speciale Ritorno a Twin Peaks: l'agente Cooper come Ulisse nella mitologia di David Lynch
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Nell'esatto istante in cui l'acqua ha restituito alla riva il corpo senza vita di Laura Palmer, avvolto dalla plastica, l'equilibrio della piccola cittadina di Twin Peaks è stato stravolto. È stato rimescolato, centrifugato, capovolto, allo stesso modo è accaduto alla serialità e alla carriera di David Lynch, che in nome di una nuova era televisiva ha pescato a piene mani dal mito classico per crearne uno del tutto nuovo - che ancora oggi non accenna ad invecchiare e mai lo farà. Questo perché la serie della ABC, andata in onda per la prima volta nel 1990, avanti nella forma di alcuni decenni rispetto alla concorrenza, ha tutti gli elementi di una storia mitologica senza tempo. Rispetto a una qualsiasi struttura classicheggiante, il regista (insieme al collega e amico Mark Frost) ha invertito le modalità del racconto, non è partito dal passato ("C'era una volta...", "Tanto tempo fa...") per spiegare il presente, ha fatto esattamente il contrario, iniziando un'indagine a ritroso insieme al suo pubblico; al di là di questo stratagemma narrativo però, tutto il resto si può paragonare a un qualsiasi poema intriso di miti e leggende, e in questo articolo andiamo a scoprire perché. All'autore di Blue Velvet sono serviti 37 minuti e 29 secondi per costruire le fondamenta della sua opera, utili a sorreggere tutto ciò che è arrivato dopo. Parliamo del momento esatto in cui termina la prima scena con l'agente speciale Dale Cooper e sullo schermo appare questo cartello: due cime gemelle innevate, stilizzate, e la scritta Benvenuti a Twin Peaks, popolazione 51.201.

Welcome to Twin Peaks

In tutto questo tempo abbiamo avuto una panoramica generale del luogo che ci ospiterà fino alla fine degli eventi, quell'ambiente fantastico e fittizio obbligatorio in ogni storia mitologica che si rispetti, abbiamo incontrato alcuni dei personaggi che lo abitano, soprattuto abbiamo assistito all'entrata in scena dell'eroe. La morte di Laura Palmer è infatti l'evento scatenante che porta Cooper a Twin Peaks, che come ogni grande paladino inizia un suo personalissimo viaggio all'interno di un mondo straordinario. Un mondo ricco di misteriosi substrati reali, l'universo di Leo Johnson, di Ben Horne, di Jean Renault, solo per ricordarne alcuni, così come diversi substrati mentali, i sogni, le visioni, la camera rossa. Nell'ultimo episodio della serie invece, come accade anche a illustri colleghi come Dante nella Divina Commedia, Enea, Ulisse, anche Cooper ha il difficile compito di visitare la terra dei morti. L'agente speciale ha dalla sua parte la conoscenza, l'intelligenza, l'esperienza e l'autorità, in termini pratici potrebbe quasi essere considerato un Dio, incaricato di riportare la legge e l'ordine in un luogo in cui esiste solo il caos. Soltanto lui sa come muovere ogni pedina del gioco, dopo poche ore nella cittadina ha già riscritto da zero l'autopsia del medico legale sul corpo di Laura, trovando insoliti e macabri dettagli.

Dale Cooper al di sopra di tutto

Sembra dunque invincibile, onnisciente e immortale, non a caso Lynch e Frost gli mettono accanto lo sceriffo Truman, un uomo semplice, un popolano, il cui cognome ricorda l'espressione inglese true-man, "un-vero-uomo", dunque qualcuno di fallibile e corruttibile, che possa avvicinare all'umanità il divino Cooper. Il buon vecchio Dale possiede anche una superiorità morale tipica di tanti miti della letteratura e della cultura pop americana, basti pensare a Batman per esempio, e come loro ha un rapporto particolare con la sessualità e il sesso opposto, proprio come una divinità. Inizialmente questa asessualità è sottolineata dal rapporto virtuale che Cooper ha con Diane, sua ipotetica collega all'FBI, con cui si interfaccia soltanto attraverso il suo mitico registratore audio. Nel corso della serie le cose cambiano parzialmente, salta fuori una vecchia storia d'amore passata, poi lo stesso eroe compie un percorso di umanizzazione e viene assorbito completamente dall'ambiente, flirtando con diversi personaggi femminili prima che tutto si stabilizzi e torni come prima.

Nessun eroe però è tale senza un villain alla propria altezza: questo è il momento in cui entra in scena Bob, il cancro di Twin Peaks, un essere sovrannaturale in grado di possedere i corpi altrui e comandare le menti. Ogni disastro che avviene nella cittadina, o quasi, è generato dal suo istinto violento, che si rifà direttamente alla mitologia indiana. In molte opere dell'era elisabettiana, gli indiani d'America sono descritti come esseri vuoti, senza umanità, "né umani né terrestri". La pratica della possessione è tipica proprio della cultura indiana, inoltre Bob ama far del male ai suoi "ospiti" urtando violentemente le loro teste, facendole sanguinare dalla fronte, celebrando così il rituale selvaggio dello scalpo. Accade con Leland Palmer durante l'interrogatorio, avviene con lo stesso Dale Cooper qualche secondo prima dei titoli di coda che chiudono l'intera serie. Il fatto che Bob sia un indiano malvagio è confermato anche dal suo opposto, il vice sceriffo Hawk, che non solo bilancia l'universo con il suo animo puro, conferma più volte nel corso della serie che la loggia bianca e la loggia nera fanno parte della mitologia del suo popolo. Questo ci conduce dritti nella celebre stanza rossa, uno dei simboli cardine di Twin Peaks.

Bianco e nero

All'interno di questo luogo surreale ed extra-dimensionale si collegano le due logge, la nera contiene onde malvagie, oscure, violente, la bianca pace e serenità. Due territori contrari, opposti, che nonostante tutto si completano a vicenda, come Yin e Yang. Il sospetto sia che la loggia nera abbia sopraffatto quella bianca, considerata da Windom Earle, altro personaggio chiave della serie, l'autentico paradiso dell'Eden; un ricordo ormai lontano, in un mondo dominato dall'odio e dall'aggressività, dove il fuoco cammina con noi come elemento distruttore. L'agente Cooper, in nome della verità, sfida la pazzia pur di visitare le logge, esattamente come fa Ulisse pur di raggiungere le sue destinazioni. Al suo ritorno i racconti straordinari che gli escono dalla bocca vengono accolti con stupore e incredulità, esattamente come succede al personaggio di Kyle MacLachlan quando riferisce delle sue allucinate visioni. Lo sceriffo Truman è talmente spaesato di fronte alla storia dell'esistenza di Bob (come lo sarebbe un qualsiasi true-man) che Cooper gli dice: "È più facile credere che un padre abbia violentato e ucciso sua figlia?". Arriva così un altro simbolo cardine della mitologia di Twin Peaks, a rendere ancora più affascinanti le cose: il gufo. "I gufi non sono mai quello che sembrano", ripete più volte il gigante, perché non tutto quello che vediamo corrisponde poi alla verità. Inoltre nell'universo della serie i gufi in quanto animali sembrano essere spie delle logge, degli osservatori e dei messaggeri, e non uccelli di sventura come diverse tradizioni popolari credono. Non sono dunque, per l'ennesima volta, ciò che sembrano.

La profezia di Ulisse

Il legame ultimo con Ulisse, che forse eleva più di ogni altra cosa il genio di David Lynch, riguarda però ciò che l'eroe di Omero si sente dire dall'oracolo. Andando verso Troia, il nostro protagonista sarebbe riuscito a tornare a casa soltanto dopo 20 anni, questa la nefasta premonizione, che inoltre metteva in guardia Ulisse in merito a una vita di stenti e di miseria. In Twin Peaks l'oracolo non è altro che la stessa Laura Palmer, che nell'ultimo episodio della serie apostrofa Cooper con una folle promessa: "Ci rivedremo tra 25 anni". Il 21 maggio 2017, esattamente a 25 anni dall'ultimo episodio della seconda stagione, la serie torna davvero sul piccolo schermo, con gran parte del cast originale. Il suo autore ha probabilmente architettato tutto sin dall'inizio, non soltanto per la frase esplicita di Laura, anche per il finale-non-finale dell'intera serie, che ha lasciato tutto sospeso. Non sappiamo nulla di cosa sia successo dopo la testata allo specchio di Cooper, con Bob che se la ride dall'altro lato del vetro. Il vero viaggio dell'eroe è forse iniziato soltanto durante quegli ultimi frame, sotto una nuova luce, una nuova forma, ma con il medesimo nemico malvagio da sopraffare. Lynch potrebbe non aver sovvertito niente, partendo effettivamente dal passato per portarci al presente, come ogni grande storia mitologica fa dall'alba dei tempi. Presto sapremo dunque la verità, saremo faccia a faccia con il reale epilogo di un'avventura epica lunga 27 anni, una delle più longeve di sempre, che come tutte le altre è iniziata con "Tanto tempo fa...".