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Sense 8: le emozioni attraverso la tecnica delle sorelle Wachowski

Sense8 è la dichiarazione di poetica delle sorelle Wachowski, l'opera che riassume le caratteristiche delle registe e ci regala un racconto sulle emozioni.

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Considerare Sense8 una semplice serie televisiva (e di televisivo c'è veramente poco, dalla realizzazione, sublime, al mezzo di trasmissione, Netflix) è qualcosa di terribilmente limitante. Sense8 non è solo un prodotto seriale, è una dichiarazione di poetica delle sorelle Wachowski. Guardandolo non ci troviamo di fronte ad un'opera di intrattenimento, anzi, pensandoci non ci troviamo proprio davanti ad un'opera, a qualcosa di materiale, di posticcio. Siamo invece testimoni della più profonda e vera essenza delle due sorelle. Hanno deciso di mettersi a nudo e raccontarci una storia, la loro storia; e allora non poteva che uscire fuori forse la loro creazione più compiuta, più sentita, più intimamente a loro vicina, il punto di incontro e di fusione tra un Matrix e un Cloud Atlas. Ci sono tutte le Wachowski in Sense8, un gioiello a cui affidare la propria voce e con cui trasmettere il proprio inno all'accettazione delle diversità e all'unità umana.

Simultaneità multiculturale

È un fluido oceano di emozioni, perché quello che conta davvero, la sostanza del tutto, sono proprio le emozioni. L'uomo è un animale sociale, diceva Aristotele, un animale che basa la sua esistenza sulle relazioni, sul contatto empatico con i suoi simili, sulla comunione delle sue emozioni con l'altro. Lo spunto sci-fi di Sense8 vuole arrivare proprio a questo; la connessione mentale ed empatica tra otto sconosciuti, otto individualità che si trovano a vivere un'estrema esperienza di condivisione delle proprie vite. Questi intenti ideologici, e la loro trasmissione, passano direttamente dalla realizzazione tecnica, che si avvale di scelte ben determinate e congeniali alla finalizzazione del più alto obiettivo. Marchi di fabbrica delle due registe si fondono a nuovi espedienti non convenzionali per formare qualcosa di unico, di stupefacente e sicuramente inaspettato. Già la sola volontà di rendere l'idea di multiculturalità dà vita a sezioni visivamente incredibili: la molteplicità di paesaggi su schermo, da Berlino a Chicago, dalle lande islandesi a Mumbai, passa da riprese dal vivo in ciascun ambiente presente nella serie. Così si ha la possibilità di espressive vedute che passano da una città all'altra senza soluzione di continuità, in un racconto che si svolge in luoghi diversi che sembrano però uno.

Il potere dei VSX

Questa simultaneità, questa sovrapposizione, è forse la caratteristica peculiare della serie. Nonostante le distanze e le differenze tra i singoli sensates, quello che le sorelle Wachowski vogliono trasmettere è un senso di unità che sia fluido, naturale. Quelle che normalmente sarebbero frammentazioni diventano un singolo flusso di coscienza continuo, che passa da un angolo all'altro senza brusche interruzioni. Da sempre all'avanguardia, ancora una volta le creatrici di Matrix dimostrano il loro attaccamento all'uso dei VFX, riuscendo così ad adottare soluzioni narrative dal forte impatto semantico oltre che visivo. Uno straordinario uso degli effetti speciali combinato con un montaggio privo di stacchi ha permesso la realizzazione di quel senso di unità che la serie vuole trasmettere. I sensates riescono ad alternarsi, a sovrapporsi, a moltiplicarsi nei vari ambienti, con soluzioni sempre più ardite, da poter considerare dei veri e propri piani sequenza, che passano dall'avanzamento della serie e il rafforzamento dei rapporti tra i membri della cerchia. È la concretizzazione estetica di quella comunione di esperienze e abilità che nella seconda stagione, da pochissimo uscita, trova il suo compimento con un gruppo ormai pienamente consapevole delle proprie possibilità.

Musica ed emozione: la creazione del pathos

Questa condivisione sappiamo non è solo fisica ma anche, e anzi diremmo soprattutto, emotiva. Sense8 è un discorso sulle emozioni e proprio i piccoli spostamenti del cuore sono fortemente evidenziati a partire da intesi primi piani, anche qui caratterizzati dal travolgente turbinio di personaggi, che costituiscono la soluzione regista più frequente nella serie.

Elemento che rafforza il pathos è la musica. Da sempre amata dalle sorelle Wachowski, la musica è il linguaggio dell'anima per eccellenza, ed è proprio attraverso il suo utilizzo che riescono a dar vita a scene empaticamente fortissime, dove il cantare o il semplice ascoltare una melodia crea i più alti momenti di fratellanza, di unione sincronica tra i sensates, basti pensare, ad esempio, al quarto episodio della prima stagione sulle note di "What's up?" dei 4 Non Blondies. Ridono, piangono, soffrono, rischiano di morire, come soprattutto nella seconda stagione ci viene sottolineato, insieme. Otto corpi per un'unica grande mente condivisa.

Il ritmo dal cuore all'action

È un'opera oceanica Sense8 non solo per la mole di contenuto, per lo spessore e la profondità della propria narrazione, ma anche per i modi in cui il racconto procede. Ha un ritmo tutto suo, le Wachowski non hanno paura di prendersi i propri tempi, e quello che ne esce assomiglia molto da vicino ad un romanzo novecentesco, caratterizzato da una dilatazione estrema che riesce però ad impennare improvvisamente nel momento dell'epifania. Ha questo doppio volto Sense8, che se vogliamo può essere facilmente frazionato di netto nelle prime due stagioni. La prima ha dei tempi allungati fino a diluire completamente l'orizzontalità, il plot duro e puro. Quello che inizialmente premeva alle sorelle erano le persone. Si potrebbe dire banalmente che nella prima stagione "non succede niente" se non la vita di ciascuno dei protagonisti. Ognuno ha il suo spazio, solo e soltanto suo, per la propria esistenza, e anche se nessuno prova la vera solitudine essendo inevitabilmente collegato con gli altri sette, ha il tempo di risolvere le proprie questioni. Tutta la prima stagione è una lunga presentazione delle individualità che ci troviamo davanti, così che assistiamo ad una vera comunione di emozioni.

Una questione personale

Non esiste il noi, non un obiettivo comune, ma tutti e otto a turno hanno il compito di supportare e condividere i soli problemi personali dei membri della cerchia. La seconda stagione è completamente l'opposto. Parte fortissimo, è rapida, imprevedibile, velocissima. Il gruppo si è formato, il noi è affiatato, tanto da diventare un Io con un solo unico scopo. Ecco allora una virata fortemente più action, dove i combattimenti e le arti marziali, altro pallino delle Wachowski, diventano di gran lunga più frequenti, e grazie alla solita realizzazione tecnica ci donano scene dal sicuro impatto stupefacente, tipo lo scontro tra Wolfgang e Lila, che diventa uno scontro tra sedici sensates. A suo modo Sense8 è l'opera magna, la summa delle esperienze, il lascito più vivido del modo di fare cinema, in questo caso declinata sotto la forma di una serialità che tantissimo si avvicina al linguaggio cinematografico, di due tra le più caratteristiche ed uniche registe nel panorama mondiale. Due con la loro idea, che non hanno paura di urlare al mondo, nonostante questo mondo faccia di tutto per ostacolarle, deriderle, allontanarle. Ma loro sono ancora qui, fiere di quello che sono, ed è anche grazie a loro, alla loro arte, che possiamo sperare in qualcosa di bello.