Speciale Sex and the City - Special 2

Il fenomeno televisivo dell'ultimo decennio trasposto in celluloide

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Il successo di pubblico ottenuto da “Sex and the City” durante le 6 stagioni di programmazione lo ha reso uno dei serial più influenti nella cultura popolare americana e non, consentendo inoltre alle 4 protagoniste di raggiungere finalmente la definitiva consacrazione della propria carriera.
Un successo che, come era lecito aspettarsi, non rimase confinato solo sul piccolo schermo, ma raggiunse altresì le grandi masse di spettatori a livello internazionale, affermandosi, in questo modo, non solo come serial tv ma anche come blockbuster.

GLI ADATTAMENTI CINEMATOGRAFICI

La notizia di un possibile adattamento per il grande schermo circolava già poco prima del termine della serie, e a confermarla furono proprio la protagonista Sarah Jessica Parker e il regista, sceneggiatore e produttore Michael Patrick King.
Il progetto sembrava praticamente avviato, ma i diversi inconvenienti sopraggiunti durante le trattative ne decretarono purtroppo il momentaneo abbandono.
Una delle (poche) voci fuori dal coro era quella dell’attrice Kim Cattrall, che, nel serial, veste i panni della ninfomane Samantha Jones. La Cattrall non era d’accordo sul fatto che, Sarah Jessica Parker (Carrie Bradshaw) - in quanto produttrice esecutiva - percepisse un compenso maggiore rispetto a lei e alle altre due attrici: Kristin Davis (Charlotte York) e Cynthia Nixon (Miranda Hobbes), che si dichiararono, invece, assolutamente favorevoli alla possibilità di recitare in un lungometraggio basato sul serial.
Nel 2007 abbiamo comunque avuto la definitiva conferma che le riprese erano in fase di avvio e che il film sarebbe stato ultimato per la primavera dell’anno successivo.
Il 30 maggio 2008 vede così la luce il tanto atteso “Sex and the City - The Movie”(di cui trovate la recensione QUI), scritto e diretto da Michael Patrick King e interpretato anche da molti nomi già presenti nello storico cast della serie, tra i quali: Chris Noth (Mr. Big), David Eigenberg (Steve), Willie Garson (Stanford) e Mario Cantone (Anthony).
Una delle principali new entry è invece il personaggio di Louise, l’assistente di Carrie, cui dà vita e corpo Jennifer Hudson, vincitrice del premio Oscar come miglior attrice non protagonista grazie alla sua performance nel musical “Dreamgirls” (2007).
Le vicende narrate nella pellicola prendono il via esattamente da dove si erano concluse quattro anni prima, con Carrie e Big - fidanzati - intenti a scegliere una casa dove trascorrere la propria vita insieme.
Nel frattempo, decidono anche di sposarsi, consapevoli (?) di tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. Lo sa bene Miranda, già sposata con Steve e madre del piccolo Brady, e lo stesso vale per Charlotte, che ha adottato una bambina cinese. Discorso a parte, invece, per Samantha, sempre molto interessata a fare nuove conquiste e del tutto restia ad instaurare rapporti che non siano esclusivamente occasionali.
Sul fronte commerciale, il film si è indubbiamente rivelato un clamoroso successo, incassando ai botteghini statunitensi una cifra superiore ai 150 milioni di dollari, mentre è riuscito a strappare dalle tasche di noi italiani quasi 7 milioni di euro, di cui 1.700.000 solo nel primo weekend di programmazione. L’incasso mondiale è pari a circa 415 milioni di dollari.
Tuttavia, gli ottimi risultati al box office non vengono purtroppo confermati a livello di critica, che - salvo pochissime eccezioni - ha letteralmente massacrato l’opera accusandola di sacrificare oltremodo l’impianto narrativo a favore del glamour, rendendolo, in questo modo, scontato e farraginoso, assolutamente non all’altezza dell’originalità che rappresentava il punto forte della serie.
Ciò non ha comunque impedito la realizzazione di un sequel(trovate la recensione QUI, girato tra settembre e dicembre 2009 e uscito nelle sale il 28 maggio 2010.
La sfarzosa Grande Mela passa il testimone al bollente deserto arabico di Abu Dhabi, luogo che offre alle nostre protagoniste la possibilità di prendersi una pausa dall’opprimente quotidianità newyorkese.
Nuove avventure e nuovi incontri - uno dei quali tra Carrie (S.J. Parker) e il suo ex fidanzato Aidan (John Corbett) - si susseguono in una pellicola che, nonostante i rispettabilissimi risultati al botteghino (280 milioni di dollari incassati in tutto il mondo) non ha pienamente soddisfatto le alte aspettative.
Critica e pubblico esprimono pareri tutt’altro che entusiastici, dovuti nuovamente ad una storia banale e ripetitiva - che attinge molto dall’attualità, affrontando, tra le molte altre cose, il tema dei matrimoni tra gay - e ad una durata francamente insostenibile, che sfiora addirittura le due ore e mezza.
Da sottolineare, comunque, i camei d’eccezione di Liza Minnelli, Penélope Cruz e Miley Cyrus.
Le voci che vorrebbero in cantiere un terzo adattamento cinematografico della serie rimangono, per il momento, infondate. Ascoltando le dichiarazioni del regista e delle protagoniste sorge però spontaneo pensare che vi siano buone possibilità di vederlo realizzato.

UN SALTO INDIETRO...

Dopo aver esaminato il successo accumulato con gli anni da “Sex and the City”, vogliamo tornare indietro nel tempo per raccontare chi erano e cosa facevano le star del serial prima di raggiungere la tanto agognata celebrità.
Sarah Jessica Parker, nata a Nelsonville, Ohio, il 25 marzo 1965, si appassiona quasi subito al mondo dello spettacolo, privilegiando la recitazione e, soprattutto, la danza.
Frequenta scuole prestigiose come la American Ballet School e la Professional Children’s School, diplomandosi, in seguito, alla Morrow High School.
Debutta in televisione all’inizio degli anni ’80 comparendo nei più o meno noti “My Body, My Child” e “Zero in condotta”, arrivando a prendere parte - sempre in ruoli secondari - a film di successo come “Footloose”, con Kevin Bacon e “Pazzi a Beverly Hills”, con Steve Martin.
In seguito ad altre modeste commedie quali “Mi gioco la moglie a Las Vegas” e “Hocus Pocus”, arriva per lei la prima grande svolta grazie a Tim Burton, che la affianca al camaleontico Johnny Depp nel suo biopic “Ed Wood”, dedicato alla figura dell’omonimo regista cinematografico attivo soprattutto tra gli anni ’50 e ’70 dello scorso secolo e considerato dalla critica uno dei peggiori mai esistiti.
E’ sempre Burton a dirigerla, due anni dopo, nel grottesco “Mars Attacks!”, omaggio del cineasta californiano alla fantascienza di “serie B” dei gloriosi ‘50s.
Seguono - parallelamente a “Sex and the City” - altre partecipazioni a film importanti come “Hollywood, Vermont” di David Mamet e i più recenti “La neve nel cuore”, “A casa con i suoi” e “Che fine hanno fatto i Morgan?”.
Pressoché analogo il discorso per Kim Cattrall, canadese di origine britannica, nata a Widness, Inghilterra, il 21 agosto 1956.
Si affaccia giovanissima al mondo dello showbiz, conquistando il successo nel 1982, con il ruolo della provocante Miss Honeywell nel cult demenziale “Porky’s - Questi pazzi pazzi porcelloni”. Il film ha avuto due seguiti, nessuno dei quali, però, interpretato dalla Cattrall.
Qualche anno dopo è nuovamente protagonista di un film-simbolo degli anni ’80 quale “Scuola di polizia” e, successivamente, si presta al servizio di John Carpenter facendo coppia con Kurt Russell nel sottovalutato “Grosso guaio a Chinatown”.
Gli anni ’90 si aprono per lei con l’inaspettato flop de “Il falò delle vanità”, diretto da Brian De Palma, e la vedono insieme a Rutger Hauer nell’action futuristico “Detective Stone”.
Negli ultimi anni, ha preso parte a diverse commedie adolescenziali come “Crossroads - Le strade della vita” e “Ice Princess”, mentre, di recente, abbiamo avuto modo di ammirarla nel sontuoso thriller politico di Roman Polański, “L’uomo nell’ombra”.
Veniamo quindi a Kristin Davis, nata a Boulder, Colorado, il 23 febbraio 1965.
Dopo la laurea conseguita alla Rutger University, intraprende la carriera di attrice specializzandosi fin da subito in ruoli televisivi.
Il suo esordio sul piccolo schermo avviene nei primi anni ’90 con il film per la tv “NYPD Mounted”, cui seguono numerose partecipazioni ad importanti serial come “General Hospital”, “The Larry Sanders Show”, “La signora del West”, “E.R. - Medici in prima linea”, “Melrose Place” e “The Single Guy”. Raggiunta la popolarità, compare anche in brevi camei nei famosissimi “Will & Grace” e “Friends”.
In ambito cinematografico, si è fatta notare nelle commedie per famiglie “Le avventure di Sharkboy e Lavagirl in 3-D”, “Shaggy Dog - Papà che abbaia...non morde” e “L’isola delle coppie”.
Lungi da noi sfociare nel gossip più spudorato, ma, per dovere di cronaca, segnaliamo un episodio della vita privata della Davis che l’ha messa - analogamente a molte altre star - in cattiva luce agli occhi dei media e del pubblico. Durante la primavera del 2008, infatti, è stato diffuso in rete un sex tape che mostrava l’attrice intenta ad eseguire - insieme (pare) al suo ex fidanzato - atti sessuali di vario genere.
Benché Kristin si sia dichiarata del tutto estranea ai fatti, secondo molti, le immagini del video sarebbero inequivocabili...
Dulcis in fundo, troviamo, guarda caso, l’unica vera newyorkese del quartetto: Cynthia Nixon, nata il 9 aprile 1966.
Diplomata alla Hunter College High School, compare successivamente in numerose produzioni per il teatro, aggiudicandosi, per le sue performance, diversi ambiti riconoscimenti come il Tony Award, il Theatre World Award e il Los Angeles Critics Award.
Giovanissima, recita per il grande Miloš Forman nel pluripremiato “Amadeus”, cui seguiranno il thriller “Il rapporto Pelican” di Alan J. Pakula, “La stanza di Marvin”, con Leonardo DiCaprio e Meryl Streep, e il teen-movie “Innamorarsi a Manhattan”.
In televisione, ha preso parte ad alcuni episodi dei noti “La signora in giallo”, “E.R. - Medici in prima linea” e “Dr. House - Medical Division”.
E’ madre di due figli e si è recentemente dichiarata lesbica.

I NUMERI DI "SEX AND THE CITY"

Vogliamo chiudere il nostro speciale su “Sex and the City” proponendovi un resoconto di tutti i premi e riconoscimenti ottenuti da questo incredibile serial nel corso degli anni, reso tale dalla meticolosa attenzione degli autori nel raccontare vicende quotidiane utilizzando toni brillanti ma, al tempo stesso, riflessivi, per nulla indecorosi e assolutamente genuini.


  • 2000; 2001; 2002: Golden Globe per la miglior serie commedia o musicale
  • 2000; 2001; 2002; 2004: Golden Globe per la miglior attrice in una serie commedia o musicale a Sarah Jessica Parker
  • 2003: Golden Globe per la miglior attrice non protagonista in una serie a Kim Cattrall
  • 2001: Emmy Award per la miglior serie comica o commedia
  • 2002: Emmy Award per la miglior regia di una serie comica o commedia a Michael Patrick King per l’episodio “Scrittrice in passerella” (“The Real Me”)  4x2
  • 2002: Emmy Award per i migliori costumi di una serie
  • 2002; 2003: Emmy Award per il miglior casting di una serie comica a Jennifer McNamara
  • 2004: Emmy Award per la miglior attrice in una serie comica o commedia a Sarah Jessica Parker
  • 2004: Emmy Award per la miglior attrice non protagonista in una serie comica o commedia a Cynthia Nixon

2nd Opinion By Cocò

Mi sentivo una scema, avevo talmente messo in gioco i miei sentimenti che non mi ero resa conto di giocare da sola. Canc. Ecco un altro aspetto delle ventenni: sono molto premurose, puoi sempre contare su una di loro per farsi tenere i capelli quando vomiti. No, no, troppo smorfiosa, canc. Eccolo là, il mio equivalente emotivo del drammatico crak del '29. Eddai. Bang. Canc. Il marchio di un bel pene è il diametro. Cosa?? No, non va. Canc. Sai cosa ho letto? Che se non fai sesso per un anno puoi sentirti realmente riverginizzata. Ah sì. Beata ingenuità. Canc...
Anche il foglio di Word questa sera ha deciso di rimanere candido. La voglia di aprire tale pensiero su Sex and the City con una perla di saggezza tratta dal serial televisivo liberamente tratto dal tomo della Bushnell a cui Francesco Manca vi ha così professionalmente introdotto, crolla dinnanzi al fraseggiare gretto e colorito delle quattro ragazze.
Rimane candido come gli articoli di Carrie da passare al New York Star (che detto tra noi è un giornalaccio, la risposta americana ad Alfonso Signorini), scritti e riscritti talmente tante volte, il cursore sfugge a destra e a sinistra dello schermo, cancella, torna indietro, ci ripensa, rimugina sopra, getta lo sguardo più in là e poi si rintana. Invia.
Ecco puntualizzare quel carattere sospeso tipico di Carrie, Charlotte, Miranda e Samantha, così salde nei loro legami eppure così chiuse in sé stesse da apparire spesso ciniche con il mondo, con New York, con colleghi, amici, partner.
Cosa ha che non va questa città cantata da registi e romanzieri? Cosa c'è in me che non va? Dove, dove cazzo ho sbagliato? Ci si perde facilmente nella Grande Mela delle quattro stagioni, del sei dentro anche se ne vuoi stare fuori. Del lusso, del glamour, degli sperperi milionari: visto dal lato maschile, che notoriamente di Manolo Blahnik (deve precipitarsi su un qualche motore di ricerca per capire come si scrive) o di Luis Vuitton o di armadi-guardaroba non sa cosa farsene, può dar fastidio questa vita trascorsa a parlare e a spettegolare, a irrigidirsi sul distacco emotivo di noi virili o sulle nostre manie penocratiche. Ma poi si sbircia volentieri, pop corn sulla sinistra e taccuino sulla destra, sai mai che ti capita qualche utile consiglio su come comportarsi con le varie Carrie.
Dal lato femminile, beh, apriti cielo. Sex and the City è molto più che un serial in cui si parla di sesso e di moda, ma l'estremo atto d'emancipazione femminile, la dichiarazione unilaterale del femminismo in epoca di globalizzazione, il trattato uomo-donna che d'ora in poi la guerra dei sessi si fa sul serio. Sarah Jessica Parker dice di tenere sempre nella borsetta il ritaglio di giornale con cui il Guardian definì Carrie Bradshaw icona degli anni '90 ed eroina della new age in rosa. Come essere discordi: la giornalista del New York Star è il calco dei valori universali femminili, ama il cioccolato, si attacca volentieri alle amiche del cuore, si dedica allo shopping come a un rituale esoterico e seleziona gli abbinamenti camicia-gonna-scarpe con alchemica precisione. Considera l'uomo come il nemico biologico, ma vai a capire perchè lo rincorre spendendo tutto il fiato che ha in corpo, poi gli si fa incontro ma solo per assestare un chirurgico sgambetto alle sue ginocchia. Ed ecco che la corsa può proseguire, eterna finchè uno dei due non cede; di solito l'uomo, per sfiancamento o per secolare tradizione, ma è lui difatto a chiamare time out.
Viene da pensare quindi che Sex and the City non ha inventato chissà cosa sul conto del genere femminile, ma piuttosto ha codificato le diverse attitudini delle donne (la scema, la porca, la stronza, la timida) nelle quali chiunque può riconoscersi e compatire chi dall'altra parte dello schermo possiede gli stessi problemi sentimentali (va, chiamiamoli così...) e subisce le medesime angherie. E' d'altronde la solita ruota che gira da secoli e secoli, dei due sessi che si fanno le linguacce ma poi si fanno occhiolino, piedino, una pizza in compagnia, eccetera eccetera.
L'amore cavalleresco aggiornato ai tempi 2000, tempi di disinibizioni e confusioni sessuali: d'altronde il titolo del primo episodio “Le donne, il sesso e gli uomini” non assomiglia forse al primo verso dell'Orlando Furioso “Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori”?

Sex and the City - Serial Esprimere considerazioni in merito a serie televisive che hanno ottenuto, nel corso degli anni, un seguito di pubblico in continuo crescendo è sempre molto difficile. Il principale rischio è, ovviamente, quello di sfociare nella prevedibilità ripetendo cose già dette e sentite fino allo stremo. Ma, a maggior ragione, è anche una sfida. Sì, perché ci viene offerta la grande occasione non tanto di proporre argomenti “nuovi” ed “esclusivi” quanto di fornire, nel miglior modo possibile, un personalissimo contributo al lavoro svolto dagli autori per noi spettatori. “Sex and the City” rappresenta l’orgasmo della cultura “pop” d’oltreoceano, una definizione che, a parer nostro, potrebbe essere quantomeno appropriata per concludere il discorso su questo serial. Ma, di definizioni “appropriate” ce ne potrebbero essere non migliaia bensì milioni, e non ci sembra affatto il caso di stare a cercarle tutte. Il motivo? Lo abbiamo detto poco fa: risulteremmo banali... Speriamo quindi di essere riusciti, con la nostra sincera e tutt’altro che pretenziosa analisi, ad appassionare non solo i più accaniti fan della serie ma anche i più infidi detrattori e, soprattutto, chi ancora non conosce “Sex and the City” e vuole cimentarsi nella visione anche solo di una puntata. Da parte nostra garantiamo che: Non te ne pentirai!