Star Trek: 50 anni e non sentirli

Ripercorriamo l’evoluzione del franchise creato da Gene Roddenberry in occasione del cinquantesimo anniversario e in attesa della nuova serie televisiva.

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8 settembre 1966: su NBC va in onda il primo episodio di Star Trek, serie di fantascienza creata da Gene Roddenberry e capostipite di una saga capace di conquistare la televisione e il cinema, generando - ad oggi - sei incarnazioni catodiche e tredici lungometraggi. Dopo cinque decenni il suo percorso non accenna ad interrompersi, dato che a gennaio inizierà Star Trek: Discovery, nuovo serial affidato a Bryan Fuller. Per festeggiare degnamente il cinquantenario, proponiamo una panoramica dell'evoluzione del ramo televisivo del franchise, dal prototipo di Roddenberry fino all'epilogo - provvisorio, aspettando Discovery - costituito da Enterprise.

Sbagliando si impara

La serie originale è stata colpita da una falsa partenza, dato che Roddenberry ha dovuto riscrivere il pilot ritenuto troppo "cerebrale" dai dirigenti della NBC. Una modifica fondamentale che ha portato alla creazione dell'equipaggio dell'astronave Enterprise, e in particolare al duo costituito dal capitano James T. Kirk (William Shatner) e dallo scienziato alieno Spock (Leonard Nimoy), quest'ultimo l'unico superstite - sia come personaggio che come attore - della prima versione. Per tre anni i due colleghi ed amici sono a capo di diverse missioni esplorative nello spazio e si ritrovano ad avere a che fare con viaggi nel tempo, universi paralleli e colui che ancora oggi è considerato l'antagonista per eccellenza della saga, Khan Noonien Singh (Ricardo Montalbán). Dopo due stagioni di fattura ottima, che vantano anche la firma di un maestro della science fiction quale Harlan Ellison, la serie si conclude, a causa degli ascolti scarsi, con una terza annata discontinua e spesso imbarazzante, primo sintomo dell'incompatibilità progressiva tra Roddenberry e le necessità creative dell'universo da lui inventato. Il successo arriverà qualche anno dopo grazie alle repliche in syndication, che fanno capire alla Paramount che Star Trek può essere un brand redditizio. Ma per il ritorno sul piccolo schermo sarà necessario aspettare...

Dall'animazione alla nuova generazione

Il primo tentativo di resuscitare Star Trek in televisione risale al 1973, con una versione animata che riunisce quasi tutto il cast originale per prestare le voci ai personaggi (manca all'appello solo Walter Koenig, che comunque scriverà un episodio). Questo esperimento ha vita breve (due stagioni per un totale di 22 episodi), ma mantiene vivo l'interesse per il franchise nell'attesa della trasposizione cinematografica, che arriva nelle sale nel 1979. A quel punto si inizia a pensare seriamente ad una nuova serie televisiva con attori in carne ed ossa, e nel 1987 debutta The Next Generation, che dopo due stagioni segnate dall'egida produttiva di Roddenberry, il quale ricicla spudoratamente le trame di puntate classiche, si impone gradualmente come un prodotto forse addirittura superiore al prototipo, grazie a storyline più complesse e un cast sopraffino guidato da Patrick Stewart nei panni di Jean-Luc Picard. Notevole anche la decisione di realizzare la serie direttamente per il mercato della syndication anziché mandarla in onda su un network classico, una strategia che rimarrà la norma per il franchise fino al 2001. The Next Generation va in onda per sette anni, e dopo il finale andato in onda nel 1994 continua sul grande schermo con quattro lungometraggi, anche se solo il secondo, Star Trek: Primo contatto, è all'altezza dei momenti migliori della serie.

Deep Space Nine e la svolta dark

Nel 1993, mentre The Next Generation si avvia verso la sua conclusione, viene concepito un secondo spin-off, il primo ad essere realizzato senza la partecipazione attiva di Roddenberry, morto nel 1991. Ambientato non su un'astronave ma su una stazione spaziale, Deep Space Nine viene spesso criticato dai fan duri e puri durante la messa in onda, salvo poi essere rivalutato come l'esempio migliore della capacità di Star Trek di adattarsi ai tempi che cambiano. Nello specifico, la nuova serie adotta una struttura più apertamente seriale, con una trama orizzontale dedicata al cosiddetto Dominio che durerà dalla quarta stagione fino all'episodio finale. Questa storyline consente anche agli sceneggiatori, tra cui Ronald D. Moore che successivamente ha messo mano a Battlestar Galactica, di esplorare nuovi territori narrativi, andando in una direzione dark che risulta quasi irriconoscibile per chi associa Star Trek solo ed esclusivamente alla serie originale. Non mancano però gli episodi più leggeri, come quello realizzato nel 1996 per i trent'anni del franchise, con il cast nuovo che interagisce con quello vecchio. Per la prima volta, inoltre, il ruolo del capitano viene affidato ad un uomo di colore, sottolineando ancora di più il sottotesto politico esistente già durante gli anni di Roddenberry.

Ritorno al passato

Mentre Deep Space Nine portava l'universo di Star Trek verso nuovi lidi creativi, la messa in onda di Voyager ha dato il via ad un'involuzione, poiché nonostante una premessa che sulla carta fungeva da storyline a lunga gittata per tutta la durata della serie gli episodi tendono a seguire uno schema autoconclusivo, con poco riguardo per l'evoluzione dei personaggi e per la continuity, soprattutto nelle prime stagioni (l'introduzione dei Borg, celebri antagonisti della squadra di The Next Generation, è un miglioramento molto parziale). Il terzo spin-off riesce comunque a durare le solite sette stagioni, ed è comunque apprezzato per aver introdotto il primo capitano donna del franchise. Al termine di Voyager subentra Enterprise, un prequel ambientato circa un secolo prima della serie originale e incentrato sulle prime esplorazioni spaziali da parte degli esseri umani. Per risolvere il problema degli ovvi limiti narrativi legati alla cronologia degli eventi, gli showrunner si servono di elementi caratteristici della saga come i viaggi nel tempo, e viene dato un minimo spazio alla curiosità dei fan con la tanto attesa spiegazione della differenza fisica tra i Klingon visti nella prima serie e quelli apparsi in tutte le incarnazioni successive del franchise. Tutto questo però non basta per conquistare il pubblico, il che porta alla cancellazione del serial al termine della quarta stagione, con un finale alquanto imbarazzante poiché modificato all'ultimo minuto per diventare un maldestro epilogo di Star Trek in generale. Questo nel maggio del 2005, lasciando un buco di oltre dieci anni dopo quasi un ventennio ininterrotto di avventure cosmiche. Bryan Fuller saprà riportare la saga ai livelli molto alti delle prime tre serie? La risposta a gennaio...

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