Stephen King e il mondo della tv

In occasione dell’arrivo sui nostri schermi della nuova serie 11.22.63, con protagonista James Franco, passiamo in rassegna il fortunato rapporto fra il celebre scrittore e il piccolo schermo

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È praticamente impossibile negare che Stephen King sia tra gli autori più amati dai produttori cinematografici e televisivi. Tra adattamenti ufficiali e i cosiddetti dollar babies (cortometraggi realizzati da aspiranti registi, ai quali King cede i diritti dei suoi racconti per la modica cifra di un dollaro, a patto che il risultato non venga mai mostrato al pubblico), sono pochissimi gli scritti del Re del brivido a non aver fatto il salto di qualità dalla pagina allo schermo. Sono finalmente iniziate le riprese di The Dark Tower, trasposizione dell'opera più ambiziosa dello scrittore, mentre in televisione è arrivato da poco 11.22.63, tratto dall'omonimo romanzo su un uomo che viaggia indietro nel tempo per impedire la morte di John F. Kennedy. Quest'ultimo è l'ennesimo capitolo di un sodalizio molto fortunato fra il romanziere e la TV americana, un rapporto che risale alle prime fasi della carriera di King e che continuerà con The Mist, di cui è stata ordinata una prima stagione.

Tutto iniziò a Salem

Il primo adattamento televisivo di un testo di King è apparso già nel 1979, appena quattro anni dopo la pubblicazione della fonte letteraria. Parliamo di Le notti di Salem, miniserie basata sul secondo romanzo dell'autore e affidata ad un regista horror di non poco conto come Tobe Hooper. Visto oggi è un prodotto che fa soprattutto sorridere (ma comunque più godibile del secondo adattamento del romanzo, andato in onda nel 2004), merito dei mezzi a tratti inadeguati che Hooper aveva a disposizione all'epoca, nonché di una censura che ha edulcorato la maggior parte delle scene cruente immaginate da King. Questo è un problema ricorrente di molti adattamenti delle creazioni del Re del brivido, il quale ha quasi sempre venduto i diritti a canali generalisti (o, nel caso della miniserie Incubi e deliri, a reti basic cable, che si autocensurano per motivi economici), anche se in alcuni casi è stato possibile compensare con altre forme di terrore, come la memorabile interpretazione di Tim Curry in It, talmente inquietante che gli altri attori evitarono di socializzare con lui.


Stephen, ti presento Mick

Quando uno pensa alla carriera televisiva di King, il primo nome che viene in mente è quello di Mick Garris, noto nell'ambito del brivido anche per aver diretto Psycho IV e creato la serie antologica Masters of Horror. Dopo un primo sodalizio cinematografico (I sonnambuli), i due hanno stretto un'alleanza catodica con Garris in cabina di regia, mentre King si occupa da solo della trasposizione della propria prosa. Ad oggi, il duo ha portato sul piccolo schermo quattro romanzi: L'ombra dello scorpione, Desperation, Mucchio d'ossa e soprattutto Shining, quest'ultimo realizzato al fine di dare ai fan dello scrittore l'adattamento fedele che gli fu negato da Stanley Kubrick. Inutile chiedersi quale versione sia rimasta impressa nella memoria degli appassionati di horror...

Gialli paranormali

La zona morta era già divenuto un film, diretto da nientemeno che David Cronenberg, nel 1983. Ma la storia di Johnny Smith, insegnante che in seguito ad un incidente ha visioni del passato e del futuro, ha trovato una seconda vita sugli schermi televisivi, dal 2002 al 2007. Concepito come un procedurale fuori dal comune, The Dead Zone ha gradualmente integrato gli elementi fondamentali del libro come trama orizzontale, costruendo gradualmente l'inevitabile scontro fra Johnny (Anthony Michael Hall) e il malvagio Greg Stillson (Sean Patrick Flanery). Si è invece concluso in America lo scorso 17 dicembre Haven, adattamento molto libero di Colorado Kid dove le stramberie non riguardano tanto i protagonisti, bensì la comunità in cui vivono. Un po' come la Chester's Mill che si vede in Under the Dome, altra serie defunta pochi mesi fa. Quest'ultima vanta la partecipazione attiva di King come sceneggiatore e produttore esecutivo, al punto che le varie modifiche rispetto alla trama del romanzo sono state effettuate con la sua approvazione esplicita.

Chi ha bisogno dei libri?

Un altro aspetto notevole dell'attività televisiva di King è la sua firma su progetti concepiti appositamente per il piccolo schermo, e non basati su materiale preesistente. In realtà La tempesta del secolo è inizialmente nato come romanzo, ma - a detta dello stesso King - la storia in questione voleva essere raccontata in un altro modo. Il pubblico americano ha così avuto l'occasione di rabbrividire dinanzi alla malvagità assoluta di Andre Linoge (Colm Feore), la creatura demoniaca che terrorizza un'intera comunità con la frase "Datemi ciò che voglio, e io me ne andrò." Più classico è Rose Red, inizialmente progettato come lungometraggio per Steven Spielberg e ambientato in una casa posseduta da presenze diaboliche (esilarante il cameo di King, nei panni di un fattorino che consegna pizze a domicilio), mentre è stata meno fortunata la collaborazione con Chris Carter, con il quale il romanziere ha firmato a quattro mani un episodio di X-Files (in realtà, a detta dei diretti interessati, di King è rimasta solo l'idea di base). Ma l'elemento più curioso di questo gruppo è senz'altro Kingdom Hospital, remake parziale della miniserie The Kingdom di Lars von Trier che purtroppo non regge il confronto con il folle originale, dotato di un'ironia surreale e una crudeltà inimitabilmente scandinava.