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Suits - stagione 6: cosa non sta funzionando?

La sesta stagione di Suits è iniziata con un evidente cambio di rotta, ma la scelta non si è rivelata davvero vincente: ne analizziamo i motivi.

speciale Suits - stagione 6: cosa non sta funzionando?
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Cinque stagioni complete e una sesta in corso, numerose avventure, svariati cambi di nome per l'attuale studio legale Pearson Specter Litt e un'unica domanda che ha portato avanti l'intera serie: qualcuno scoprirà mai che Mike Ross non è un vero avvocato? Il casus belli di Suits è ciò che ha alimentato il motore delle prime cinque stagioni e la benzina di Aaron Korsh, creatore di un mondo in cui il giovane Mike (Patrick J. Adams) redime se stesso e la sua straordinaria intelligenza grazie allo spietato avvocato Harvey Specter (Gabriel Macht), deciso in un impulso momentaneo ad assumerlo come associato nello studio legale per cui lavora. C'è solo un piccolissimo problema: Mike non ha mai studiato, e non ha quindi una laurea in legge ad Harvard, requisito fondamentale per essere avvocato e per esserlo in quella che allora era la Pearson Hardman. Quello che ha a disposizione è un quoziente intellettivo altissimo, che gli permette di scalare le vette dello studio legale e diventare uno dei migliori avvocati, conquistare il cuore dell'assistente Rachel, trovare i favori del Senior Partner Louis Litt (Rick Hoffman) e del capo dello studio Jessica Pearson (Gina Torres). Mike ha vissuto però i primi cinque anni - e noi con lui le prime cinque stagioni - con un'ombra sulle spalle che alla fine della quinta stagione ha iniziato ad addensarsi, fino a portare al drammatico finale.

Dalle stelle alle stalle

Chi non ha visto il finale della quinta stagione farebbe meglio ad interrompere la lettura a causa di spoiler, mentre per tutti quelli in pari con la serie non sarà una novità che la cattura di Mike e il conseguente allontanamento dalla Pearson Specter Litt ha caratterizzato l'inizio della stagione in corso. Nella seconda parte della scorsa serie di episodi Suits aveva mantenuto un invidiabile livello di tensione ed un'ottima qualità artistica, che sia il cast sia il reparto sceneggiatura aveva maneggiato con maestria. Tutto ciò però sembra essersi improvvisamente sgretolato durante la prima parte della sesta stagione, in onda in queste settimane negli USA, dove tutti gli equilibri che favorivano l'interesse del pubblico sembrano improvvisamente essere venuti meno. La scommessa di Aaron Korsh e del suo team d'altronde aveva una posta molto alta: rompendo lo schema iniziale e quindi interrompendo la corsa di Mike, facendo avverare quell'unico evento che mandava avanti la serie, si sarebbe potuta creare la stessa tensione? Per il momento, stando ai primi sei episodi, la risposta sembra essere no.

Cosa non funziona

Da quando Mike e Harvey non sono più un team, qualcosa ha l'aria di essersi bloccato in casa Suits: il personaggio di Mike, che per i primi cinque anni ha movimentato l'intera serie, è ora completamente fermo e incapace di fare ciò che gli riesce meglio - ovvero utilizzare la sua intelligenza in favore di se stesso o degli altri. La serie ne perde di dialoghi brillanti e di ritmo, rendendo le scene in prigione solo un susseguirsi di eventi che purtroppo perdono lentamente di spessore e sanno di già visto, soprattutto in ambito serialità televisiva. Il nuovo status del protagonista non riesce ad emergere, e dall'altra parte Harvey non se la cava meglio: divorato dal senso di colpa per gli eventi della stagione precedente, sembra aver perso ogni sua abilità e si ritrova spesso a prendere la via più breve, quella del complotto, che non favorisce l'interazione tra i vari personaggi ma anzi, degrada la caratterizzazione principale del personaggio, da sempre spietato solo con i giusti mezzi. Quello che manca a Suits in questa sesta stagione è più di ogni altra cosa la scintilla, quella che riusciva a far cliccare i protagonisti e appassionava lo spettatore, oltre al leggero brivido che la situazione di Mike riusciva ad aggiungere ad ogni caso, ad ogni pezzo di carta che il falso avvocato riusciva a toccare, a vincere, a soverchiare con dialettica ed intelligenza legale. Senza giacca e cravatta Mike è relegato ad un ruolo minore, mentre Harvey appare perduto: Jessica e Louis sono impegnati nei loro flirt, e l'intero aspetto squisitamente legale della serie ne risente (non è un caso che gli unici clienti che al momento ruotano attorno alle faccende legali dello studio siano comunque legati a Mike). L'anima della serie è stata spezzata dal cambio di rotta, che tuttavia non sembra aver portato apprezzabili novità quanto un improvviso incagliarsi in acque poco limpide, da cui speriamo Suits possa presto liberarsi.