Speciale TBBT - "Quando il successo è una scienza perfetta"

I segreti di The Big Bang Theory raccontati all'università, in una lezione dedicata a serie tv e scienza

speciale TBBT - 'Quando il successo è una scienza perfetta'
Articolo a cura di
Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

Per Sheldon e Leonard l’unica notizia in grado di risollevare l’umore come una magica pillola di buonumore resta l’appuntamento con il Comic-Con. Per i fan di The Big Bang Theory, invece, ci sono almeno due ottime ragioni per festeggiare. La prima è l’arrivo della stagione 7 in DVD per Warner Bros. mentre la seconda riguarda il debutto dell’ottava su Joi dal 6 gennaio 2015 in prima serata. Per celebrare i lietissimi eventi l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ha ospitato una lezione molto speciale dal titolo “The Big Bang Theory, quando il successo è una scienza perfetta” tenuta dall’astrofisico Amedeo Balbi con la partecipazione straordinaria di Giorgio Gherarducci della Gialappa’s Band. L’incontro, fortemente connotato dalla partecipazione social (#LezioneTBBT, @PremiumJoi e @notizieincampus), ha alternato clip esilaranti della sit-com per scoprire quello che hanno definito come un “algoritmo della comicità”. E stavolta non si tratta di uno dei classici scherzi dei geni protagonisti (Bazinga!) ma di un appuntamento semi-serio in un’aula magna gremita da studenti...

Il legame tra comicità e scienza

Cos’hanno in comune la scienza e le risate?
Balbi: The Big Bang Theory, che condensa la storia dell’universo in 30 secondi di sigla, basa la comicità sulla scienza e ci fa chiedere: come ha fatto qualcosa del genere ad ottenere tanto successo? È ovvio che non lo guardano solo gli scienziati. Il protagonista Sheldon, comunque, è uno dei motivi di tanto seguito. Assomiglia ad uno scienziato del ‘700, Henry Cavendish, il primo a pesare la terra. Aveva la sindrome di Asperger e persino alla domestica scriveva bigliettini, non si rivolgeva mai a nessuno direttamente. Nella serie sono proprio i limiti caratteriali di Sheldon a scatenare la comicità.

Perfino gli scienziati veri fanno a gara per partecipare alla serie...
Balbi: Io stesso ho lavorato con George Fitzerald Smoot prima che vincesse il Nobel e mi fa strano vederlo in una sit-com. La battuta di Sheldon sul fatto che sia una primadonna l’avrà suggerita qualcuno che lo conosce bene! (Ride) Comunque è stato il primo scienziato vero ad apparire nel telefilm perché in effetti ha fatto studi sul big bang, di cui nella serie si parla con accuratezza scientifica.

Gherarducci: Bene, perché io non riesco a coglierne neppure uno (di riferimenti, ndr.)

Balbi: I riferimenti scientifici sono accurati, dalle equazioni sulla lavagna alle dissertazioni, perché la serie ha un consulente scientifico. The Big Bang Theory dimostra che si può usare l’intrattenimento anche per fare divulgazione scientifica. Il fisico teorico Brian Greene l’ha capito subito, quando ha partecipato ad un episodio in cui pubblicizzava un suo libro in una libreria. Si è reso conto che la serie è un veicolo per arrivare al pubblico. Nella scena con Amy e Sheldon introduce davvero un argomento che è oggetto di un dibattito in corso in cosmologia. Greene si prende in giro eppure fa passare concetti importanti.

C’è una scena cult che la dice lunga sul matrimonio tra scienza e comicità?
Balbi: Quando Leonard e Leslie parlano della teoria sulla realtà sembra lo scontro di una coppia per la religione dei figli!

Esiste allora quest’algoritmo della comicità?
Gherarducci: Chi ha detto che lo avremmo rivelato è stato arrestato! (Ride) Scherzi a parte, la serie ricorda molte sit-com con la stessa struttura ma la sua genialità sta nel ribaltare alcune caratteristiche. All’inizio, come in Io e Lucy, questo genere parlava di coppie e poi della famiglia, fino ad Happy Days che coinvolge anche gli amici. Da casa ci si sposta al bar, come in Friends e How I Met Your Mother.

I punti di forza della serie

A chi somiglia Sheldon?
Gherarducci: Secondo me a Fonzie: sono la stessa cosa. Il personaggio più amato è la simpatica canaglia, cinica e amorale ma simpatica. Scatena la nostra risata quando vediamo che fa qualcosa ad un altro, ma se lo facesse a noi nella vita reale lo prenderemmo a bastonate. Sheldon però ribalta il ruolo e non è sciupa femmine.

E la coppia Leonard-Penny?
Gherarducci: Tra loro i ruoli sono ribaltati, lei fa l’uomo e ammazza un ragno in casa se ne trova uno perché viene dal Nebraska e lui invece piange. Ralph e Potsie sembrano Raj e Howard, invece, e nel loro caso l’innovazione sta nella latente relazione omosessuale che li lega. Uno è metrosexual e l’altro ha un complesso di Edipo gigante.

Come hai iniziato a seguire il telefilm?
Gherarducci: Me l’ha fatto seguire mio figlio, quando aveva 14 anni. Vuoi mettere la scena in cui mangiano i biscotti alla marijuana quando vanno nel deserto a guardare le stelle? Resta la mia scena preferita...

Cosa ti piace della serie?
Gherarducci: Per me il 90% delle cose di cui parlano è arabo ma mi diverto lo stesso. Sono stati bravi a scegliere la scienza, un argomento mai trattato. I nerd ormai, che prima erano presi in giro, governano il mondo da Bill Gates a Mark Zuckerberg. Grazie anche a questa sit-com nerd non vuol dire più sfigato. Così chi è nerd ci si riconosce, chi non lo è si sente molto figo ed è rappresentato da Penny.