Tom Hardy: da Mad Max a Taboo, l'espressione del corpo e un'anima teatrale

Tom Hardy è James Keziah Delaney nella miniserie da lui ideata Taboo: un ruolo che conferma e ribadisce il grande talento dell'attore inglese

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Si potrebbero inventare storie semplicemente osservando da vicino il corpo di un attore come Tom Hardy, robusto, elastico (sono celebri i suoi repentini sbalzi di peso a seconda del personaggio che interpreta), espressivo, ma anche ruvido, pericoloso e inquieto, simile alle coste frastagliate della Gran Bretagna quando le onde del mare vi si scagliano contro provocando un impatto violento. Da quella terra così affascinante, patria di Shakespeare e del teatro nobile, viene Tom Hardy, un'anima passionale e docile che si nasconde in una sagoma corpulenta e imponente, quella dei criminali pazzi, degli avanzi di galera, degli anti-eroi di borgata. Ma soprattutto un attore capace di plasmare ogni ruolo, ogni personaggio, di costruire sempre ritratti unici nel tempo in cui vive, di catturare l'attenzione del pubblico con pochi, potentissimi strumenti: la voce, o al contrario il mutismo assoluto (vedi Mad Max), le emozioni trattenute in ambienti claustrofobici (è il caso di Locke), e poi la forza muscolare (in The Dark Knight e Warriors), l'istinto bestiale (in The Revenant), la comicità sdoppiata (in Legend, dove giocava il doppio ruolo di due gemelli gangster), l'ironia sottile (in Bronson). Insomma, Tom Hardy non finirà mai di sorprenderci, come dimostra nella miniserie BBC da lui ideata insieme al padre Edward e all'amico Steven Knight, con cui ha girato Locke e Peaky Blinders, in cui sfoggia tutte le qualità prima elencate in un unico, straordinario personaggio: James Keziah Delaney.

"In Taboo c'è l'Amleto, Edipo e Cuore di Tenebra"

"Volevo interpretare Bill Sykes di Oliver Twist, Sherlock Holmes, Hannibal Lecter e Heathcliff di Cime Tempestose tutti in una volta" ha raccontato durante la genesi e ribadito durante la promozione di Taboo, il nuovo prodotto BBC che andrà in onda da domani anche in America su FX, nato dalle suggestioni di un uomo di teatro, un appassionato lettore, un estimatore di Roland Joffé e del suo Mission. "C'è l'Amleto, Edipo, Cuore di Tenebra", ci teneva a precisare Hardy, e in effetti è così. L'esperienza della visione dell'episodio pilota della serie è totalmente immersa nello stile elegante di un'opera grande e classica, determinato dalla scrittura di Knight in primis, nell'inquietudine dei colori, nero, grigio, con chiazze di blu e verde, le tinte dell'Inghilterra immaginata dall'attore che vive nel 1800 a cavallo tra colonialismo e povertà, religione e contraddizioni.

Tom Hardy restituisce un'idea di brutalità che ammalia lo spettatore

Una sola puntata ci fa rimandare il giudizio complessivo alla fine, quando avremo gli strumenti per definire l'importanza e la rilevanza della sua performance all'interno della stagione televisiva appena iniziata. Di certo ci sono le premesse, per nulla tradite, di un racconto che sfugge agli stereotipi o alle classificazioni tradizionali, come non è facile intraprendere un discorso coerente sul personaggio di Delaney. La bravura di Tom Hardy sta nell'aver condensato varie icone letterarie, teatrali e cinematografiche in una nuova versione, un'idea di brutalità che però rapisce, e non perché la società attuale subisca il fascino dei villain, ma perché sentiamo di avere davanti qualcuno che sfugge alle regole di rappresentazione, è instabile come una pozza di sabbie mobili, e per questo irritante. Hardy è stato croce e delizia in una carriera cinematografica sconnessa e al tempo stesso costante, in una vita privata folle combattendo con problemi di alcolismo e droga. Uscendone fuori sempre con garbo, un garbo che non si aspetta da un uomo così grosso e roccioso, un'intelligenza artistica fuori dal comune, una timidezza quasi commovente. L'olimpo degli attori lo accoglierà a braccia aperte, e lui è già pronto per un'entrata trionfale.