Twin Peaks: ecco perchè il revival potrebbe deludere le aspettative

E se il ritorno della serie creata da David Lynch non fosse del tutto all'altezza delle grandissime aspettative del pubblico?

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Il 21 maggio la lunga attesa giungerà finalmente al termine: su Showtime - e in contemporanea, fuso orario permettendo, su Sky Atlantic in Italia - andranno in onda i primi due episodi della nuova incarnazione di Twin Peaks, la serie di culto creata da David Lynch e Mark Frost e originariamente cancellata da ABC dopo appena due stagioni, nell'ormai lontano 1991. E sebbene quella del revival sia una tendenza tutt'altro che inconsueta oggi, quello dell'agente federale Dale Cooper e dei vari abitanti della cittadina americana è forse il ritorno che, agli occhi dei più scettici, dovrebbe legittimare la suddetta pratica. Questo perché Twin Peaks fu ritenuto all'epoca un programma rivoluzionario, la cui influenza si fa sentire tuttora in certe produzioni di genere, ed è anche la serie più meritevole di una resurrezione vista la fine piuttosto brusca che fece un quarto di secolo fa. È anche, però, un'operazione rischiosa che potrebbe confermare le caratteristiche peggiori di queste riesumazioni di prodotti catodici amati del passato. Ecco cosa potrebbe eventualmente andare storto.

Nostalgia canaglia

Con certe serie le aspettative sanno essere troppo alte, e Twin Peaks rientra sicuramente in questa categoria, insieme ad altri due programmi recentemente resuscitati come X-Files e Arrested Development. In entrambi i casi precedenti non sono mancate le critiche: da un lato, Chris Carter e il suo staff hanno saputo catturare nuovamente lo spirito giusto, ma hanno anche ceduto ad alcuni impulsi narrativi poco efficaci, come già all'epoca della serie originale; dall'altro esigenze tecniche hanno costretto Mitchell Hurwitz a modificare la struttura della sua acclamata comedy, rinunciando parzialmente alla formula corale che è l'anima dello show. Nel caso di Twin Peaks non sappiamo praticamente nulla riguardo la storyline, grazie ad una campagna di marketing tutta basata sul mistero e sulle suggestioni (il presidente di Showtime ha detto che è "l'equivalente lynchiano dell'eroina pura"), ma basta ricordare che la seconda stagione dell'originale contiene diversi episodi di cui anche i fan duri e puri tendono a riconoscere una certa debolezza rispetto alla forza delle trame iniziali. E siccome i nuovi episodi saranno diciotto e non nove come inizialmente pattuito tra Lynch e Showtime, la possibilità che qualche elemento sia puramente riempitivo c'è.

More is less?

A rendere particolarmente potente Twin Peaks ancora oggi è il suo essere un prodotto sovversivo andato in onda su un network tradizionale, le cui regole legate alla censura catodica spinsero Lynch e Frost ad essere particolarmente creativi con gli elementi più scabrosi legati alla vita e alla morte di Laura Palmer, consumata suo malgrado da un inferno a base di droga, violenza e incesto. I nuovi episodi, così come il controverso prequel cinematografico Fuoco cammina con me, non sono vincolati in termini di ciò che possono mostrare o meno, e sebbene Lynch abbia dichiarato che la nuova libertà non comporterà improvvisi slanci di sesso e brutalità è difficile non temere che, in un modo o nell'altro, l'assenza di veri limiti - che si estende anche al numero di episodi, nati dalla volontà di Lynch di avere carta bianca - possa generare risultati che divideranno il pubblico, e non per forza in modo positivo. Almeno possiamo stare certi, stando alle parole dei diretti interessati, che non ci saranno cliffhanger volutamente provocatori in caso Showtime decida di limitare l'esperimento alle puntate attuali.

No Bob, no party?

Tra gli elementi più memorabili del Twin Peaks originale c'è Bob, la forza del male che ha ucciso Laura Palmer e, nel scioccante finale di serie, preso il posto di Dale Cooper nel nostro mondo, mentre l'agente dell'FBI è rimasto intrappolato nella Loggia Nera. Un personaggio inquietante nato per caso, poiché il suo interprete Frank Silva faceva parte della troupe dello show, e ancora oggi simbolo di mille incubi seriali. Con la morte di Silva, stroncato dall'AIDS nel 1995, l'interrogativo più grande legato ai nuovi episodi riguarda proprio Bob: ci sarà? Se sì, chi lo interpreterà? Un nuovo attore, o sarà possibile utilizzare Silva tramite immagini d'archivio ed eventuale materiale inedito? Fatto sta che il perfido demone è una parte indelebile dell'immaginario legato alla serie, e senza di lui il brivido potrebbe risultare diluito.