Westworld può davvero essere il nuovo Lost?

A pochi giorni dall'entusiasmante finale, riflettiamo sul ruolo di Westworld nella storia dei Serial e sul confronto con un altro mostro sacro del genere.

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Articolo a cura di
Natale Ciappina Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com'è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.

Nella nottata di lunedì scorso si è conclusa, con il decimo episodio, la prima stagione di Westworld, la nuova serie TV di HBO (network americano noto ai più per la produzione di Game of Thrones). Dopo una partenza in sordina che ha fatto urlare i più pessimisti ad un nuovo flop del network dopo Vinyl, Westworld è riuscito però a conquistare sempre più approvazioni, di pubblico e critica; non solo per gli indubbi valori produttivi, ma anche per la sua capacità di coinvolgere in maniera crescente gli spettatori, puntata dopo puntata, in quel grande mistero che circonda il vero protagonista della serie TV: il parco. Tutto ciò ha spinto in tanti a paragonare Westworld a Lost, telefilm ormai storico che forse prima di tutti è riuscito ad incarnare quella tendenza all'imperscrutabile, quella che lascia il pubblico, durante lo scorrere degli episodi, sempre più sbalordito, voglioso di vedere come sarebbe andata a finire. Quello stesso pubblico che poi si ritrovava sui forum (ed oggi sui social media), confrontandosi e cercando di sciogliere, con teorie delle volte fin troppo fantasiose, i tanti dubbi che l'episodio settimanale aveva posto. Ci sono poi altri aspetti che, su due piedi, accomunano le due serie TV: il nome alla produzione di J.J. Abrams, diversi paralleli fra alcuni protagonisti (Dolores e Jack su tutti), una rosa di personaggi parecchio allargata, oppure, più banalmente, la miriade di segreti che caratterizzano entrambe le ambientazioni; l'isola di Lost come il parco di Westworld. A parte queste ed altre affinità, tuttavia, un occhio più attento può notare come in realtà intercorrano tante differenze fra i due telefilm, talmente marcate da rendere il prodotto HBO parecchio diverso rispetto a quello ABC.

I protagonisti: tanti ma nemmeno troppi

Precedentemente si è fatto presente come entrambe le produzioni vantino un roster di protagonisti numericamente superiore alla media del resto delle serie TV; eppure, in tal senso, le differenze fra Westworld e Lost sono comunque marcate. Quest'ultimo ad esempio è stato a suo modo innovativo perché, per la prima volta nel mondo della serialità televisiva, propose agli spettatori un numero veramente elevato di personaggi, con un ruolo all'interno della trama realmente centrale; personaggi il cui background e profilo psicologico veniva approfondito, di volta in volta, con un episodio dedicato, andando in parallelo con l'incedere degli eventi. Di riflesso, tuttavia, capitava che la maggior parte dei protagonisti di Lost avessero una caratterizzazione fin troppo superficiale: la bella (rossa), il maschio alfa dal passato oscuro, la bella (asiatica), l'anziano maestro di vita, la bella (bionda), il simpaticone grassottello e via discorrendo. In Westworld, invece, è difficile trovare un personaggio centrale nel proseguimento della trama il cui profilo psicologico sia appena abbozzato; certo, si tratta di una serie TV nata praticamente dieci anni dopo rispetto a Lost, e quindi il passo in avanti in termini di scrittura è ovvio, ma non per questo scontato; a maggior ragione perché il prodotto HBO è, fra le tante cose,soprattutto un trattato sul mondo dell'intrattenimento moderno e sui sentimenti che esso riesce a veicolare grazie ai personaggi proposti; ché, così come accade in Westworld, sono sempre più profondi, stratificati e reali, in una sorta di Inception (citazione fatta non a caso, dato che la serie è scritta, fra gli altri, da Jonathan Nolan) che si eleva al cubo dato che, nella suddetta serie TV, tanti dei protagonisti sono dei robot - e non si è mai troppo sicuri su chi lo sia e chi no.


Non concretissimo, eppure

Altro aspetto fondante per cui Westworld si distacca da Lost è riconducibile, si può dire, alla "concretezza" di quanto mostrato a schermo. Certamente anche in questo caso ci sono dei punti in comune fra le due serie TV: chi sono di preciso i naufraghi e gli ospiti di Westworld? Oppure: dov'è che sono geograficamente situati il parco e l'isola? Tutti aspetti piacevolmente nebbiosi, insomma. Per il resto, almeno al momento, la serie HBO ha poco altro a che spartire con la pietra miliare targata ABC, in particolare per la succitata concretezza. Sì, perché okay i misteri, elementi imprescindibili nella maggior parte dei prodotti seriali moderni e che nella serie di Jonathan Nolan sono presenti, come già detto, in gran dose (tra gli altri: chi è e che fine ha fatto Arnold? Cos'è il labirinto?); però in Lost spesso lo spettatore veniva lasciato in una sospensione quasi metafisica, resa emblematica dal discusso finale, e che più in generale si traduce in eventi o situazioni mai o mal spiegate al pubblico, come accadde ad esempio con i poteri del piccolo Walt, oppure con il ‘Fumo nero', la cui natura cambiò radicalmente da una stagione all'altra. In Westworld tutto ciò non accade; almeno in questo suo primo anno, ogni mistero è lì per un preciso motivo, e lo spettatore magari non sa il perché, però non viene mai lasciato interdetto, non gli viene mai proposto un twist inspiegabile in virtù di quanto mostrato fino a quel momento. Banalmente si potrebbe dire che Westworld è una serie TV che si è dovuta confrontare con una sola stagione, e quindi per ora i suoi sceneggiatori non hanno dovuto fare chissà quali giravolte per far tornare i vari colpi di scena. Solo il tempo ce lo dirà. In ogni caso, la sensazione è quella che il prodotto HBO non voglia mettersi sulla scia di Lost, con quella sua inclinazione al surreale; vuole fare semplicemente un'altra cosa, e quindi anche gli enigmi proposti sono radicalmente diversi, sia nella forma che nell'essenza. Perché Westworld non è il nuovo Lost.