A Discovery Of Witches: primo sguardo alla serie in arrivo su Sky Atlantic

Abbiamo guardato in anteprima i primi tre episodi della prima stagione di A Discovery of Witches, in arrivo su Sky basata sui romanzi di Deborah Harkness

anteprima A Discovery Of Witches: primo sguardo alla serie in arrivo su Sky Atlantic
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Il fascino dell'occulto è una delle attrazioni più potenti che l'essere umano conosca. Vampiri, demoni, streghe e creature sovrumane di ogni sorta vengono così a contatto con la nostra realtà, riuscendo, con alterne fortune, a lasciare un solco nella mente degli spettatori. Per questo motivo, quando ci siamo avvicinati a A Discovery of Witches, disponibile prossimamente tra le uscite Sky di gennaio 2020, siamo stati prontamente investiti da quella sensazione mista tra la curiosità e la paura di ritrovarsi per mano l'ennesimo racconto caratterizzato da temi e toni fin troppo usati - e se vogliamo abusati - negli ultimi anni. Per fortuna, dopo aver visto i primi tre episodi in anteprima, la serie TV ispirata ai romanzi della "Trilogia delle anime" di Deborah Harkness ha saputo in qualche modo stupirci, risultando sì carica di cliché e luoghi comuni sul tema, ma capace anche di differenziarsi parecchio sul fronte della narrazione, decisamente più matura, e con qualche spunto interessante.

Storie di streghe...

La giovane e bella Diana Bishop (Teresa Palmer), storica di giorno e strega di notte (seppur, in realtà, ella non ha mai accettato la sua natura paranormale), conduce un' esistenza tutto sommato ordinaria, per quanto possibile, in un mondo contemporaneo in cui però vampiri, streghe, demoni e tutte le altre creature di natura non umana non rappresentano una fetta oscura e sconosciuta della realtà, bensì risultano parte integrante della vita quotidiana.

Sotto una veste di apparente quiete, in cui l'equilibrio tra le varie specie risulta inattaccabile, si cela in realtà un giogo politico forte, violento, con l'obiettivo finale di assoggettare gli eterni rivali ed ottenere così il controllo più profondo di un potere se vogliamo intimo e non assoluto come si vede un po' in altri lidi. L'effimero equilibrio si rompe definitivamente proprio "grazie" alla protagonista che, dopo essere entrata in contatto con un misterioso manoscritto, attiva - seppur involontariamente - sia una parte dei suoi poteri, tendenzialmente sopiti, sia e soprattutto quelli che sono gli eventi della serie, almeno in queste prime battute.

Il misterioso manufatto, di cui la stessa esistenza viene messa in discussione, racchiude al suo interno dei segreti indicibili e potenzialmente devastanti, in particolare per quanto riguarda la specie dei vampiri. Questi ultimi, la cui rivalità eterna con le streghe continua imperterrita sotto le mendace spoglie di una fittizia tregua, parrebbero strettamente legati alla magia proibita racchiusa all'interno del manufatto, oggetto del desiderio delle streghe più potenti. Da un lato, dunque, c'è la volontà da parte delle streghe di distruggere quella che sembra una creazione indesiderata, dall'altra quella dei vampiri, terrorizzati dalle conseguenze dell'eventualità sopracitata.

Ad ergersi come baluardo della sua razza ma, siamo convinti, anche per altre ragioni più personali, vi è il vampiro ultra centenario Matthew Clairmont (Matthew Goode), il quale si avvicina pericolosamente alla bella Bishop un po' per difenderla da ciò che le accade intorno, con lo sgomento un po' di tutti a causa dell'odio tra le due razze di cui vi parlavamo, un po' per appropriarsi dello stesso manufatto, vera chiave di volta di un racconto in verità più interessante di quanto ci si potrebbe aspettare.

Narrazione audace, ritmo lento

Ciò che ci ha maggiormente stupito, di pari passo con una narrazione complessivamente interessante e ricca di spunti di forte interesse, è la qualità e soprattutto il ritmo con cui gli eventi si approcciano allo spettatore, profondamente diverso rispetto agli altri congeneri. Diciamoci la verità, da una serie TV con protagonista vampiri e streghe che si innamorano in modo proibito, dando vita al più blasfemo dei tabù, ci si aspetterebbe uno stile potenzialmente "caciarone", in cui la violenza leggera, le scene di sesso e le diramazioni amorose (leggasi sviolinate) la facciano da padroni. In realtà, invece, tutto ciò non accade o, almeno, in modo molto meno marcato e decisamente più sporadico di quanto ci si sarebbe potuti aspettare.

Nello show prodotto da Sky Productions e Bad Wolf, la cui sceneggiatura è stata affidata a "più mani" (Kate Brooke, Tom Farrelly, Charlene James, Sarah Dollard ) a farla da padrone è un ritmo compassato, delicato, lento sì ma quasi mai noioso, in cui si esaltano elementi come il dialogo, la riflessività dei personaggi e le intime manifestazioni sia d'affetto sia di odio. Anche gli stessi asti "politici" vengono illustrati in modo tendenzialmente diverso, non ad armi spianate per intenderci, ma vivono di una concezione diversa, che risiede ancora una volta nella volontà di creare qualcosa di nuovo, che si distanziasse dalla massa. Meno violenza e molta più introspezione, sembrerebbe urlare lo show, e tutto questo ci sembra una scelta più che azzeccata.

Idee brillanti, con qualche incertezza

Le differenze in termini di ritmo e nella qualità della narrazione non sono gli unici spunti interessanti che questi primi tre episodi hanno messo in mostra. A farci ben sperare per il proseguo della storia è, ad esempio, quell'immancabile vena di mistero che si cela dietro ad ogni show del genere che si rispetti, che in questo prodotto è caratterizzata da uno stile diverso. Abbiamo apprezzato molto, come dicevamo in apertura, la volontà di ambientare il tutto in un contesto in cui il sovrannaturale non è un mistero ma, anzi, rappresenta l'ordinaria amministrazione, e ciò si esalta in particolare in un momento preciso del primo episodio, che ha suscitato in noi un discreto interesse nei confronti di ciò che avverrà. Senza farvi spoiler, vi diciamo soltanto che i vampiri stessi analizzano il loro stesso sangue, a causa di sporadici fallimenti nella conversione degli esseri umani nella loro cerchia.

Niente di clamoroso, certo, ma si tratta comunque di uno spunto discretamente interessante. Decisamente meno intrigante è, paradossalmente, il personaggio di Diana Bishop, la protagonista. Un po' per un'interpretazione se vogliamo sottotono della Palmer, un po' per una scrittura del personaggio stesso, quest'ultimo si rileva sicuramente quello più carico di luoghi comuni e meno interessante di tutto il pacchetto. Dotata di poteri impressionanti - ma sopiti e incontrollati - e caratterizzata dalla misteriosa morte dei suoi genitori, la Bishop rappresenta inevitabilmente il punto di snodo di tutti gli eventi, ma per il momento non ci sembra un personaggio per cui parteggiare o, più semplicemente, a cui affezionarsi.

A Discovery Of Witches - Stagione 1 I primi tre episodi di A Discovery of Witches ci hanno complessivamente soddisfatto. Laddove eravamo assolutamente convinti di ritrovarci di fronte all'ennesima storia d'amore strappalacrime tra l'immancabile vampiro e (stavolta) una strega, ci siamo invece ritrovati di fronte un racconto sì per certi versi scontato, ma allo stesso tempo originale nella sua concezione di un universo paranormale vivo e pulsante, ma ben contestualizzato alla vita di tutti i giorni. A tutte queste buone idee, però, si contrappone una certa debolezza della stessa protagonista, che appare in questa analisi preliminare il vero punto debole dello show, a causa di una scrittura debole e carica di cliché. A conti fatti, comunque, siamo molto fiduciosi sul proseguo dello show ma, chiaramente, vi rimandiamo alla recensione completa, per una disamina più accurata ed esaustiva.