Doom Patrol 2: prime impressioni sulla serie DC, in arrivo su Amazon

La seconda stagione di Doom Patrol si rivela sorprendente e matura nei temi, senza rinunciare alla follia, ma in apertura sembra mancare qualcosa.

anteprima Doom Patrol 2: prime impressioni sulla serie DC, in arrivo su Amazon
Articolo a cura di

La prima stagione di Doom Patrol fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno: una serie che, nonostante i toni malinconici e quasi disperati di sottofondo, non rinunciava assolutamente ad immergersi nella follia, nell'assurdo e nel paradossale. Per non parlare poi delle squisite trovate meta-narrative portate dal villain, il meraviglioso Mr. Nobody (interpretato da un Alan Tudyk in stato di grazia).

Insomma, un telefilm completo e ricco di sfaccettature, magari un po' frenato dal ritmo discontinuo - dovuto però alla necessità di introdurre degnamente i protagonisti - e dal budget non proprio elevato, cui tuttavia la produzione ha rimediato con molta fantasia e competenza. D'altronde non è notizia di tutti i giorni trovare un prodotto che consenta di esplorare la mente di una persona con un disturbo dissociativo dell'identità e che contemporaneamente faccia urlare ad un cervello rinchiuso in un corpo di latta che un asino sia la porta per un'altra dimensione.

Ma nello straordinario mondo di Doom Patrol accadono cose persino più strane e la seconda stagione palesemente non mira a rivoluzionare l'insieme. È dunque particolarmente piacevole ritrovare quell'atmosfera bizzarra e fuori dalle righe, sebbene almeno nelle prime tre puntate che abbiamo visto in anteprima - la seconda stagione debutterà interamente su Amazon il prossimo 28 settembre - sembri mancare qualcosa.

Scatenare l'inferno sulla Terra

Avevamo lasciato la pattuglia più disadattata di sempre al settimo cielo dopo la vittoria su Mr. Nobody. Un trionfo però giunto a caro prezzo: gli inganni di Niles (Timothy Dalton) sono ormai noti, ovvero che tutte le disavventure di cui sono state vittime Rita (April Bowlby), Cliff (Brendan Fraser), Larry (Matt Bomer) e Jane (Diane Guerrero) non furono incidenti, ma piani orchestrati dallo stesso Capo per studiare modi di garantirsi l'immortalità.

E non dimentichiamo che adesso il gruppo, a parte Larry, è ridotto a dimensioni minuscole e vive nelle miniature che Cliff ha accumulato negli ultimi 30 anni, con il povero uomo bendato costretto a cucinare ogni giorno delle porzioni in scala per i suoi amici. La vera novità è rappresentata dalla presenza costante della figlia di Niles, Dorothy (Abigail Shapiro), l'unico motivo per cui quest'ultimo è talmente ossessionato dall'immortalità. Dorothy, infatti, si dimostra sin da subito una bambina tanto dolce quanto pericolosa, in grado di evocare e perdere il controllo dei suoi amici immaginari. E, finché Danny la Strada non ricresce dal suo stato attuale di mattone, il compito di impedirle di scatenare l'inferno sulla Terra ricade proprio sull'indifferente Doom Patrol.

È palese quale sia il primo effetto di un simile intreccio: aumentare a dismisura l'impatto emotivo. Ormai lo spettatore conosce questi personaggi e, per quanto possa ancora empatizzare con i rimorsi da padre e marito di Cliff o la vita persa per sempre di Larry, non può bastare ancora una ripetizione del genere. Adesso ogni membro di questa illogica banda ha imparato, chi più chi meno, ad accettare la propria condizione e quindi era necessario cambiare le carte in tavola.

Perciò la convivenza forzata con un Niles totalmente diverso da quello che avevamo imparato a conoscere riesce a creare una tensione inedita, molto più intensa, e lo si intravede in qualunque dialogo. È quasi un tutti contro tutti, legati soltanto dalla necessità e dalla decenza di aiutare un minimo una bambina innocente, che non ha alcun tipo di colpa e coinvolgimento nei crimini del padre. Ecco, si può dire che la seconda stagione di Doom Patrol inizi con dei toni inaspettatamente più profondi e maturi, senza in alcun modo ritrattare i momenti più folli e nonsense.

Come ribadito però in apertura, sembra mancare qualcosa in queste prime puntate. Una serie di indizi sparsi riconducibili ad un problema più generale: manca un vero e deciso obiettivo. La prima stagione, nonostante il suo carattere introduttivo, iniziava sì lentamente, ma si apriva in modo chiaro con uno scopo e una nemesi, mentre invece ora è tutto un po' più vago e fumoso.

Anche le vicende di Cyborg (Joivan Wade) e Jane sembrano deviazioni - per quanto potenzialmente eccellenti e già ora intriganti - dal tessuto narrativo, piuttosto che parti integranti di esso. Nulla però è ancora stabilito e c'è tempo in abbondanza per sorprenderci e farci ritrattare ma, in breve, la sensazione è che davvero manchi qualcosa a questa seconda stagione di Doom Patrol, nonostante l'ottimo livello qualitativo.

Doom Patrol - Stagione 2 Doom Patrol sta per ritornare e già questa di per sé è una notizia favolosa. Le avventure della banda più disagiata e disadattata di tutti i tempi - almeno per quanto riguarda la serialità televisiva - riprendono immediatamente da dove si erano interrotte e con gli stessi ingredienti che avevano reso grande la prima stagione. Tanto umorismo, Cliff che prende a calci dei topi anche in dimensioni minuscole, paradossalità mescolata a follia in ogni angolo e la solita dose inaspettatamente matura e dolorosa di tematiche profonde. È un piacere anche solo ritornare in una simile atmosfera e rientrare in contatto con questi personaggi, le loro bizzarrie e i loro dolori. Da questo punto di vista l'intreccio della seconda stagione non fa altro che aumentare il profondo impatto emotivo, scatenando un vero e proprio tutti contro tutti dovuto agli inganni di Niles. Tuttavia, è impossibile non notare che almeno nelle puntate iniziali manchi qualcosa, seppur la qualità si attesti su ottimi livelli. Manca un villain carismatico come Mr. Nobody con le sue trovate meta-narrative e per ora la serie punta più che altro su qualcosa di più vago e fumoso. Bisognerà attendere il 28 settembre per sapere se questa scelta, sulla lunga, ripagherà.