Hausen: primo sguardo alla miniserie horror tedesca Sky Original

Abbiamo visto in anteprima le due puntate iniziali di Hausen, in arrivo su Sky Atlantic. Mistero e orrore in una storia brutale e spaventosa.

anteprima Hausen: primo sguardo alla miniserie horror tedesca Sky Original
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Il 2021 per Sky si è aperto con tante novità. Nel novero dei prodotti seriali distribuiti nel mercato europeo dal colosso di Jeremy Darroch - vi segnaliamoRaised by Wolves di cui siamo rimasti colpiti - anche le produzioni originali continuano a far parte dei progetti dell'azienda in pianta stabile. Fiore all'occhiello degli Sky Studios è, in questo momento, il suo distaccamento tedesco, che da anni opera costantemente alla ricerca di nuove forme espressive di qualità da donare a un pubblico sempre più internazionale. L'ultima fatica degli studios di Berlino è Hausen, una miniserie horror che affonda le sue radici nel recente sperimentalismo mitteleuropeo per dare una ventata di aria fresca a un genere che sembra sempre più figlio degli abusi stilistici e narrativi da esso subiti negli ultimi decenni.

Abbiamo avuto l'occasione di assistere in anteprima ai due episodi iniziali (di otto totali) dello show. Tra atmosfere dark e cupe, e un opprimente senso di claustrofobia, cosa ne pensiamo di questo nuovo prodotto? Nel corso dell'articolo cercheremo di analizzare punti di forza ed eventuali criticità che Hausen ha mostrato nei suoi primi 100 minuti di storia.

Il condominio degli orrori

Il punto di partenza di tutto l'intreccio è chiaro fin dai primi istanti di scena: protagonisti del racconto sono un padre, Jaschek (interpretato da Charly Hübner) e un figlio, Juri (Tristan Göbel), che dopo la morte della moglie e madre della famiglia si trasferiscono in un complesso residenziale nella periferia di una città senza nome (ma che è evidentemente ispirata a Berlino), un vero e proprio Plattenbau tipico degli anni della Guerra Fredda. Le tonalità grigie e cupe della fotografia fanno sembrare anche i colori più accesi piuttosto tenui, permettendo subito di capire il carattere della narrazione. Il ritratto della periferia che appare è triste, malandato e poco speranzoso, con i personaggi che da subito si mostrano più come ombre che come esseri umani.

Nei minuti iniziali si scopre che la motivazione che ha portato Jaschek e Juri in un posto così cupo riguarda il fatto che il padre è un manutentore, e ha il compito di mantenere funzionante un palazzo che in realtà sembra già morto. Il desiderio di ordine e di riparare ciò che non funziona sembra parte integrante del carattere dell'uomo, determinato a far funzionare la permanenza dei due in un luogo all'apparenza ostile e a dimostrarsi ottimista con il figlio e con l'inquilina Cleo (Lilith Stangenberg), bisognosa di aiuto. Totalmente opposto è invece il carattere del sedicenne Juri, schivo e osservatore, che guarda con circospezione un posto dall'aspetto sinistro e colmo di dolore.

Il terzo personaggio di cui si segue la storia da vicino è Scherbe (Daniel Sträßer), marito indigente di Cleo che deve occuparsi del figlio neonato della coppia mentre la madre lavora. È tramite Scherbe che è possibile approfondire quanto sia difficile e misera la vita del palazzo e dei suoi dintorni, ma lo sguardo che ci viene fornito è privo di qualsiasi intento di compassione: il mondo descritto dalla serie è brutale e atroce, ma anche statico e anaffettivo, come se fosse una realtà nella quale l'uomo ha perso ogni caratteristica che lo rende diverso dagli altri animali. Proprio in questo contesto, l'orrore può agire liberamente e sprigionarsi per inghiottire nel male chiunque graviti intorno al Plattenbau maledetto.

Una comunità terrificante

Ciò che emerge di più, al termine dei primi due episodi, è tuttavia la minuzia espressiva con la quale viene descritto il principale protagonista di tutto il racconto, ovvero il palazzo. Non si tratta di un setting suggestivo e affascinante, o di un contesto che permetta di approfondire la storia. L'ambientazione di Hausen è un vero e proprio essere vivente, un microcosmo che respira e che si muove in relazione a coloro che vi abitano all'interno. Il mistero principale dello show - presentato in maniera più velata nel primo episodio per diventare evidente nel secondo - riguarda la natura malvagia e senziente dell'intera costruzione. La vera manifestazione della volontà e del potere di questo luogo spaventoso si trova insita nella natura dei suoi inquilini.

Chiunque viva all'interno della struttura è suo malgrado membro di quella che è una vera e propria comunità, con regole e convenzioni diverse dal mondo esterno. L'universo è diverso, il suo ordine è diverso. La società ha dimenticato le figure che ritroviamo durante la storia, e loro si sono riunite e hanno ricomposto quella che potrebbe essere definita un'utopia agghiacciante e terrificante.

La critica sociale è evidente, e la forma racconta più di quanto il contenuto potrebbe fare. A colpire non sono gli avvenimenti, ma quanto essi siano rappresentati come dei frammenti scomposti di un mondo che ha perso la sua integrità. Scene apparentemente non correlate tra loro si riuniscono grazie al sapiente utilizzo del montaggio parallelo, gli angoli più bui e nascosti sono colmi di dettagli che l'ambiente circostante spoglio non possiede. Forse si trova proprio in questo punto il vero intento di Till Kleinert e Anna Stoeva, ideatori dello show. Il palazzo rappresenta in maniera perfetta uno specchio del mondo esterno, dove troviamo una spaccatura tra i piani alti dove si trova chi è interessato a mantenere l'ordine così com'è, e i piani bassi dove invece c'è chi vorrebbe cambiarlo l'ordine, e fuggire dalla morsa di un ambiente che sembra risucchiare via ogni sentimento.

Liberaci dal male

L'osservazione che questo show ben rappresenta le nuovi correnti sperimentali del centro Europa è particolarmente visibile nel ritmo del racconto. La storia procede lentamente, in maniera riflessiva e introspettiva, e non ha mai intenzione di bombardare gli spettatori con abbondante esposizione, anche quando (va detto) forse sarebbe necessario per comprendere meglio ciò che avviene sullo schermo. Improvvise accelerazioni, che a volte durano qualche secondo e a volte intere scene, servono a confondere e a estraniare chi assiste alle vicende narrate. Anche in questo senso, ci troviamo di fronte a un'opera squisitamente "del Vecchio Mondo", perché l'elemento horror non è che un mero espediente per presentarci il lato più macabro che Hausen vuole mettere a nudo, ovvero quello della perversione umana. Tra abusi, povertà, violenza e ostilità, l'immagine che ci trasmette la serie è quella di un genere umano ormai totalmente vittima di sé stesso e della propria malvagità.

Messi da parte i pregi - ai quali aggiungiamo anche una regia brillante, piena di asimmetrie e con un utilizzo della profondità di campo che ricordano lo stile di grandi maestri del cinema contemporaneo - le prime due puntate non sono tuttavia esenti da difetti. Il primo, lo abbiamo già accennato, riguarda il ritmo della narrazione. Se, da un lato, è apprezzabile l'idea di non voler sovraccaricare di concetti il suo pubblico, dall'altro è innegabile che alcune parti risultino troppo lunghe e altre invece fin troppo brevi per la quantità di elementi presenti in scena.

Inoltre, l'idea di base (che già non si può definire innovativa) rischia di risultare ripetitiva se non si cercherà di investire nell'ampliamento della storia che abbiamo visto finora. Infine, per quanto la gestione della macchina da presa sia magistrale, spesso ci è capitato di chiederci se alcune scene, molto slegate tra loro, non fossero più che altro un esercizio di stile piuttosto che un modo elegante di portare avanti la trama.

Tuttavia, considerando che l'intero show è stato girato nel 2019, è ancora più sconvolgente pensare a come l'intero mirco/macrocosmo del palazzo viva quasi in quarantena rispetto al resto del mondo. La futura riuscita (o meno) di questa serie sarà da valutare in base a quanto il suo motore principale sarà un elemento incisivo. Isolato per leggi e valori che vigono al suo interno, qual è il terribile segreto che nascondono le mura della costruzione? Come sarà possibile uscire da questo ciclo di follia che sembra aver completamente inquinato le menti di chi vive sotto lo stesso gigantesco tetto? Non ci resta che scoprirlo nel prosieguo di un prodotto che sembra aver tutte le carte in regola per essere un buon successo - senza diventare necessariamente un capolavoro - anche nel nostro Paese.

Hausen Hausen non è di certo tra gli show più semplici da “digerire” per il pubblico. A tratti lento e riflessivo, ha comunque il pregio di presentare un intreccio interessante (per quanto non innovativo) e di aver puntato sulla ricercatezza tecnica piuttosto che sulla complessità della narrazione. Il punto di forza della serie è, senza dubbio, il suo stile, che potrebbe piacere a coloro che apprezzano l'espressionismo cinematografico. In definitiva, è un prodotto che convince? Sì, ma solo in parte: attendiamo di scoprire come la trama verrà portata avanti per un giudizio finale. In ogni caso, ne consigliamo comunque la visione, almeno dei primi due episodi.