Netflix

Ragnarok: prime impressioni sulla serie danese di Netflix

Ci siamo prontamente fiondati alla visione di Ragnarok, serie TV originale Netflix di produzione interamente danese. Ecco le nostre prime impressioni.

anteprima Ragnarok: prime impressioni sulla serie danese di Netflix
Articolo a cura di

Le leggi del mercato dell'industria Serial TV non hanno un'identità ben precisa e, spesso, variano continuamente da contesto in contesto. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un susseguirsi frenetico di show dal sapore e dal target sempre diverso, capaci però in qualche modo di lasciare il segno come non accadeva da molto tempo. La voglia di innovare, però, non è sempre da considerarsi un potenziale punto a favore. Per questo motivo, spesso si preferisce virare verso lidi più sicuri, più stabili o, nel nostro caso specifico, imboccare una strada che si colloca esattamente a metà tra la voglia di tirare fuori qualcosa di originale e quella di utilizzare asset affidabili, una sorta di cavallo vincente nel pieno della sua carriera.

Si basa, grossomodo, su questa premesse la nuova interessante serie TV di produzione danese Ragnarok, disponibile tra le serie TV su Netflix di gennaio 2020, nell'ultima giornata di un mese che ha saputo regalare ai fedelissimi del servizio di streaming in abbonamento diversi spunti interessanti. Lo show ideato e creato da Adam Price, con alla regia la coppia Jannik Johansen e Mogens Hagedorn, arriva su Netflix forte di un grande orgoglio nazionale, poiché anche la stessa casa di produzione SAM Productions (danese) rappresenta l'ultimo tassello di un prodotto confezionato interamente "in casa" e che ha come riferimento proprio il fascino della cultura del Nord Europa. Ragnarok, il cui stesso significato indica la fine del mondo secondo la cultura norrena, è uno show particolare, che unisce elementi come la fine del mondo alla reincarnazione, passando per argomenti più attuali come i disastri ambientali figli dello scioglimento dei ghiacciai e la crisi ambientale, il tutto accompagnato da una vena da teen drama predominante e che, a sorpresa, spesso funziona. Dopo aver visto il primo episodio, siamo discretamente convinti che questo show abbia le potenzialità per dire la sua, contestualizzando l'opera al giusto target di riferimento.

Datemi un martello...

Il primo episodio fa da apripista a una serie di eventi raccontati in maniera rapida e diretta, con la totale assenza di momenti "morti" e, dunque, con un ritmo generale complessivamente più che godibile. La vicenda ruota intorno al ritorno nella cittadina di Edda, funestata dalla piaga dell'inquinamento di cui molti sembrano non curarsi minimamente, dei fratelli Magne (David Stakston) e Laurits (Jonas Strand Gravli) e della madre Turid (Henriette Steenstrup), "scappati" da quel luogo anni prima a causa di una tragedia le cui conseguenze si fanno ancora sentire.

L'arrivo in città del terzetto mette subito in moto i misteriosi e apparentemente complessi eventi della storia, che sembrano innescarsi causa di Magne, il più grande dei due, la cui condizione mentale e fisica sembra nascondere segreti ben lontani dall'umana concezione. Il tutto sommato piacevole nuovo inizio della famiglia è destinato però a non durare, a causa di un evento tanto tragico quanto inspiegabile di cui non vogliamo anticiparvi nulla, destinato a sconvolgere la vita non soltanto dei nuovi arrivati, ma anche e soprattutto dei misteriosi residenti.

Un po' Percy Jackson, un po' Élite

Vi avevamo accennato, non a caso, della volontà degli sceneggiatori di basarsi sì su argomenti originali, ma con basi strutturali più solide. Il risultato è un prodotto che unisce, in qualche modo, diversi congeneri, prendendone gli aspetti se vogliamo migliori e - almeno per il momento - cercando di evitare di ereditarne i tratti meno riusciti. Pensiamo, ad esempio, a Percy Jackson e in particolare ai suoi adattamenti cinematografici, in cui a popolare la Terra vi era la prole delle divinità, ma anche una lunga lista di creature, nascoste in qualche modo agli occhi e allo sguardo comune.

Questa influenza tematica si avverte allo stesso modo, ma in maniera più evidente in alcuni passaggi e più astratta in altri, per un risultato complessivamente piacevole e che riesce a dare il giusto equilibrio tra la sempre apprezzata vena fantasy e la voglia di assistere a qualcosa di più "maturo." Ciò si riversa in una società tremendamente attuale, figlia della moda e che affonda le proprie radici in elementi quali il bullismo e il razzismo, descritti però con un piglio decisamente meno drastico che in altre produzioni, come ad esempio Élite.

La società di Ragnarok è però una società più evoluta, meno assente e soprattutto più consapevole di quanto le accade intorno, in cui tutti sembrano avere un ruolo preciso in una catena di event ben definita. Ne viene fuori un primo episodio molto interessante, in cui il mistero la fa da padrone, e le cui basi potrebbero rivelarsi ben più solide di quelle attese alla vigilia.

Ragnarok Il primo episodio di Ragnarok ci ha saputo convincere, consapevoli di trovarci di fronte ad un prodotto che si rivolge ad un target molto giovane. Si avverte il fascino della mitologia norrena, più viva e attuale che mai all’interno del mondo “contemporaneo”. L'elemento più interessante è il motore stesso del racconto, i fratelli Magne e Laurits, le cui caratteristiche fisiche e attitudinali sembrano richiamare con forza un binomio ben chiaro e famoso a tutti gli appassionati dell'immaginario di riferimento. Insomma, gli dei, nel senso stretto della parola, camminano tra noi... e ne vedremo delle belle!