The Last of Us diventa una serie TV di HBO: come si riadatta un capolavoro?

Originariamente pensata come un film, la trasposizione del videogioco Naughty Dog diventerà una serie prodotta da Neil Druckman e l'autore di Chernobyl.

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Come si racconta nuovamente un capolavoro? Come si traspone uno storytelling, che nel suo habitat naturale era pressoché perfetto, in un medium che ne condivide alcuni canoni concettuali? Perché il lavoro svolto da Naughty Dog sul primo capitolo di The Last of Us (in attesa di capire se il sequel gli renderà onore) sconfina facilmente dall'ambiente videoludico e abbraccia una cura per l'immagine di stampo cinematografico e una narrativa climatica molto vicina al racconto seriale, seppur non episodico. Il dubbio sorge in un'accezione simile all'operazione Parasite, tant'è che abbiamo già provato ad interrogarci su come potrebbe essere il remake televisivo annunciato da HBO qualche mese fa.

Ma il colossale network statunitense non sembra volersi fermare, aggiungendo alla propria sconfinata scuderia un progetto altrettanto ambizioso: l'annuncio della serie TV ispirata a The Last of Us ha sconvolto un web che pare entusiasta all'idea di immergersi nuovamente nell'universo postapocalittico reinventato dal team di sviluppo americano, ormai pronto a sfidare apertamente il survival horror televisivo lanciato da The Walking Dead. Da un lato abbiamo l'azienda migliore in cui la serialità globale potesse riporre le proprie speranze, HBO, che da oltre dieci anni è sinonimo di garanzia e potenza creativa. D'altro canto, a tenere ben salde le redini di questa operazione, ci sono sulla carta i migliori nomi che la compagnia potesse offrire.

Dal videogioco alla serie

Produttori esecutivi, nonché sceneggiatori, della serie TV di The Last of Us saranno niente meno che Craig Mazin, il creatore dell'incredibile Chernobyl, e Neil Druckmann in persona, director e writer del videogioco originale. Una coppia che affascina e suggestiona: la presenza di Druckmann suggerisce che l'impronta creativa di Naughty Dog si farà sentire sulla lavorazione del prodotto, e garantisce almeno in partenza la volontà di attenersi con una certa fedeltà ai meccanismi narrativi, stilistici e strutturali dell'opera videoludica.

Ma il talento artistico dello sviluppatore incontrerà l'esperienza e la penna di un autore che ha saputo raccontare splendidamente una storia di catastrofe, il collasso di una società, la claustrofobia e l'angoscia di un piaga artificiale che ha distrutto milioni di vite. Ed è proprio su quest'ultimo fronte che l'annuncio bomba giunto in queste ore ci fornisce alcuni preziosi strumenti per dedurre in cosa potrà differenziarsi l'adattamento televisivo.

Le potenzialità dell'universo di The Last of Us

In una prima istanza era lecito chiedersi se la serie TV ispirata a The Last of Us avrebbe trasposto fedelmente le vicende del videogioco o se, piuttosto, le potenzialità narrative dell'opera primaria non possano offrire degli spunti per espandere un universo già noto e raccontare storie inedite, parallele o passate rispetto alla straordinaria epopea di Joel ed Ellie.

Sarebbe affascinante, ad esempio, esplorare storyline antecedenti al viaggio dei due protagonisti, ad esempio scoprendo la genesi del gruppo delle Luci o addirittura vivendo in prima persona le origini del virus e i primi giorni di diffusione dell'epidemia, gli stessi in cui un 30enne Joel iniziava la sua vita da contrabbandiere dopo la tragica morte di sua figlia Sarah.

Un'altra storia potenzialmente interessante riguarda la misteriosa madre di Ellie e i trascorsi della giovane protagonista. Un segreto che potrebbe anche venire svelato durante The Last of Us Part 2 e che per questo motivo ci sembra in apparenza lontano come ipotesi principale per la narrativa della serie.

Il viaggio di Ellie e Joel

A scogliere qualche dubbio è intervenuto Craig Mazin in persona, che sui propri canali social ha fornito qualche interessante indizio. Ha tinto i propri account con i colori e le immagini del videogioco Naughty Dog, ha scelto un primo piano di Ellie come avatar Twitter e ha persino rassicurato i fan sulla fedeltà rispetto alla caratterizzazione originale dei personaggi principali, in primis riguardo l'omosessualità della giovane compagna di Joel.

Un segnale chiaro e potente sugli obiettivi della produzione: mettere sempre e comunque al centro l'alfa e l'omega imprescindibili del capolavoro Naughty Dog: l'amore paterno, profondamente umano e drammatico, di Joel, e il senso di smarrimento della giovane Ellie, il bisogno di appartenenza e la sua intraprendente determinazione.

Qualora la serie decida di trasporre l'opera sin dall'inizio, le conoscenze sulla struttura narrativa del primo capitolo di The Last of Us ci permettono di immaginare chiaramente l'andamento narrativo del prodotto: un racconto di viaggio, che per ironia della sorte è scandito dalle stagioni, quelle naturali. Autunno, inverno e primavera. Le fasi dell'esodo di Joel ed Ellie si snoderebbero attraverso un climax di - forse - una decina di episodi, durante i quali HBO potrebbe impreziosire la materia originale con qualche "filler" ben piazzato che possa adattarsi alle esigenze della storia principale. L'intento e la necessità creativa del binomio tra HBO e Naughty Dog potrebbero però andare ben oltre il valore promozionale del prodotto rispetto all'opera primaria, andando piuttosto ad inserirsi come vera e propria congiunzione nell'universo narrativo dell'esclusiva Sony. Un racconto dunque incastrato nei cinque anni che passano tra il primo e il secondo capitolo: dettagli utili e preziosi per approfondire il legame tra i due protagonisti e il motivo della loro separazione, ma anche per seguire con più accuratezza la crescita di Ellie e il suo percorso all'interno della comunità. E ovviamente la nascita del suo rapporto con Dina: un elemento che sarà centrale nell'evoluzione psicologica dell'anti-eroina creata da Nei Druckmann e di cui, sospettiamo, le sorti narrate in The Last of Us Part 2 si riveleranno cruciali per capire qualcosa in più sull'adattamento televisivo targato HBO. Tutto, probabilmente, sarà più chiaro a partire dal prossimo 29 maggio.

The Last of Us HBO Ci sarà modo di ragionare ulteriormente sulle sfide produttive, oltre che creative, di questo sorprendente annuncio: se dal punto di vista della scrittura possiamo rimanere fiduciosi sul binomio composto da Druckmann e Mazin, d'altro canto è lecito aspettarsi investimenti importanti sul fronte di HBO, che nell'ultimo decennio ha riscritto le regole del medium televisivo e innalzato l'asticella qualitativa dei prodotti seriali. Nel frattempo, in attesa di mettere le mani su The Last of Us Parte 2 e di scoprire nuovi dettagli sulla serie TV ispirata al videogioco Naughty Dog, non possiamo che rimanere alla finestra, consapevoli che non sarà affatto facile riadattare un vero e proprio capolavoro dell'intrattenimento contemporaneo. Non ci resta che augurarci che anche Craig Mazin, guidato e supportato dall'impronta stilistica di Neil Druckmann, possa... seguire le Luci.