Tutta Colpa di Freud: Claudio Bisio è su Amazon Prime Video

Dopo il film del 2014, arriva la serie di Tutta colpa di Freud: abbiamo avuto la possibilità di vedere i primi quattro episodi per averne una prima idea.

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Paolo Genovese è indubbiamente molto affezionato alla storia messa in piedi nel lungometraggio Tutta colpa di Freud. Ancor prima del film, che è stato distribuito nel 2014, il regista italiano aveva pubblicato un romanzo dallo stesso titolo, dal quale poi aveva deciso di trarne la nota pellicola con protagonista Marco Giallini nei panni di Francesco Taramelli.

A distanza di sette anni debutta anche la serie televisiva, che di Genovese ha solo il soggetto e il titolo (qui potete recuperare la nostra recensione di Tutta Colpa di Freud), avendo poi cambiato anche gli interpreti.Al posto di Giallini, che era uno psicanalista cinquantenne, separato e padre di tre figlie, stavolta c'è Claudio Bisio, stesso mestiere, coetaneo, sempre padre di tre figlie e anche in questo caso separato, in cerca di una possibile nuova storia d'amore. Lo show arriverà il 26 febbraio su Prime Video (qui le altre uscite Amazon di febbraio) e abbiamo avuto l'occasione di vedere in anteprima quattro episodi degli otto totali, che saranno disponibili sin dal primo giorno, per un binge watching completo.

Freud e il complesso del reboot

Come è possibile intuire e come ci è stato anche mostrato nel corso dei primi quattro episodi, la vita di Claudio Bisio, anche in questo caso nei panni di Francesco, ripercorre in maniera abbastanza pedissequa quanto visto nel film del 2014. A complicare la situazione di salute dello psicanalista è la decisione, da parte della figlia più giovane, di lasciare la casa nella quale vive col padre, per dare il via al proprio viaggio verso la libertà. Grande appassionata di social network, trascorre le sue giornate nei panni di una influencer wannabe, attirando su di sé le critiche della sorella maggiore, intanto impegnata con l'organizzazione del proprio matrimonio. Nel mezzo, l'ultima figlia, alle prese con le angherie delle problematiche accademiche, tra ricerche universitarie non sovvenzionate e raccomandazioni che la scavalcano.

Tutta Colpa di Freud non si configura, insomma, come uno spin-off, ma come una sorta di reboot di quell'idea avuta sette anni fa, ricalcando lo stesso canovaccio, ma entrando in alcune vicende che differiscono dalla trama originale, modernizzandosi e omologandosi a quella che, a distanza di sette anni, è effettivamente una nuova generazione.

Nuovo psicanalista, stessa famiglia

Se con Giallini avevamo affrontato uno psicanalista tendente al burbero e spesso un po' chiuso verso il mondo esterno, con Claudio Bisio la musica cambia: il padre di famiglia è comprensivo, aperto, disponibile ad accettare qualsiasi novità da parte delle figlie. Per lui i rapporti omosessuali non rappresentano un problema: si evade del tutto dalle brutture rappresentate dalle dicotomie che vogliono porre l'accento su genitori incapaci di rapportarsi con i temi odierni, travalicando questo aspetto e arrivando a una comprensione molto più umana delle problematiche delle figlie.

All'interno di questa struttura, per provare a svecchiare ancora di più la terminologia e introdurre anche uno spaccato tra le vecchie e le nuove generazioni, si affida a Max Tortora il compito di vestire i panni di un autista alle prese con un mondo nuovo che gli si apre dinanzi agli occhi, partendo da un headhunter da scarrozzare in giro per Milano.

Il suo rapporto con Francesco crea anche la linea comica dell'intera serie, che non punta a diventare un insieme di situazioni comiche, ma una gradevolissima commedia situazionale in grado di parlare a un pubblico vasto, ma senza voler intessere della pedagogia o delle situazioni che vogliono porre l'accento sull'insegnamento.

Claudio Bisio, in queste prime quattro puntate, si conferma molto a suo agio nel ruolo dello psicanalista, soprattutto quello molto poco austero, ma in preda a difficoltà che gli porteranno ad aver bisogno, lui stesso, ad affidarsi a un professionista. Un ruolo che gli aveva cucito addosso già Massimiliano Bruno in Confusi e felici, e che a Bisio sembra calzare perfettamente. Infilato in una trama orizzontale che sembra funzionare, in attesa di sapere come andranno a districarsi le sottotrame messe in piedi dalla sceneggiatura, Tutta colpa di Freud offre uno spaccato gioviale divertente e scanzonato, che intrattiene, senza voler pretendere nulla di particolare e con l'unica volontà di raccontare la modernità milanese, impreziosita, in questo caso, anche da scorci della città gradevoli e da un Bisio in grado di fare anche da cicerone al fratello, arrivato da Roma con non tantissima voglia di emarginarsi e scoprire un mondo nuovo.

Il film che diventa seriale

A conti fatti, siamo dinanzi a un lavoro che in Italia sta diventando consuetudinario per quanto riguarda la serialità: basti pensare a quanto avvenuto con Immaturi, Suburra, Romanzo Criminale e Gomorra, anche se quest'ultimo con un contesto diverso. Tutte serie che sono state tratte da un film preesistente che aveva tracciato la strada per la storia principale. E il regista, Rolando Ravello, che aveva già curato l'operazione seriale di Immaturi, sa muoversi in maniera più che agevole in Tutta colpa di Freud, confermandosi un buon adattatore di vicende narrate sul lungo corso. I primi quattro episodi non ci sono risultati, infatti, diluiti, né la storia s'è presentata come prolissa e impregnata di eventuali filler che andassero a inficiarne il ritmo. La sceneggiatura sceglie, infatti, di presentarci in corso d'opera la vita di Francesco, senza temporeggiare in maniera prolissa nei primi episodi: Ravello sa di averne otto a disposizione, ma non per questo trasforma la prima metà della serie in un riassunto degli eventi dei quali non abbiamo avuto visione.

Passo dopo passo, momento dopo momento, Claudio Bisio si ritrova ad interfacciarsi con dei flashback, soprattutto per spiegare il rapporto con la moglie, tutti generati dal tocco di determinati oggetti ritrovati in casa. In egual modo, la storia delle tre figlie viene snocciolata attraverso diversi eventi scatenanti disseminati già nei primi episodi, tra i quali si esalta sicuramente il racconto pensato per la figlia più giovane, Emma, destinata a diventare una influencer.

Se infatti le altre due figlie si ritrovano a vivere le problematiche dell'età adulta legate a stereotipi degli intrecci amorosi tra colleghi universitari e matrimoni interrotti, Emma riesce a offrire uno spaccato diverso sulla vita moderna, supportata da un buon Luca Bizzarri: l'attore genovese, diversamente dai ruoli giocosi visti in Immaturi, stavolta prova a vestire i panni del tenebroso e cinico proprietario di un'agenzia di comunicazione, desideroso di far spiccare il volo alla carriera della ragazza, ma anche la loro relazione. Senza diventare troppo bacchettoni nell'affrontare il discorso degli influencer e mantenendo sempre una superficialità nei contenuti che non appesantisce la narrazione, anche l'argomento social viene sciorinato in maniera leggiadra, almeno per il momento.

Tutta Colpa di Freud - Stagione 1 I primi quattro episodi di Tutta Colpa di Freud vanno a riscrivere il film del 2014 di Paolo Genovese, offrendoci una declinazione diversa da quello che ci aspettavamo di vedere. Come già detto, al posto di Giallini abbiamo un Bisio molto più umano e per questo più impacciato, alle prese con delle figlie che a loro volta devono affrontare problematiche moderne, a partire dalla volontà e dal desiderio di diventare un'influencer o anche di provare ad avere una relazione omosessuale. Il tutto intrecciato, per adesso, con un ritmo che non addormenta mai la scena e che non va mai a rallentare troppo l'andamento della vicenda. In attesa di poter vedere i prossimi quattro episodi a disposizione, restiamo fiduciosi per il lavoro svolto da Ravello, che già con Immaturi era riuscito a intessere una ragnatela di trame e sottotrame funzionanti.