ZeroZeroZero: la nuova serie Sky Original dai creatori di Gomorra

Abbiamo incontrato registi e attori di ZeroZeroZero, la nuova produzione Sky Original ispirata al libro di Roberto Saviano e in uscita il 14 febbraio.

anteprima ZeroZeroZero: la nuova serie Sky Original dai creatori di Gomorra
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Un racconto di viaggio. Di una singola partita di cocaina, che dai porti del Messico si dirige via mare verso l'Italia. I venditori sono i vertici del narcotraffico messicano, i compratori gli esponenti di un potente clan della ‘Ndrangheta calabrese. In mezzo c'è la famiglia Lynwood: broker americani, proprietari di una compagnia navale di trasporto merci a New Orleans. Sono forse i veri protagonisti di questa storia, invischiati in un pericoloso e letale gioco di potere tra i signori del crimine ai due poli opposti del globo. Questa sarà la storia di ZeroZeroZero, serie TV Sky Original prodotta con Cattleya, in arrivo su Sky Atlantic e NOW TV a partire dal 14 febbraio, con Stefano Sollima (Romanzo Criminale, Gomorra - La Serie) in veste di regista dei primi due episodi e di creatore insieme a Leonardo Fasoli e Mauricio Katz.

Abbiamo visto nuovamente le prime due puntate della produzione, che ci hanno confermato le ottime impressioni su ZeroZeroZero dopo l'esordio alla Mostra del Cinema di Venezia. In seguito abbiamo incontrato produttori, creatori e protagonisti della serie, che ci hanno permesso di approfondire tanti retroscena sulla prossima grande master piece del genere crime. Questa volta non parliamo soltanto dello scenario italiano, di cui proprio Sollima è ormai il re indiscusso: dopo aver riscritto le regole del genere con Romanzo Criminale e Gomorra, il regista firma un progetto di respiro internazionale, che riunisce sotto un unico blasone location, cast e produttori di continenti diversi. America, Europa e Africa: ZeroZeroZero è uno dei prodotti più ambiziosi della TV e oggi vi raccontiamo perché.

Stefano Sollima e Cattleya raccontano il narcotraffico

Per chi non lo sapesse, ZeroZeroZero è liberamente ispirata al romanzo bestseller di Roberto Saviano. Liberamente perché l'opera dell'autore di Gomorra, pubblicata nel 2013 da Feltrinelli, è soprattutto un romanzo d'inchiesta che ripercorre a livello storico l'ascesa, lo sviluppo e l'esplosione del mercato della cocaina nel mondo, partendo dalla genesi dell'impero criminale sudamericano fino al panorama delle mafie italiane, con particolare approfondimento sulla ‘ndrangheta.

La serie Sky Original, come ci hanno confermato i creatori e produttori Stefano Sollima, Leonardo Fasoli e Gina Gardini, parte dall'idea di Saviano per sviluppare un racconto originale, costruito sul percorso di evoluzione dei criminali che ruotano attorno al viaggio di una partita di cocaina. Saviano figura come produttore esecutivo della serie, ma il suo ruolo è stato perlopiù consultativo in una prima fase di stesura del progetto.

Come dicevamo in apertura, ZeroZeroZero è un prodotto di enorme ambizione. La storia si sviluppa, perlomeno nei primi due episodi, non soltanto in location situate agli angoli opposti del globo (nella stessa puntata, ad esempio, ci si sposta dalle montagne calabresi alle favelas messicane fino ad arrivare addirittura tra i palazzi di New Orleans) ma anche su tre piani temporali differenti. È questo forse l'elemento che dona alla serie maggiore autorialità: al centro il viaggio di un carico di cocaina, venduto dai messicani, acquistato dai calabresi e trasportato da statunitensi, ma intorno ad esso le storie, il sangue, le paure e le guerre di personaggi che vengono raccontati tra uno stacco temporale e l'altro.Venditori, intermediatori e compratori: su questo asse ruotano tre mondi, tre storie, tre periodi e un caleidoscopio di personaggi affascinanti, profondi e ben scritti. Un cast importante (nella "fazione" americana abbiamo nomi come Gabriel Byrne e Dane DeHaan), le cui vicende si spalmano nell'arco di 21 giorni - il tempo necessario al carico per attraversare l'oceano, dall'America all'Europa - e convergono nella fase finale del viaggio.

Un progetto titanico, ma riuscito

Le sfide produttive, logistiche e creative di un progetto del genere sono state macroscopiche. Ce lo ha raccontato Stefano Sollima: "Abbiamo cominciato a lavorare a ZeroZeroZero molti anni fa. Man mano che ci lavoravamo, però, le difficoltà di un progetto del genere si facevano sentire sempre di più, al punto che pensavamo di non poterlo realizzare affatto. Per fortuna abbiamo avuto dei produttori che ci hanno creduto anche quando tutto sembrava impossibile".

La producer Gina Gardini ha poi aggiunto: "Tutti ci hanno detto che eravamo pazzi. Prendi Breaking Bad: la troupe scelse Albuquerque e ci costruì un set durato 7 anni. Noi, da Romanzo Criminale a Gomorra, giriamo in base ai luoghi che sono funzionali al nostro prodotto. Non avremmo mai potuto realizzare ZeroZeroZero in maniera diversa, nonostante la portata colossale del progetto: 3 continenti, 5 Paesi, una troupe di almeno 100 persone.

Numeri incredibili, soprattutto in virtù del fatto che abbiamo preferito girare secondo le nostre esigenze, e non lasciando che ciascun regista esaurisse il proprio girato a prescindere dalla linearità del racconto. Per arrivare a tutto questo, ancor prima di scrivere la sceneggiatura, abbiamo svolto due anni di ricerche intorno al mondo per trovare le location giuste, a volte anche dovendo conquistare la fiducia della popolazione locale per svolgere il nostro lavoro. Come non è stato facile girare Gomorra, così è stato anche per ZeroZeroZero
".

Una sfida creativa e registica che, vi assicuriamo, Sky e Cattleya hanno vinto ancora una volta. Nei primi due episodi si respira a pieni polmoni l'anima crime, cupa e decadente di Gomorra, elementi che si sposano ad una fotografia straordinaria e ad un'attenzione maniacale per la resa visiva, sempre raffinata, ricercata, mai banale. Ci saranno altri registi, anche internazionali, dietro la macchina da presa delle puntate successive: Janus Metz e Pablo Trapero affiancano Sollima in quest'avventura poliglotta.

Un viaggio in cui, vista la natura frammentata di trama e piani temporali, alternare la regia non è stato facile: "Abbiamo improvvisato un nostro metodo per le riprese, un metodo che però garantiva che la visione di chi fosse chiamato a dirigere gli episodi rimanesse intatta. Questa necessità è nata non solo per via dei tre diversi mondi, ma soprattutto a causa dei tre piani temporali, che interconnettono tra loro le nazionalità coinvolte".

Dopo Romanzo Criminale, Gomorra e Suburra, come si raccontano le mafie, partendo già alle origini da un territorio internazionale? Lo storytelling che abbiamo ammirato nelle produzioni Cattleya non ha mai deluso, perché capace di attingere al materiale di partenza senza perdere la propria autorialità in fase di scrittura:"Sicuramente costruire le storie partendo da un materiale d'origine che è a suo modo geniale, ma anche impossibile da trasformare in racconto. Dallo spunto di una pagina puoi anche ricavarne 400 di script. Non abbiamo adattato, ma ricostruito. La parte più complessa, ma anche più interessante, è che raccontando il tempo del viaggio ci siamo resi conto che non avremmo potuto raccontare questa storia linearmente.La trama è concepita come un racconto chiuso. Se dovessimo immaginare una seconda stagione sarebbe un viaggio con altri personaggi e, forse, in un'altra era. Se ci saranno altre stagioni sarà una serie antologica, la cui idea di fondo sarà sempre quella di seguire un carico di cocaina dal punto di partenza al punto di arrivo, con lo scopo di raccontare personaggi e luoghi sempre diversi pur rispettando i tre rispettivi punti di vista: venditori, intermediatori e compratori. Il senso intimo del racconto cerca di esplorare quanto cambiano le realtà sociali e i personaggi una volta entrati in contatto con il mercato della cocaina".

I volti della ‘ndrangheta

Sollima e i suoi collaboratori ci hanno fatto conoscere la malavita romana (di ieri e oggi), hanno esplorato a fondo le sfumature della camorra e adesso si preparano a raccontarci le ambiguità della ‘ndrangheta calabrese. Lo farà con un'intera storyline, quella dei buyers, i compratori.

Un potente clan calabrese che agisce tra le montagne di Aspromonte: i principali attori di questo nuovo, spietato gioco di potere avranno i volti di Adriano Chiaramida e Giuseppe De Domenico, rispettivamente nei panni di Don Minu La Piana e suo nipote Stefano. Nonno e nipote, i due pilastri che sorreggono un clan in ascesa che ha bisogno di rilanciarsi, diviso tra la tradizione promossa dall'anziano boss e la voglia di cambiamento che il giovane Stefano vuole portare tra i ranghi dell'organizzazione.

Chiaramida e De Domenico, che abbiamo incontrato dopo aver intervistato i vertici di Cattleya, ci faranno conoscere due personaggi complessi, ottimamente interpretati, i volti della classica dicotomia generazionale che sembra essere un topos fondamentale delle storie criminali.

"Don Minu questo dualismo generazionale non lo percepisce", ci ha raccontato Adriano Chiaramida. "È un boss vecchio stile, vive in bunker, ha le sue sicurezze vuole bene a suo nipote Stefano, che eredita la guida del clan. Vedrete un rapporto particolare, in cui il giovane sente la pressione di questo dualismo mentre il nonno è accecato dal suo affetto, tende anzi a perdonargli certi comportamenti".

Ha poi aggiunto Giuseppe De Domenico: "è un tema centrale, questo. I genitori passano degli insegnamenti ai propri figli, i quali credono in ciò che viene loro trasmesso. Ma quando il figlio percepisce l'ombra di un tradimento avviene una rivalsa. Per me è importante scindere il potere da uno scontro generazionale: se pensiamo ad una famiglia ‘ndranghetista, in cui il potere viene trasmesso per successione sanguigna, il personaggio di Stefano è perfettamente consapevole che prima o poi arriverà al vertice della piramide mafiosa.

Lui non vuole diventare subito il padrone di questo impero, ma sentirà un forte tradimento a livello di ideali nei confronti di suo nonno. In virtù di questo ci sarà provocazione, vendetta, scontro. Stefano rappresenta quella nuova categoria criminale giovane che reinveste i proventi illeciti nel mercato legale, stringendo rapporti internazionali, parlando in inglese. Un altro mondo, una mentalità più aperta rispetto alla mente chiusa e tradizionalista di un boss anziano, che vive sottoterra tra le montagne."