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1983: prime impressioni sulla serie polacca targata Netflix

Su Netflix sbarca la prima produzione originale polacca: un'ucronia dalle grandi ambizioni e ambientata in una Polonia sotto un regime totalitario

first look 1983: prime impressioni sulla serie polacca targata Netflix
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1983 si presenta in una maniera che sicuramente non passa inosservata: dal contesto, una particolare distopia, fino alle motivazioni estremamente forti che guidano i personaggi, senza tralasciare un'atmosfera austera e asfissiante come poche. Ed è difficile immaginare incipit migliore per questa produzione Netflix giunta dalla Polonia, poiché spesso siamo restii a uscire dall'ambito delle produzioni anglofone. C'è sempre una prima volta, però, e se questo battesimo inizia con una serie che mette immediatamente in chiaro le ambizioni e l'intensità delle sue tematiche c'è da gioire. Non che sia tutto rose e fiori fin dall'inizio, ma 1983 è un prodotto che già dalla prima scena sembra sapere esattamente cosa vuole fare, come farlo e in che toni mostrarlo, senza crisi d'identità o giri enormi. Tutto ciò è un vantaggio enorme e ogni elemento sembra essere posizionato meticolosamente in un intreccio intrigante e ben dosato, a parte una singola eccezione non da poco per il ruolo che riveste.

Prawa i partii!

Partiamo dal principio: 1983 è un'ucronia, un genere narrativo che nasce dal presupposto che la storia, in un preciso istante, abbia preso un corso diverso rispetto a quello reale, dando vita a tutti gli effetti ad una sorta di universo parallelo. L'esempio più celebre per inquadrare l'ucronia è senz'altro il romanzo "La svastica sul sole" di Philip Dick (da cui è stata tratta la serie Amazon The Man in the High Castle), ma mentre uno dei padri della fantascienza contemporanea fondava il suo mondo su una vittoria nella Seconda Guerra Mondiale delle potenze dell'Asse, la serie creata e scritta da Joshua Long immagina un'Europa in cui la caduta del Comunismo non sia ancora avvenuta. La Polonia, allora, non è mai stata liberata ed è controllata da uno stato totalitario che non permette la libertà di pensiero o la circolazione di nessun bene di consumo considerato dannoso, oltre ad aver eliminato ogni opposizione politica. Le vicende iniziano nel 2003, nei giorni in cui ricorrono i vent'anni da alcuni spaventosi attacchi terroristici che hanno quasi lacerato il paese, tenuto appunto insieme dal nuovo regime. In particolare, la trama si concentra su tre personaggi destinati: Kajetan (Maciej Musial), uno studente di legge pienamente indottrinato e fiducioso nel sistema, Anatol (Robert Wieckiewicz), un ispettore disilluso che sta indagando su un caso in cui è coinvolta la Resistenza, e Ofelia (Michalina Olszanska), leader dell'opposizione impegnata a scatenare una nuova rivoluzione, anche violenta e sanguinosa.
L'idea di proporre un contesto così ricco e sfaccettato è vincente, specialmente considerando quanto la serie sia curata a livello estetico e di atmosfera, sempre soffocante, austera, grigia. Bisogna ammettere che nelle prime puntate il mondo non risulta molto approfondito e ci sono ancora molti aspetti da comprendere su come funziona questo stato totalitario, ma è un disegno che episodio dopo episodio inizia ad assumere una forma concreta, intrigante e complessa.
Ciò che in 1983 è davvero indovinato è la variegata risposta del popolo a una condizione del genere: si incrociano persone convinte che credono nel sistema, altre a cui non interessa minimamente finché una vita tranquilla e sicura è possibile, e infine individui rassegnati o combattenti disposti a tutto pur di cambiare lo status quo.

Forti tematiche politiche

Di conseguenza le tematiche che vengono trattate sono di una delicatezza estrema e dietro l'angolo è in agguato una banalizzazione di alcuni discorsi, visto che l'intreccio non è limitato a un tentativo di rivoluzione popolare: 1983 è fortemente politica e non manca l'altra faccia della medaglia, ovvero quegli intrecci di potere che ricordano un po' il miglior House Of Cards.
Il punto dolente sembra essere Anatol, semplicemente un ritratto stereotipato del detective di esperienza e brillante, ma stanco dell'autorità e pronto a sfidarla a ogni occasione senza apparenti motivi. Insomma, un insieme di cliché triti e ritriti. L'impressione resta positiva, l'impegno produttivo trasuda sia dal buon livello recitativo sia dalla cura posta nel dipingere questo strano mondo; resta da vedere se la sceneggiatura riuscirà a tenere insieme tutti gli spunti e le suggestioni, rimanendo ovviamente efficace e coinvolgente.