First look 666 Park Avenue - Stagione 1

Al suo debutto, la serie "diabolica" della ABC non riesce a convincere

Articolo a cura di

L'atmosfera è giusta, l'ambientazione è perfetta, il cast è di ottimo livello, ma il debutto di 666 Park Avenue ha delle note stonate che potrebbero risultare determinanti nella sua possibile riuscita a lungo termine.
Il nuovo serial della ABC avrebbe forse brillato maggiormente se fosse stato destinato ad una tv via cavo, dove è possibile osare di più in termini di contenuti ed atmosfere, ma il primo episodio sembra risentire eccessivamente della mancanza di elementi inediti rispetto a quanto già visto in passato, sul piccolo e grande schermo.

Un edificio pieno di abitanti e segreti

Henry (Dave Annable) e Jane (Rachel Taylor) sono una giovane coppia in cerca di successo nella città di New York. I due rispondono ad un annuncio di lavoro di Gavin (Terry O'Quinn) e Olivia Doran (Vanessa Williams), i due proprietari del lussuoso edificio Drake Hotel. Jane ottiene il ruolo di manager e si trasferisce insieme a Henry in uno degli appartamenti situati a 999 Park Avenue.
Tra gli abitanti del Drake Hotel ci sono un aspirante autore teatrale di nome Brian (Robert Buckley), e sua moglie Louise (Mercedes Masöhn), di professione fotografa. Nei corridoi del Drake Hotel si può incontrare anche la giovane Nona (Samantha Logan): una ragazzina dai comportamenti piuttosto bizzarri.
Quello che Jane e Henry non sanno è che il Drake Hotel ha un passato oscuro e, peggio ancora, che Gavin è in grado di ottenere ciò che vuole con metodi molto "diabolici".

Problemi di sceneggiatura

L'elegante sequenza iniziale sembrava essere una buona premessa per la nuova serie della ABC, ma la prima puntata ha fatto emergere diversi problemi.
Il primo, e più importante, è una sceneggiatura dai dialoghi poco curati e troppo ricca di momenti prevedibili e sequenze non credibili, anche all'interno dello stesso genere sovrannaturale a tinte horror.
Tra porte che sbattono, corridoi alla Shining, luci che si accendono e spengono ad intermittenza, e presenze spettrali, 666 Park Avenue rischia di far suscitare reazioni ironiche, più che momenti di terrore di fronte ad un tale repertorio di stereotipi.
I dialoghi inoltre, in alcuni casi, rischiano di scivolare nel ridicolo (come ad esempio gli avvertimenti ad Henry mentre gioca a golf, o ancor peggio le spiegazioni riguardanti il precedente manager).

Personaggi poco credibili

Il secondo elemento che lascia interdetti è la presentazione stessa dei personaggi. Con una trama così fortemente legata al libero arbitrio e al conflitto tra il bene e il male ci si sarebbe potuti aspettare una caratterizzazione meno unidimensionale, ma nemmeno l'esperienza degli attori riesce a far assumere ai protagonisti le sfumature e lo spessore necessari a farli risultare credibili.
Gli appassionati di serie tv sanno che Terry O'Quinn è in grado di tratteggiare con sapienza personaggi complessi, come accaduto con Locke in Lost, ma in 666 Park Avenue l'attore usa troppa enfasi sulle espressioni facciali e sui piccoli gesti, dando vita ad un personaggio troppo artefatto. Vanessa Williams è senza dubbio affascinante, ma la sua Olivia per ora non ha avuto modo di mostrare qualche caratteristica in più oltre al suo indubbio gusto nel campo della moda e dello stile. I ruoli di Dave Annable e Rachel Taylor sembrano poi essere copiati dal film L'avvocato del diavolo, privandoli (per ora) di grande ambizione e desiderio di emergere, sentimenti necessari a giustificare i possibili sviluppi della trama.
I personaggi collaterali la cui presenza sembra essere fissa (dal commediografo a cui basta una sexy vicina bionda per distrarsi dal lavoro e dalla moglie, al portiere interpretato da Erik Palladino), non hanno avuto ancora modo di dimostrare la propria utilità all'interno della trama portante.
Le storie degli altri abitanti del Drake Hotel saranno esposte puntata dopo puntata ma, senza degli elementi narrativi solidi, 666 Park Avenue rischia di far perdere in breve tempo l'interesse.

2nd Opinion by Andrea "Gemini" Lodigiani

Ci sono dei casi in cui un attore può rendere appetibile anche il peggiore dei serial. La bravura degli interpreti conta molto, ma le qualità non possono finire qui. 666 Park Avenue presenta in prima battuta uno straordinario protagonista: Terry O’ Quinn è fantastico in un ruolo così mefistofelico, una parte tutt’altro che semplice che al cinema ed in televisione è stata interpretata solo da pochi eletti e (quasi) tutti di un certo spessore: Max Von Sydow (“Cose Preziose”, 1993), Al Pacino (“L’avvocato del diavolo”, 1997), Jack Nicholson (“Le streghe di Eastwick”, 1987), Robert De Niro (“Angel Heart”, 1987) senza dimenticare il nostro Roberto Benigni in “Piccolo Diavolo” e, più recentemente, Ray Wise, il Leland Palmer di Twin Peaks, in una splendida interpretazione del diavolo nel serial comedy “Reaper” andato in onda qualche anno fa.
Il fatto che alcuni dei film citati non siano rimasti negli annali della storia del cinema fa presumere che anche l’interpretazione del personaggio, come detto, sia stata tutt’altro che facile, vista l’indubbia qualità degli attori. Il protagonista di 666 Park Avenue appare disegnato per la parte, un personaggio malvagio ma allo stesso tempo enigmatico, subdolo ma rassicurante: insomma, potremmo dire che rivedremo il Locke delle ultime stagioni di Lost - per chi ha seguito il serial fino alla fine. Il resto del cast appare di buon livello, sarà necessario vedere quali tra i personaggi saranno ricorrenti e quali incontreremo solo in determinate puntate.
La trama di “666 Park Avenue” sembra, ad una prima visione, semplicistica e scarna: le probabilità che gli autori trovino difficoltà nell’andare oltre al classico “caso della settimana” sono molto alte, ma allo stesso tempo ci sono ampi margini di miglioramento per “aggiustare il tiro”. Da quanto si è visto fino ad oggi, infatti, il serial ABC insieme a Last Resort è forse una delle novità con le più alte potenzialità, bocciando quasi definitivamente Revolution e tralasciando le comedy, di tutt’altro genere. Manca la componente “paura” che aveva invece rappresentato un traguardo raggiunto dalla prima metà di stagione di un serial concorrente andato in onda lo scorso anno, American Horror Story. E’ forse questa la grossa mancanza nella realizzazione di un telefilm il cui concetto principale è proprio la paura dell’ignoto: le prossime puntate ci faranno capire dove si andrà a parare sotto questo aspetto.

666 Park Avenue - Stagione 1 666 Park Avenue rischia di non trovare una sua personalità: a metà tra horror e dramma, sospesa tra il raccontare la vita sentimentale dei suoi protagonisti e mostrare eventi sovrannaturali, la nuova serie ABC deve sforzarsi di cercare originalità e stupire per convincere gli spettatori. La bravura del suo cast potrebbe risultare l'elemento vincente del serial, ma gli attori avranno bisogno di una sceneggiatura più curata per evitare un potenziale insuccesso di uno dei titoli più attesi della stagione.