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After Life 3: torna l'amara comedy di Ricky Gervais su Netflix

After Life torna con la sua terza e ultima stagione, che nelle prime puntate mette in evidenza la solita qualità ma anche i soliti limiti.

After Life 3: torna l'amara comedy di Ricky Gervais su Netflix
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After Life si trova in una situazione alquanto traballante, sospesa in una nube fatta di certezze e dubbi. La comedy Netflix creata, scritta, diretta e interpretata dal geniale Ricky Gervais è stata, infatti, una delle sorprese più apprezzate del 2019: era cinica, brutale, permeata da uno squisito black humor e un meraviglioso spaccato su cosa possa significare - poiché per ognuno di noi è diverso - vivere il lutto di una persona amata; era al contempo un manifesto della comicità e delle idee del suo creatore e una sentita quanto ispirata odissea esistenziale.

Tuttavia la seconda stagione - qui potete recuperare la nostra recensione di After Life 2 - non riusciva a raggiungere le stesse vette dell'esordio. O, anzi, sarebbe forse meglio dire che raggiungeva gli esatti stessi risultati, senza replicarne la freschezza e l'impatto e proponendo in sostanza un mero more of the same. Qualcosa che a livello puramente tematico, vista la delicatezza degli argomenti trattati, può essere anche comprensibile, ma che a livello seriale ha davvero poco senso.

In più, a far spegnere gli entusiasmi su una serie comunque godibile come After Life sono stati i personaggi secondari, ritenuti da Gervais uno straordinario mondo da esplorare e che invece ci sono sembrati poco carismatici rispetto al protagonista, soprattutto se dotati di ampio minutaggio su schermo. La terza ed ultima stagione è allora chiamata a fare questo salto qualitativo: ce la farà?

Vino, flashback e strane compagnie

Dopo aver visto le prime puntate la risposta è - momentaneamente - purtroppo no. Qualcosa si muove, ma non abbastanza da giustificare un prodotto in apparenza adatto molto di più al formato cinematografico che ad un serial. Ritroviamo allora Tony (Ricky Gervais), giornalista in depressione dopo la morte della moglie Lisa (Kerry Godliman), sempre nella stessa condizione in cui lo avevamo lasciato: arrabbiato con il mondo, pronto a distruggere le stupide convinzioni degli altri e attaccato alle sue adorate bottiglie di vino serali che lo aiutano ad addormentarsi mentre guarda i vecchi filmati che lo ritraggono in compagnia di Lisa. L'unica differenza è ora la presenza, più o meno stabile, al suo fianco di Emma (Ashley Jensen), infermiera della casa di riposo chiaramente infatuata di Tony, che però non riesce a farla avvicinare troppo perché non si sente ancora pronto ad una relazione.

Gli eventi prendono il via in realtà con un tocco di classe, in quanto After Life è ben conscia del fatto che siano passati 2 anni dalla sua ultima stagione e ci reintroduce ai personaggi principali tramite una semplice ma ben realizzata sequenza musicale inquadrandoli e suggerendo in modo sottile allo spettatore il loro stato d'animo e cosa stiano facendo. Nessun riassunto delle stagioni precedenti, nessun dialogo forzato che tenta di rispiegare gesta passate, nessun rimando particolare se non qualche accenno piazzato discretamente in alcune battute: a volte la semplicità e la naturalezza bastano e avanzano per far risvegliare ricordi sopiti all'appassionato seriale che non può rivedere tutto.

Serve una svolta

Oltre questa chicca, ci ritroviamo davanti al solito After Life, una black comedy che vive delle superbe invettive acide di Tony volte a cancellare qualunque traccia di perbenismo e a prendersela con qualsiasi essere umano. Non importa se si tratti di una scrittrice di circa 50 romanzi autopubblicati o un tipo che non rispetta le strisce perdonali, il sarcasmo di Tony colpirà fino a giungere persino a rappresaglie più fisiche. Insomma, il classico mix cui la serie di Gervais ci ha abituato, completato dai genuini e strazianti flashback con Lisa, di una dolcezza veramente dolorosa e rara da riscontrare anche nelle produzioni di stampo romantico.

Certo, qualche minuscolo cambiamento sembra esserci: Tony ad esempio mantiene la calma molto più a lungo di prima e a tratti si gode certe piccole cose che gli accadono, limitando il suo sarcasmo ad un paio di osservazioni pur sempre esilaranti. Alla fine, però, stiamo comunque girando e rigirando sullo stesso perno senza grandi cambiamenti, un dettaglio che poco o nulla toglie all'elevata qualità di After Life ma che ne inficia la godibilità a lungo termine. Per la terza volta stiamo osservando le stesse dinamiche e spesso gli stessi dialoghi: c'è un disperato bisogno di un passo in avanti e il tempo per farlo si riduce sempre di più.

After Life - serie È sbarcata su Netflix la terza ed ultima stagione di After Life... e ci ritroviamo per la terza volta davanti allo stesso e identico prodotto. Ciò paradossalmente non toglie nulla all'elevata qualità della creatura di Ricky Gervais: il suo protagonista rimane fantastico e le sue superbe invettive contro chiunque da sole valgono il prezzo del biglietto, senza contare gli strazianti flashback con la moglie Lisa, sempre agrodolci e dolorosi. Il problema è che non sembra ci siano neanche questa volta dei veri e propri passi in avanti, si sta sempre girando e rigirando sullo stesso perno. Qualcosa inizia a cambiare, certo, come piccoli dettagli nell'atteggiamento di Tony o una scrittura dei personaggi secondari leggermente più accorta, curata e potenzialmente interessante. Ma After Life ha bisogno di una scossa molto più profonda per consegnare un finale degno della sua qualità e il tempo per riuscirci si sta esaurendo.