American Crime Story: The assassination of Gianni Versace, un primo sguardo

È iniziato il secondo capitolo della serie creata da Ryan Murphy, che questa volta si concentra sul mondo della moda

American Crime Story: The assassination of Gianni Versace, un primo sguardo
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Si è creato un hype non indifferente attorno ad American Crime Story dopo il grande successo di pubblico e critica della prima stagione, "Il Caso O.J. Simpson". Nella seconda stagione si rievoca l'omicidio di Gianni Versace, avvenuto a Miami nel 1997, con tutte le sue contraddizioni, i punti oscuri e gli errori della polizia, senza dimenticare di riverberare gli usi e costumi di un'epoca che fu, lontana ma al tempo stesso vicina alla nostra contemporaneità. Il primo episodio, trasmesso in America il 17 Gennaio e in Italia il 19 su FoxCrime, riesce a tinteggiare con estrema maestria il ritratto di una famiglia sobillata dai soldi e dal successo, ma soprattutto ha la capacità di esplorare il criptico personaggio di Andrew Cunanan (Darren Criss), l'assassino. Per ora il primo episodio convince a pieni voti perché è glamour quanto basta e insieme è crudo, violento e disarmante. Ryan Murphy potrebbe aver scritto di nuovo la storia della peak television. Ecco cosa ne pensiamo, più approfonditamente, del primo episodio di American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace.


Benvenuti nella Miami degli anni '90

La città di Miami è baciata da un sole caldo e sensuale la mattina in cui Gianni Versace viene ucciso davanti alla sua villa a due passi dal mare. Lo stilista che ha reso celebre in tutto il mondo il marchio made in Italy viene freddato da Andrew Cunanan, un ragazzo difficile, instabile, abile trasformista desideroso di apparire. E mentre la stampa, la polizia e l'FBI si mettono sulle tracce del giovane assassino, la famiglia Versace deve cercare di mantenere un alone di austerità, evitando di lasciar trasparire le proprie emozioni, e deve tenere a freno gli investitori che, come sciacalli, approfittano del lutto per impossessarsi di un pezzo dell'impero. Qui è fondamentale la presenza di Donatella, sorella di Gianni, che cerca di sanare una crepa che, inconsapevolmente, ha stravolto in maniera del tutto incontrollata la tranquillità della sua famiglia.

Pop Culture e disagio sociale

La premiere di stagione ha superato le più rosee aspettative per due grandi particolari: innanzitutto a colpire è la ricostruzione minuziosa dei costumi dell'epoca, di quelle atmosfere patinate da cartolina, con i vestiti sgargianti, i pantaloni a vita alta, le acconciature, le musiche, quella voglia di guardare al futuro con coscienza e quel desiderio di essere padrone del proprio futuro. Però, oltre a celebrare la pop culture degli anni '90, la serie ha la capacità di volgere uno sguardo beffardo alla società post-anni '80, dove prevale ancora il man power, dove traspare un forte sentimento di omofobia e un odio profondo verso le diversità in genere. Tra le righe si leggono anche una denuncia nei riguardi delle forze dell'ordine, ancorate a vecchi valori, e una critica struggente e graffiante alla società consumistica. Benché la serie sia ambientata più di vent'anni fa, Ryan Murphy riesce a rendere attuale la vicenda che ha colpito la famiglia di Gianni Versace, facendo trasparire un disagio sociale non del tutto diverso da quelle che l'Americana del 2018 sta vivendo. Una sorta di sogno al contrario, un sogno rivelatore di tutte le paure e le contraddizioni che gli States stanno vivendo con la politica sconsiderata di Trump.

Penélope Cruz e Darren Criss: due stelle che brillano di luce propria

In The Assassination of Gianni Versace troviamo anche uno sguardo attento all'estetica, a un'ossessione compulsiva per i dettagli. E il primo episodio regala alcune interpretazioni che potrebbero già meritare una candidatura agli Emmy. Se Édgar Ramírez è stato capace di far trasparire un Gianni Versace tormentato e consapevole del peso che ha sulle spalle, colpiscono l'algida Penélope Cruz e il raggiante Darren Criss. La prima è la Donatella Versace che tutti ci aspettavamo, bella, con stile, che pecca nella pronuncia dell'inglese non dimenticando le sue origini italiane, impulsiva, fredda ma sofferente; l'ex divo di Glee invece è all'apice della sua bellezza, istrionico, carismatico e sensuale nel ruolo di un giovane accecato dal lusso e dalla fama, folle e abile seduttore. Anche Ricky Martin , con il suo fascino immutato dall'avanzare dell'età, pare convincere nel ruolo del compagno di Versace, Antonio D'amico. Il ritorno di American Crime Story quindi centra il bersaglio, ma bisogna sperare che la qualità possa rimanere immutata anche nei restanti otto episodi, perché la linea che intercorre fra capolavoro e prodotto debole, in una produzione di Ryan Murphy, è sempre molto labile.