American Gods 3: lo scontro tra vecchi e nuovi dèi torna su Amazon

Dopo un travagliato percorso torna lo show Starz tratto dal romanzo di Neil Gaiman, con la speranza di correggere il tiro rispetto alla scorsa stagione.

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Ripercorrere le vicende creative e produttive dell'adattamento di American Gods, il romanzo di Neil Gaiman vincitore del prestigioso Premio Hugo che vede contrapposte le divinità religiose e mitologiche classiche e i nuovi dèi della tecnologia e della modernità consumista, rappresenta un perfetto esempio di quanto sia prezioso riuscire a mantenere il timone saldo e una visione coerente e decisa nonostante gli screzi e le diatribe che possono insorgere tra le varie professionalità coinvolte. Basti pensare ai due anni di silenzio intercorsi tra la prima e la seconda stagione, con relativi cambi di showrunner e di alcuni importanti membri del cast, dovuti a divergenze creative e di budget.

Ora, la serie che fu di Bryan Fuller e Michael Green si appresta ad approdare nuovamente su Amazon Prime Video con la sua terza stagione l'11 gennaio. Sarà in grado quest'ultima di ricucire gli strappi che non sono mancati neppure in quest'occasione oppure rappresenterà la pietra tombale di uno show che ci aveva da subito affascinato e che sulla carta era pronto a lasciare il proprio marchio indelebile nella storia della serialità televisiva contemporanea?

Dopo aver visto in anteprima i primi episodi di questa nuova tornata di episodi, siamo pronti a darvi qualche risposta in più e a coltivare qualche speranza in merito, nonostante qualche perplessità, riguardo quella che sulla carta si prospetta essere la più importante tra le uscite Amazon di gennaio.

Un percorso difficile

Nella nostra recensione di American Gods avevamo riconosciuto il potenziale e la visionarietà del duo di showrunner rappresentato da Fuller e Green, capaci di trasportare le suggestive pagine di Gaiman sullo schermo, implementandole con innesti narrativi creati ad hoc e suggeriti dallo stesso scrittore, che aveva dovuto scartare alcune idee in fase di stesura per problemi di natura editoriale e che, nella maggior parte dei casi, riuscivano ad arricchire - con qualche rischio di troppo che non mancheremo di analizzare - le narrazioni secondarie, rispetto all'opera originale. Uno dei maggiori punti di forza dello show targato Starz era poi rappresentato dalla suggestiva direzione creativa di Fuller, che avevamo già imparato ad apprezzare ai tempi di Hannibal, con tutta la carica di simbolismo e surrealismo che si portava dietro e che si confaceva in maniera ottimale ad una narrazione che affondava le radici nella mitologia e nel soprannaturale.

Purtroppo, già nella nostra anteprima di American Gods 2 avevamo dovuto correggere il tiro ed essere più cauti nel giudizio nei confronti di uno show che, orfano degli showrunner precedenti, cercava di tenere il passo e di colmare il potenziale divario che si sarebbe potuto creare con le puntate precedenti, con risultati alterni e non sempre soddisfacenti.

Le premesse di questa terza stagione puntavano a chiudere il cerchio dopo l'ennesimo cambio al vertice del processo creativo, questa volta sfruttando anche un vantaggio narrativo che avrebbe visto il protagonista Shadow Moon (Ricky Whittle) isolarsi nella comunità di Lakeside, dopo essere venuto a conoscenza del fatto che il suo capo, Mr. Wednesday (Ian McShane), non solo era il dio Odino, padre degli dèi, ma anche il suo. Insomma, un nuovo inizio, con il racconto di una delle più suggestive parti del romanzo di Gaiman e la ripresa di alcune delle storyline più significative della scorsa stagione.

Benvenuti a Lakeside

La parentesi di Lakeside dovrebbe insomma rappresentare una sorta di riscatto per il personaggio interpretato da Whittle e la relativa lontananza da Odino dovrebbe permettergli di crescere ulteriormente alla luce delle nuove scoperte e di una maggiore presa di coscienza sulla propria reale natura. Restiamo in curiosa attesa dei prossimi episodi per scoprire se questi propositi verranno o meno confermati. C'è da dire che queste prime puntate di American Gods 3 non ci regalano momenti davvero memorabili o un livello di scrittura elevato rispetto agli standard ai quali ci aveva abituati in passato. La sensazione è che la writing room stia conservando le cartucce per tempi migliori, vista l'estensione del numero di episodi di questa stagione da otto a dieci. Di fatto alcuni dei momenti più godibili sono rappresentati dalle vicende di Laura e da alcuni passaggi fondamentali del libro. Risulta convincente la caratterizzazione di Lakeside, cittadina del Wisconsin isolata da tutto e da tutti, nella quale sembra vigere un clima idilliaco di appartenenza e fratellanza, ma che nasconde in realtà un terribile secolare segreto.

Altri aspetti, come la resa e la presentazione del personaggio di Hinzelmann, sembrano fare qualche passo indietro rispetto a quanto ci eravamo aspettati a livello di adattamento e questo potrebbe influire non poco sugli episodi futuri, nonostante dubitiamo di uno scostamento netto dal percorso tracciato da Gaiman. C'è però da dire che alcuni dei semi piantati da Fuller e soci nel corso della prima stagione rischiavano già prima di rubare la scena a Shadow, vero protagonista di questo viaggio, e il rischio si sta non solo ulteriormente concretizzando, ma trova concreta conferma nel corso dei primi episodi.

Ci riferiamo ovviamente alla linea narrativa dedicata a Laura Moon (Emily Browning) che per carisma e presenza scenica ruba la scena ai comprimari ogniqualvolta si parli di lei. E c'è davvero molto da scoprire riguardo al suo personaggio dopo la dipartita di Mad Sweeney (Pablo Schreiber) nella seconda stagione.

Se questo sia o meno un vantaggio per Shadow e compagni lo scopriremo solo in seguito, soprattutto alla luce degli eventi che devono ancora accadere e che senza dubbio gioverebbero di uno sviluppo migliore del personaggio di Laura rispetto al romanzo. Dall'altra parte il timore è che si rischi in questo modo di puntare troppo i riflettori sulla moglie del protagonista, sminuendo in qualche modo il ruolo del marito, già succube di un Ian McShane in ottima forma, che riesce a tenerlo a bada con i compiti che ha in serbo per lui e con uno spessore attoriale di tutt'altro livello.

Tra dubbi e speranze

Trovano invece conferma le nostre perplessità sul fronte antagonisti. Già nelle scorse stagioni avevamo assistito ad una sorta di confusione nella scrittura e nella caratterizzazione di questa fondamentale controparte moderna delle divinità classiche. Se infatti Gaiman riusciva a tratteggiare in maniera netta la contrapposizione tra queste due fazioni, la serie Starz aggiunge e conferma un elemento chiaroscurale che va un po' in antitesi con la direzione che dovrebbe prendere lo show, visti gli obiettivi degli uni e degli altri in questa guerra che dovrebbe segnare la fine del vecchio o del nuovo mondo.

Ci riferiamo in particolare alle vicende della dea Bilquis, che avevamo visto giovare di una sorta di patteggiamento con gli dei moderni nella scorsa stagione, perplessi già allora sul destino di questa variazione sul tema delle fazioni. Anche in questo caso restiamo in attesa di constatare se la discrepanza narrativa alla fine dei giochi si concretizzerà o se gli sceneggiatori sapranno correggere il tiro o arricchire le dinamiche.

A ciò si aggiunge una semplificazione degli antagonisti e un'ulteriore confusione, con l'introduzione della figura di Ms. World e un generale appiattimento della linea conflittuale anche interna alla fazione nemica, con alcuni eccessi di scrittura e di overacting fuori contesto.

La messinscena, uno dei punti cardinali dello show, dopo il ridimensionamento della linea simbolista e più visionaria appartenente alla gestione Fuller e Green, non brilla in queste prime puntate della terza stagione, sebbene il livello riesca comunque a mantenersi su standard elevati, pur arrancando su quelle invenzioni visive che avevano reso inconfondibile la prima tornata di episodi. Non mancano però alcune buone intuizioni, che si concretizzano in riuscite idee di regia.

American Gods - Stagione 3 Il primo assaggio di American Gods 3 non ci ha delusi, ma nemmeno entusiasmati. Il trasferimento di Shadow a Lakeside avrebbe potuto dare il là ad un'evoluzione più marcata del personaggio, che rischia di rimanere soffocato dallo spazio riservato alla moglie interpretata da Emily Browning. Anche la linea narrativa dedicata alla nuova location deve ancora spiccare il volo e le premesse sono tutte in divenire. Infine, segnaliamo perplessità sul fronte antagonisti, con alcune interpretazioni non troppo convincenti e scelte di scrittura che devono ancora trovare riscontri concreti. La messa in scena si rivela all'altezza, ma rimane orfana di quella visione peculiare che caratterizzava lo show degli inizi, con un sostrato simbolico e immaginifico che rappresentava il vero valore aggiunto e che si basa ora su compromessi, con risultati alterni. Come sempre, rimandiamo ad una visione completa ulteriori giudizi e conferme.