American Horror Stories: prime impressioni sullo spin-off di Ryan Murphy

AHS torna sulla scena con una serie antologica che cerca di avvicinare un pubblico più ampio verso il mondo di Murphy. Ecco i nostri pareri a caldo.

American Horror Stories: prime impressioni sullo spin-off di Ryan Murphy
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Vista la sua lunga carriera e un palmares ricco di successi, Ryan Murphy non può che porsi fra le vette degli showrunner del nuovo millennio. Esplorando le proprie capacità su più fronti, mettendosi alla prova su più generi diversi, il creatore di show come Glee e Hollywood si è conquistato col tempo l'affetto e il rispetto di pubblico e critica. Non sorprenderà quindi che, a fronte di un lavoro così longevo e articolato su più prodotti, il mercato attorno alla sua firma fermenti in maniera costante. Ed è proprio grazie alla sorprendente popolarità di uno dei suoi capisaldi, American Horror Story, che Murphy ha acquisito passo dopo passo forza e libertà creativa. L'universo delle storie americane fatte di dramma e terrore ha segnato uno step importante nell'affermazione della moderna serialità televisiva (potete approfondire il tutto nel nostro speciale su American Horror Story) e, al netto dei propri alti e bassi, continua ad attrarre a sé una grande fetta di pubblico.

Lo show targato FX ha costruito un universo narrativo colmo di potenziale in attesa di essere sfruttato: tra luoghi, storie e figure che hanno affascinato milioni di spettatori, perché non dedicare spazio a un progetto che espanda l'universo narrativo in maniera più corale, meno focalizzata, puntando così su un maggiore intrattenimento? Lo spin-off di cui andremo a parlare oggi, American Horror Stories, nasce proprio da questa idea: in uscita tra le serie Disney+ di settembre, lo show che vede Murphy tornare al timone insieme a Brad Falchuk intende raccontare episodi più o meno slegati fra loro, ponendo da parte le soluzioni di continuità in favore di una struttura antologica che strizzi l'occhio ai fan di vecchia data mentre tenta di accaparrarsi la curiosità di nuovi spettatori. Di fronte alle premesse e ai primi episodi che abbiamo avuto modo di vedere in anteprima, ecco dunque la nostra analisi del nuovo spin-off ambientato nell'universo di AHS.

L'orrore americano in pillole

La sinossi ufficiale descrive American Horror Stories come un'antologia di episodi indipendenti che racconti i miti e le leggende dell'orrore americano. Tuttavia, salvo esclusivi riferimenti a stagioni della serie ammiraglia e sporadiche citazioni, lo show riesce raramente a fornire una linea chiara allo spettatore circa le origini di questi racconti. Sotto la direzione creativa dei due creatori di AHS, ciascun episodio sembra avere delle premesse interessanti, almeno dal punto di vista narrativo: il primo racconto, suddiviso tra i primi due episodi della serie, vede una coppia di genitori, Michael (Matt Bomer) e Troy (Gavin Creel), trasferirsi nella famigerata Murder House con la figlia Scarlett (Sierra McCormick). La giovane sarà la reale protagonista di "Rubber (Wo)Man": dopo aver trovato per caso la tuta in lattice che i fan della prima stagione di AHS ricorderanno bene, una caotica sequela di eventi stravolgerà per sempre le vite della famiglia.

Il terzo episodio, invece, si distacca completamente dalla precedente narrazione e porta alcuni spettatori di un famigerato film horror a perdere la testa e trasformarsi in bestie assetate di sangue. "Drive In" è l'episodio più caotico e violento fra i tre, con sequenze di pura follia da zombie movie che si alternano alla ricerca del misterioso regista (che ha il volto di John Carroll Lynch) da parte dei due protagonisti, una coppia di teenager che intende evitare che la pellicola venga trasmessa nuovamente.

Se il primo racconto mostra chiaramente dei riferimenti alla serie principale, questo episodio sembra invece scavare più a fondo con le citazioni registiche e i riferimenti a produzioni esterne o provenienti da media differenti. Di certo, decisamente meno che nella prima coppia di episodi, ci si trova ben distanti da qualcosa di interamente originale - pur avendo a più riprese l'impressione che alcuni dettagli possano anticipare elementi che potrebbero stravolgere American Horror Story.

Strutture schricchiolanti

Bastano pochi minuti per comprendere quanto la serie intenda seguire fermamente una struttura molto rigida: breve premessa di presentazione per contesto e personaggi, crescendo di tensione con frequente accentuazione della sessualità, climax di violenza e orrore, finale ammiccante e in certi casi sospeso. Un progetto del genere potrebbe facilmente funzionare, visto il format e lo stile a cui Murphy e Falchuk ci hanno abituati.

Tuttavia non manca mai occasione in cui non si palesi la scarsa qualità della sceneggiatura, con dialoghi scadenti e sviluppi banali che rischiano fin troppo spesso di apparire forzati e macchiettistici. Emerge una costante carenza di dinamismo e, per quanto sia chiaro che non bisogna prendersi troppo sul serio di fronte a determinati eventi, la scelta di rimanere fermi sulla costruzione apicale della tensione e di dar poi sfogo all'assurdo non riesce a dar valore a quanto potrebbe invece essere raccontato. Non c'è reale orrore, bensì gore e splatter che tentano di amplificare la suspense, ma senza successo. Non c'è aspettativa che tenga di fronte a certe banalità: il problema, come spesso capita, non è cosa narrare, ma come.

La premessa interessante perde troppo facilmente mordente e sembra non arrivare mai a mostrare il proprio obiettivo: se American Horror Stories intende strizzare l'occhio ai fan di lungo corso della serie madre, permettendo di apprezzare situazioni differenti negli stessi contesti, c'è fin troppo poco materiale valido per reggere il confronto; se il focus intende puntare verso gli elementi horror e un intrattenimento leggero, invece, c'è troppo di già visto per rimanere pienamente soddisfatti e la resa è ben lontana dalle migliori.

Pur dovendo attendere una visione completa per esserne certi, non sembra ci sia un reale messaggio e ciò che traspare è che l'intero progetto possa venire velocemente dimenticato come mera operazione commerciale, nonostante sia già stata annunciata una seconda stagione di American Horror Stories. Produzione e talento a disposizione non mancano, specie nel cast, che potrebbe sicuramente esser sfruttato a dovere nel corso dei vari episodi, ma anche i momenti di qualità risultano troppo pochi per poter apprezzare realmente l'operazione.

Spettri di un guadagno materiale

American Horror Stories nasce da un'idea azzeccatissima, sfruttando il format antologico per raccontare diverse storie che riescano a far felici fan vecchi e nuovi. Per quanto la produzione sia valida, tuttavia, si palesano diversi dei problemi che hanno caratterizzato i bassi della serie ammiraglia, qui accentuati da scelte poco ponderate e di assoluto ripiego rispetto a quelle che potevano essere le premesse iniziali.

Murphy rappresenta una garanzia in termini di coesione, ma la differenza tra la sua impronta e quella dei colleghi autori è fin troppo marcata e questo denota scarsa attenzione ai dettagli. Pur mantenendo la propria coerenza interna, il mondo di AHS rimane marginale e poco accentuato rispetto alle sensazioni che ci si aspettava potessero far breccia nel cuore degli spettatori, e mancano quasi tutte quelle idee coraggiose che hanno affascinato in tanti negli anni.

Vero, non è la verosimiglianza l'obiettivo dichiarato della serie, né tantomeno il suo riferimento finale, ma sorgono parecchi dubbi sulla riuscita di un prodotto che può intrattenere, ma che latita pesantemente nei contenuti che rappresenta. Eccessi ed esagerazioni sono un marchio di fabbrica per AHS, ma manca decisamente quello stile e quella verve che solo Murphy riesce a dare. Dispiace credere che il progetto possa soltanto rimpinguare le casse di FX, per cui attendiamo con curiosità il resto degli episodi per avere una visione più limpida di ogni dettaglio. Di certo, queste prime battute lasciano con pochissimo a cui aggrapparsi per proseguire la visione con interesse.

American horror stories American Horror Stories si presenta con una produzione di buon livello e parecchie idee potenzialmente utili, ma vacilla troppo spesso mentre gioca con i propri eccessi. Come se non bastasse, gli errori e le scelte sbagliate vengono reiterate in favore di un mood frivolo e decisamente poco profondo. Una pochezza generale, quella dei primi episodi, che lascia poche speranze di rivalsa per un prodotto probabilmente utile a scopo di mero intrattenimento, ma che sviluppa le proprie idee senza interesse e con parecchie distrazioni.