American Horror Story 1984: la nuova stagione è un inno agli anni Ottanta

Torna la serie horror antologica più famosa di sempre, con un'edizione che omaggia l'orrore del cinema degli anni Ottanta.

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Jadson Voorhees, Freddy Krueger, Michael Myers, Leatherface. Tutti assassini sanguinari, serial killer che, negli anni '80, hanno affollato i cinema e gli incubi dei teen-ager dell'epoca. Ora Ryan Murphy ha deciso che anche la sua serie antologica, American Horror Story, deve affrontare il genere slasher movie, così in voga durante gli eighties. La stagione 9 si chiama American Horror Story 1984 ed andrà in onda su Fox ogni giovedì sera alle 21.00.

Camp Redwood

Siamo nel 1984, le Olimpiadi a Los Angeles sono alle porte, e tutto il mondo sta assumendo le tinte del fucsia ed i capelli delle persone sono sempre più cotonati. Brooke Thompson (Emma Roberts) è una brava ragazza, dal volto pulito, carina quanto basta per garantirle una vita sentimentale col suo principe Azzurro di turno. Intanto, nell'attesa che questi arrivi col suo cavallo bianco, Brooke pensa bene di iscriversi in palestra per partecipare ad una delle attività più effettuate degli anni ‘80: l'aerobica. Lì fa la conoscenza di un gruppo di ragazzi, capitanati dal duo Montana Duke (Bielli Lourd), Xavier Plimpton (Cody Fern). Questi le dicono che faranno i sorveglianti nel Camp Redwood, che riaprirà dopo anni in cui è rimasto chiuso. La sventurata accetta. Tornata a casa Brooke viene assalita da un serial killer che sta imperversando lì, nella sua zona, il Night Stalker, Richard Ramirez (Zach Villa).
Per Brooke quindi l'offerta dei ragazzi arriva al momento giusto: meglio allontanarsi dalla città.

Per sfortuna la ragazza cade dalla padella nella brace in quanto Camp Redwood è stato chiuso nel 1970 perchè fu teatro di orrendi omicidi avvenuti ad opera dell'inserviente dell'epoca, soprannominato Mr. Jingles, perchè il suo arrivo era sempre preannunciato da un tintinnio di chiavi.
Arrivati a Camp Redwood, i ragazzi si confrontano con la capo villaggio, Margaret Booth (Leslie Grossman), sopravvissuta al massacro di quattordici anni prima, la quale sembra davvero molto contenta della riapertura del Campo.
Intanto, Mr. Jingles, Chet Clancy (Gus Kenworthy), riesce a fuggire di prigione, quale sarà la sua destinazione?

Anni ‘80: colori sgargianti, leggerezza ed allegre mannaie

American Horror Story: 1984, come prevedibile, attinge a piene mani agli slasher movie degli anni'80, a serie come Venerdì 13, Halloween e Nightmare on Elm Street, che tanto successo ebbero da rendere i mostri raffigurati sullo schermo dei veri e propri divi.
La premiere della stagione 9 di American Horror Story è una vera e propria dichiarazione di intenti, Ryan Murphy mette subito in chiaro quale debba essere, quanto meno all'inizio, il terrore di 1984, con una ricostruzione molto pop degli anni ‘80, che vengono raffigurati nel loro lato più ludico, con un piglio che arriva ad estremizzazioni tali da risultare, volutamente e in modo gradito, parodistico. Vengono sottolineati le mode, le abitudini, i tic ed i vezzi di anni sgargianti, in cui "vivere al massimo" era diventata la parola d'ordine.

All'arrivo a Camp Redwood il tono cambia, diventando più greve, il mondo al di fuori era pieno di luci fin troppo abbaglianti, mentre nel campeggio sembra sia sempre notte.
Inutile aggiungere che la storia, nell'attesa del prevedibile plot twist, segue pedissequamente i dettami ed i cliché del genere slasher, con i ragazzi che credono di essere al sicuro, mentre il serial killer si avvicina inesorabile ed inizia la sua mattanza.
Anche i personaggi sembrano provenire da uno dei film citati: hanno personalità moralmente delineate, come ad esempio Brooke che è la "vergine" piena di moralità, la quale è destinata a sopravvivere alla mattanza proprio per questa sua reticenza a dedicarsi ai piaceri della carne. C'è la ragazza che, al contrario, vuole godersi la vita quanto più sia possibile ed esposta quindi a morte sicura: sesso uguale morte, negli slasher movie.
Se questa mancanza di originalità è di per sè una carenza, la reiterata e marcata ripetizione degli elementi che decretarono il successo del genere slasher diventa un omaggio, un gioco divertente di richiami e citazioni ai limiti del nostalgico, in un periodo di grande revival per il decennio.

American Horror Story: 1984 risulta, a prima vista, molto divertente, con punte di pathos, il cast è a suo agio con personaggi volutamente stereotipati, mentre le scene horror risultano artificiose e poco realistiche, slapstick e splatter oltre i limiti, con la presenza copiosa di sangue dal rosso un po' troppo acceso. Anche questa impostazione, volta ad un raccapriccio parossistico, è una scelta precisa che va a donare un ennesimo omaggio al genere da cui trae ispirazione.
Da questo punto di vista non si può certo parlare della stagione che ispira più timore ed angoscia, anzi, alcune esagerazioni indurranno addirittura più di un sorriso sui volti degli spettatori.

American Horror Story: 1984 American Horror Story: 1984 si presenta bene al pubblico esigente della serie antologica ideata da Ryan Murphy: è sufficientemente emozionante, scorrevole, ben ideata, omaggia un genere che ha rappresentato un punto di forza del genere horror, estremizzandone gli elementi e risultando persino ironica in alcuni passaggi. Naturalmente una simile impostazione può risultare valida solo in prima istanza: dovrà discostarsi dal genere di appartenenza per aggiungere elementi nuovi che facciano spiccare il volo, ma dovrà anche rispettare la mitologia di tutta la saga. Le premesse comunque ci sono e siamo, in apparenza, lontani dai picchi più bassi della produzione. Tuttavia, ancora non si può giudicare se 1984 possa essere inserita nell’olimpo delle stagioni più belle di American Horror Story.