First look American Horror Story - Stagione 1

Una famiglia in cerca di un nuovo inizio cambia città e casa, per poi scoprire di essere finita in un incubo

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1976. Quasi con reverenza la macchina da presa ci mostra una splendida quanto maestosa casa abbandonata, attorniata da erbacce e vecchie rampicanti. Nel giardino, tra imponenti alberi e cespugli trascurati, una bambina gioca da sola. Una coppia di gemelli armata di mazze da baseball varca il cancello della villa e si accinge ad entrare in casa. La musica (off) in sottofondo non lascia presagire nulla di buono. Impassibile e sicura di sé la piccola cerca di dissuaderli :“You are going to die in there”, ” You’re gonna regret it”, ripete ossessivamente. Incuranti i ragazzini invadono l’abitazione e, sulle note di un nostalgico e straniante brano pop, ne vandalizzano il lussuoso interno. La camera, un po’ sbilenca, li segue dunque nelle stanze dimenticate. Poi, attirati dal fascino che solo un luogo tale sa esercitare, scendono nel polveroso e buio seminterrato. Ragnatele, scaffali ricolmi di barattoli contenenti resti umani e ferri chirurgici insanguinati ne fanno una piccola stanza degli orrori. Disturbati da una nauseabondo odore decidono di tornare al piano superiore, ma... Beh, il resto lo scoprirete da soli!
Un classico dei classici! Esattamente come un vecchio horror anni ‘70/’80 inizia la nuova serie FX in cui molti, viste le delusioni dei titoli più acclamati, hanno riposto le loro ultime speranze, pregando di poter aggiungere qualcosa di valido alla lista dei titoli da vedere questo autunno.

Preghiere esaudite?

5 minuti. Tanto dura la nostra incursione nel passato (diegetico e non solo), che sa un po’ di stantio certo, ma tutto sommato funziona. Poi, ritornati ai giorni nostri, si cambia decisamente registro e dall’horror classico si passa al thriller...o almeno così potremmo dire. Le due “parti” risultano infatti sconnesse fra di loro, come se si trattasse di due prodotti diversi. Nel presente facciamo conoscenza della famiglia Harmon, composta da marito psichiatra fedifrago, moglie depressa e (inizialmente) frigida ed infine la figlia ribelle e autolesionista. Il gioioso quadretto (con evidenti problemi di comunicazione aggiungiamo noi) si muove da Boston a Los Angeles con l’intento di risanare il loro traballante legame e indovinate quale casa andranno ad abitare? Proprio la villa vittoriana di cui si raccontava in apertura, dove le porte scricchiolano, i vicini indesiderati ed inquietanti appaiono nei momenti più inopportuni, sinistri rumori ed i mormorii si fanno udire di notte e dove le visioni sono all’ordine del giorno. Inoltre un vero e proprio circo freak completa il puzzle. Oltre all’angosciante bambina ormai cresciuta, che però continua ad accogliere tutti i nuovi inquilini col suo solito caloroso e benaugurale “You are going to die in there”, troviamo infatti la madre di quest’ultima che incarna il classico personaggio apparentemente confortante che cela invece inenarrabili verità, la solita governante anziana (e qui pure un po’ orba) che pare conoscere tutti i segreti della casa senza avere alcuna intenzione di raccontarli, il folle di turno dall’aspetto spaventoso che consiglia ai nuovi padroni di scappare il prima possibile da lì e che puntualmente resta inascoltato, il pericoloso psicopatico con manie omicida che si candida ad essere il primo della lista ad essere accusato se qualcosa di brutto dovesse succedere (come se le presenze nella casa non fossero già abbastanza)e così via. Dobbiamo continuare? All’appello dei personaggi stereotipati non manca proprio nessuno insomma.

Horror?!?

Grande assenti sono invece la suspense e le atmosfere tipiche di ogni horror che si rispetti. Quando si guarda un prodotto del genere infatti ci si aspetta di sussultare un po’, di restare un attimo intimoriti, di spaventarsi insomma! E invece vi assicuriamo che dopo la visione di American Horror Story potrete dormire tranquilli e sereni come bambini. Perché non c’è momento che riesca ad incutere la benché minima paura, non c’è tensione, non c’è nulla che ci indichi che non stiamo guardando un altro insulso dramma familiare (terribile la parte che riguarda i problemi a scuola della figlia disadattata). A smorzare qualsiasi accenno di turbamento contribuiscono poi le musiche che conducono per mano lo spettatore nelle scene che dovrebbero spaventarlo e che risultano così prevedibili e di certo per nulla sconvolgenti. Il serial sembra inoltre volersi proporre come una sorta di horror psicologico, mescolando il reale con l’ irreale, la veglia con il sonno e facendo leva sulle paure dei personaggi in gioco. Purtroppo nulla di ciò funziona, tutto sa di già visto, come se gli scrittori avessero attinto a piene mani dagli horror del passato (Shining, The Sixth Sense, The Others, Amityville Horror e infiniti altri) senza però apprenderne i buoni insegnamenti. Un susseguirsi di cliché insomma per quella che sembra una minestra riscaldata a cui sono stati aggiunti quelli che secondo gli autori dovevano essere degli elementi destabilizzanti (nonché molto in voga nel filone horror/thriller): bambini minacciosi e onniscienti, fantasmi, mostri insanguinati con artigli e denti aguzzi, apparizioni destabilizzanti. E, ovviamente, essendo Ryan Murphy uno dei creatori della serie, non poteva mancare l’ingrediente sesso, qui (come in Nip/Tuck) anche in versione trash/fetish. Dobbiamo evidenziare però come l’introduzione di tale componente risulti troppo forzata finendo per apparire addirittura ridicola. Che dire poi del comparto attoriale se non che "zoppica" vistosamente? Se da un lato infatti abbiamo le buone interpretazioni dei comprimari (ad esempio la Conroy e la Lange), dall’altro ci tocca fare i conti con la pessima prova della “famiglia Harmon”, ovvero gli attori Dylan McDermott, Connie Britton e Taissa Farmiga, totalmente incapaci di trasmettere la benché minima emozione, qualunque essa sia. Non aiuta poi la regia che, terminati gli accenni iniziali di “sperimentazione”, costringe gli spettatori a classiche inquadrature circoscritte e dimentica di esplorare lo spazio. Un set tanto generoso quanto sprecato.

American Horror Story - Stagione 1 I trailer, ormai è risaputo, sono ingannevoli. American Horror Story ci era stata mostrata in un modo ed invece è risultata essere, per nostra sfortuna, diversa. Horror nel nome, ma non di fatto, la serie si presenta come un poco stimolante susseguirsi di vecchi luoghi comuni del genere, che ovviamente non sortiscono più l’effetto sperato. Sospesa tra dramma familiare e thriller la premiere non riesce ad amalgamare bene le due cose lasciando confuso lo spettatore. Una sensazione di vuoto, di “nulla” più assoluto, è tutto quello che rimane. Una banalità quella di questo pilot presente sin dalla sigla (che a tratti pare emulare quella, di tutt'altra levatura, di True Blood): un’accozzaglia di immagini pseudo disturbanti messe lì “tanto per”, che sortiscono solo l’effetto di un triste ghigno di derisione.