American Rust, le Prime Impressioni: l'incubo americano di tutti i giorni

La nuova serie Showtime svela il deprimente volto degli Stati Uniti che si nasconde sotto una maschera di speranze e bugie.

American Rust, le Prime Impressioni: l'incubo americano di tutti i giorni
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Nella piccola cittadina della Rust Belt, in Pennsylvania, le vite delle persone galleggiano in un limbo di promesse infrante. Tra i mattoni rossi delle fabbriche costruite durante il boom economico ed i cieli grigi che soffocano il sole si muovono personaggi stanchi, delusi dalle circostanze che li costringono in quel minuscolo punto sulla mappa statunitense.

Le loro esistenze sono trascinate avanti dalla routine: i fortunati che ancora hanno un lavoro si alzano la mattina per svolgere compiti che fiaccano i loro corpi, vengono sfruttati per tutta la giornata in cambio di una paga misera e poi tornano a casa per godersi una birra in solitaria sul portico delle loro case fatiscenti, l'unico barlume di felicità delle loro tristi vite. Il vuoto totale che li ghermisce viene sconvolto dal ritrovamento di un cadavere in una fabbrica abbandonata, il cranio spaccato ed una pozza di sangue che si fa strada tra la polvere ed il carbone.

American Rust, in onda su Sky (qui le uscite Sky e NOW di novembre 2021), racconta il rovescio della medaglia made in USA, un Paese costruito sugli ideali della corsa all'oro che si pavoneggia dietro le espressioni di libertà, uguaglianza e diritto di sognare, dimenticando di dire che in una competizione può esserci un solo un vincitore. Puntando i riflettori sulla mestizia di chi non ce l'ha fatta questa nuova serie tv assume un aspetto inquietante grazie ai suoi toni depressivi, rimanendo spesso in bilico tra la descrizione perfetta degli Stati Uniti meno celebrati e l'insofferenza vera e propria.

Persone comuni all'interno di un thriller

La storia di American Rust è tutta lì, in quel ritrovamento di cadavere che scuote una cittadina anonima lontana dal glamour delle metropoli americane. Attorno a questo avvenimento si muovono personaggi estremamente dettagliati ma per nulla speciali, persone comuni con i loro bagagli di insoddisfazione e rancore.

Il commissario di polizia Del Harris, interpretato da un Jeff Daniels invecchiato ma sempre molto espressivo, è un veterano della guerra in Iraq che deve fare i conti con le ansie ed i terrori che lo accompagnano da quando è tornato dal fronte, cercando la soluzione nei cocktail di farmaci che il medico gli prescrive. L'uomo è impegnato in una relazione con Grace Poe (Maura Tierney), ma la loro storia è difficile da definire. Nessuno dei due è più un giovanotto, e Grace è separata dal marito ubriacone ma non divorziata. Inoltre suo figlio Billy (Alex Neustaedter) è costretto in casa da una sentenza del giudice che l'ha trovato colpevole di rissa. Nonostante tutti questi ostacoli la relazione tra i due protagonisti li rende felici, rivelandosi un piccolo barlume di gioia nelle loro esistenze cupe e senza grosse speranze.

La serie è tratta dall'omonimo romanzo d'esordio di Philipp Meyer, l'ennesima incursione all'interno di un tema ripreso più volte dalla letteratura americana che già da secoli si propone di descrivere il lato meno scintillante degli USA: l'America che gira intorno alle fabbriche abbandonate ad una natura morente ma cattiva, alle aste fallimentari delle banche che pasteggiano su una disoccupazione terrificante, con delle persone disilluse dalla vita riunite in comunità dove i problemi si risolvono ancora imbracciando il fucile.

La sceneggiatura di conseguenza non offre nulla di originale da questo punto di vista, ma svolge con attenzione il compito prefissato restituendo un'ottima finestra sulle vite dei suoi personaggi comuni.

La dura realtà che soffoca le speranze

Il difetto più grave che caratterizza le prime quattro puntate di American Rust è proprio la ricerca della normalità, restringendo il più possibile il campo sui protagonisti ed evitando qualsiasi intrusione esterna che possa solleticare la trama. Lo stesso caso investigativo che dovrebbe sconvolgere la cittadina non è davvero al centro di tutto, ma si limita ad essere un contorno, seppur importante.

A causa dell'omicidio il commissario di polizia dovrà esporsi in prima persona per proteggere la sua relazione, ed il figlio della sua compagna sarà costretto a depistare le indagini per non rischiare di essere incolpato, ma tutto questo rimane sullo sfondo mentre in primo piano vediamo scorrere la vita dei protagonisti. Molta più importanza viene data alla lotta per il sindacato di Grace ed alle sue mani doloranti per il lavoro in fabbrica, alle paure di Billy che ha rifiutato una borsa di studio che gli avrebbe consentito di abbandonare la sua vita deprimente, alla fuga di Isaac (David Alvarez) che si darà al vagabondaggio e alla libertà totale. La descrizione dell'America, quella vera, è riuscitissima e reale, ma non per questo riesce ad intrattenere.

Non ci sono avvenimenti specifici a determinare lo stato di perenne tristezza dei protagonisti, ma una sorta di depressione strisciante che avvelena l'anima impedendogli di emergere e incastrandoli in quella città senza speranze. Di conseguenza in questi capitoli iniziali non assistiamo a veri e propri eventi cruciali, ma veniamo trasportati dalle situazioni con calma e senza scossoni, perché il tutto si evolve il maniera naturale e veritiera. I pochi momenti che esulano dalla vita di tutti i giorni sono per questo prevedibili, e quando non c'è il fattore sorpresa a solleticare la trama, quest'ultima rischia di cadere nell'insofferenza.

Una visione naturale ma complicata

American Rust vive di queste due anime contrapposte, rivelandosi un prodotto di spessore ma non riuscendo a convincere appieno. Il comparto tecnico è perfettamente calato nella storia, con una regia statica e dedicata ai volti dei personaggi (il regista John Dahl è un veterano della servilità televisiva e possiamo trovare parte della sua visione anche nella recensione di Yellowstone 3), mentre il montaggio è lento e riflessivo per lasciar respirare la vita che viene messa sotto i riflettori.

La scelta cromatica si volge spesso al grigio depressivo delle nuvole ed al rosso acceso della ruggine americana che dà il titolo alla serie, mentre gli accordi di chitarre folk sulle praterie riverberano i tempi in cui sognare era ancora possibile. Le performance attoriali sono di ottima caratura, e questo è probabilmente il punto di forza dello show, ma vengono a volte castrate quando la sceneggiatura cerca di scrollarsi di dosso un briciolo di cupezza con battute di spirito un po' banali e fuori luogo, che appaiono in qualche modo forzate e innaturali.

American Rust American Rust abbraccia la missione di raccontare gli Stati Uniti per come sono davvero, e lo fa attraverso personaggi delineati alla perfezione interpretati da un cast calato completamente nella parte. Dal grande pregio della sua realtà nasce però il suo peggior difetto: inscenando situazioni comprensibili a tutti cade in ovvietà e manca del fattore intrattenimento, fino a sfiorare un'insofferenza che rischia di castrare una serie che si evolve con troppa lentezza.