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American Vandal: Netflix si dà al mockumentary

Il gigante dello streaming mette alla berlina uno dei propri successi facendo uso dell'espediente del finto documentario....

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Alla fine del 2015 Netflix ha messo a disposizione dei propri abbonati uno dei suoi prodotti più forti: Making a Murderer, documentario seriale incentrato sulla dubbia colpevolezza di un uomo condannato per un crimine che sosteneva di non aver commesso. La serie ha fatto molto parlare di sé, aprendo nuovi dibattiti sul sistema legale e giudiziario negli Stati Uniti, ed era solo una questione di tempo prima che qualcuno declinasse una storia simile attraverso l'ottica del mockumentary, il finto documentario, genere che ha portato fortuna ad autori come Christopher Guest e Ricky Gervais. Ebbene, ora questa rilettura satirica è arrivata, sempre su Netflix, e le promesse insite nell'idea di un mockumentary processuale sono state mantenute, almeno nei primi episodi che chiariscono una cosa senza ombra di dubbio: American Vandal è al contempo molto puerile e molto intelligente. Per l'esattezza, un incrocio tra Making a Murderer e una sequenza in particolare del film Superbad, perché l'ambientazione è quella di un liceo americano, e le accuse non riguardano un omicidio, bensì la realizzazione di graffiti osceni.

The Art of Dick

Vedendo la prima mezz'ora di American Vandal viene il mezzo sospetto che i creatori dello show abbiano scelto questa premessa in particolare soprattutto per vedere quante volte fosse possibile, nel corso di un solo episodio, dire la parola dick, notoriamente tabù nell'ambito della TV generalista in America ma perfettamente accettabile sui network via cavo e sulle piattaforme di streaming. L'indagine degli aspiranti cineasti Peter Maldonado (Tyler Alvarez) e Sam Ecklund (Griffin Gluck) parte infatti dall'espulsione di un altro studente, Dylan Maxwell (Jimmy Tatro), accusato di aver vandalizzato diverse automobili nel parcheggio scolastico disegnandoci sopra degli enormi organi maschili.

La goliardia va di pari passo con un'applicazione rigorosa delle convenzioni del documentario true crime, dando al progetto i prerequisiti di serietà necessari per appassionarsi a questa inchiesta un po' fuori dal comune. Già nel primo episodio viene sapientemente sfruttato l'espediente del cliffhanger, non sempre facile da utilizzare in un contesto comico, e vengono poste le basi per un lavoro che conferma la creatività di Netflix. Rimane da vedere se la formula può giustificare più di una stagione, poiché anche un formato antologico sarebbe limitato dalle implicazioni del titolo. Va anche detto che difficilmente sarebbe possibile sovvertire il genere una seconda volta in modo altrettanto spassoso...