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American Vandal: le prime impressioni sulla seconda stagione

Su Netflix torna American Vandal, il finto documentario che indaga sui grotteschi atti vandalici tra i banchi delle scuole americane.

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Il falso documentario, in inglese mockumentary - da mock, "fare il verso", e ovviamente documentary - è quel particolare genere audiovisivo che tratta narrazioni dichiaratamente di fantasia con tratti e modalità reali, per una forma documentaristica che vuol far passare gli eventi come realmente accaduti. È un gioco di autofinzioni, di spettatori coinvolti e poi ingannati; un divertissement però non fine a se stesso, quanto mirato alla satira di un certo tipo di televisione, oltre che sotteso di importanti riflessioni su criticità piuttosto problematiche della civiltà contemporanea. Questa è fondamentalmente la natura di American Vandal, mockumentary creato da Dan Perrault e Tony Yacenda e prodotto da Netflix , su cui è disponibile la seconda stagione dal 14 settembre.

Si riparte... con una sigla

La prima stagione raccontava le indagini messe in piedi da due curiosi e intrepidi studenti, Peter Maldonado e Sam Ecklund, dopo che un misterioso vandalo aveva riempito le auto di ventisette professori di immagini falliche. Questo nuovo ciclo di episodi riparte proprio da qui. In un autentico colpo di meta-televisione, i due si vedono investiti da un clamore incredibile, che li porta non solo a essere assoldati per casi di vandalismo da ogni angolo d'America, ma anche a essere contattati da Netlfix stessa per produrre la loro serie, American Vandal appunto - questa volta, parola di Peter, con immagini ad alta definizione, un logo professionale, e addirittura una sigla d'apertura Il gioco di specchi tra realtà e finzione quindi è amplificato da questa trovata, pronta a confondere - e far ridere - ancora di più lo spettatore.

I banditi sono arrivati a scuola

Per il resto il primo episodio va a impostare la stagione ancora una volta sui canoni dello scorso anno, con interviste ai protagonisti dell'attacco vandalico, ricostruzioni, utilizzo cross-mediale di profili social, fotocamere degli smartphone e indagini approfondite, per un caso forse ancora più irriverente. Ci troviamo nella St. Bernardine Catholic High School di Bellevue, Washington, dove un giorno, durante la pausa pranzo, scoppia una catastrofe. Improvvisamente la buona parte dei commensali si trova costretta a correre in bagno a causa di una fortissima diarrea. Le conseguenze della cosa ve le lasciamo immaginare per il momento, dicendo che oscillano tra il drammatico e il grottesco. Solo due gli indizi: la limonata, presa da tutti, e un misterioso biglietto, recante la firma del colpevole: The Turd Burglar, il bandito della cacca. Insomma, le premesse sembrano prospettarci una formula ancora una volta funzionante e funzionale, che andrà valutata però lungo il corso dell'intera stagione, quando dopo otto episodi potremo definitivamente affermare se è sufficiente, se ha saputo rinnovarsi, o ha rapidamente raggiunto il suo momento di stanca.