Anna: la serie Sky di Niccolò Ammaniti, l'Italia ha il suo The Last of Us?

La nuova produzione Sky ha un altissimo livello produttivo e un regista d'eccezione: vi presentiamo la serie tratta dal libro di Ammaniti.

Anna: la serie Sky di Niccolò Ammaniti, l'Italia ha il suo The Last of Us?
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Le produzioni Sky Original sembrano ormai una garanzia. Non soltanto sul piano qualitativo, ma anche per quanto concerne la varietà di stili e di contenuti. Dopo il grande successo della serie TV ispirata a Francesco Totti (vi consigliamo di recuperare la nostra recensione di Speravo de morì prima) il colosso televisivo non si ferma e per la fine di questo mese (se non l'avete fatto vi suggeriamo anche di dare un occhio alle uscite Sky e NOW di aprile 2021) ci proporrà Anna.

Anna è un racconto distopico ambientato nel bel mezzo di una drammatica apocalisse, nata a seguito di un letale virus diffusosi in tutto il mondo e che ha sterminato gran parte della popolazione globale. La malattia, che colpisce soltanto gli adulti e risparmia i più giovani, si è propagata misteriosamente e attacca le vie respiratorie, costringendo gli infetti ad un intenso periodo di agonia prima di spirare soffocati dai batteri.

Se i presupposti narrativi dell'opera vi ricorderanno nitidamente il drammatico momento storico che stiamo vivendo, è opportuno sapere che lo show non si ispira alla pandemia da COVID-19. La serie prodotta da Wildside, le cui riprese peraltro sono iniziate 6 mesi prima della diffusione del Coronavirus, è creata e diretta da Niccolò Ammaniti e basata sul suo omonimo romanzo del 2015 edito da Einaudi. L'autore di grandi bestseller, tra i quali ricordiamo "Io non ho paura", "Che la festa cominci" e "Il momento è delicato", è alla sua seconda collaborazione con gli studios di Sky dopo "Il miracolo" e firma un adattamento seriale che sembra avere tutte le intenzioni di andare oltre la narrativa del libro, per innalzare gli standard qualitativi (almeno a livello tecnico) delle produzioni televisive italiane.

Il viaggio di Anna

Siamo in Sicilia, diversi anni dopo lo scoppio di una tremenda pandemia che, oltre ad aver reso sterile la popolazione mondiale, ha sterminato tutti gli adulti lasciando bambini e adolescenti in un mondo martoriato e dilaniato dall'anarchia. Il virus è stato ribattezzato "La Rossa": si manifesta, infatti, con delle chiazze vermiglie su tutto il corpo, seguite da insufficienze respiratorie che lentamente devastano l'organismo fino alla morte. La malattia, inspiegabilmente, si manifesta soltanto col sopraggiungere della pubertà, risparmiando (anche se temporaneamente) i bambini e i pre adolescenti, destinati a vivere quegli anni, troppo pochi, che precedono lo sviluppo e il cambiamento fisico, un evento che evidentemente innesca il propagarsi della Rossa.
Quello di "Anna", quindi, è un mondo postapocalittico in cui non ci sono infetti da cui fuggire o mostri da sconfiggere. Le minacce esistono, e metteranno alla prova l'epopea dei protagonisti, e come in un qualsiasi racconto distopico sono rappresentate dalla brutalità dei sopravvissuti, cresciuti in un mondo ormai selvaggio e inumano. Ma il vero pericolo incombente è la morte stessa, un timer inesorabile dal quale sembra impossibile fuggire.

Anna ha 14 anni. Vive col suo fratellastro, Astor, in una casa tra i boschi. Un'isola felice che permette alla protagonista di proteggere il suo fratellino dai pericoli del mondo esterno: gli è severamente proibito di oltrepassare i confini della tenuta, spetta infatti a sua sorella maggiore esplorare i territori circostanti per recuperare cibo e risorse.

Ma è quando il piccolo Astor, nella sua ingenuità fanciullesca, abbandona il nido e si mette in pericolo che inizia il viaggio della protagonista: una corsa contro il tempo, inseguita dalla morte e tormentata dai ricordi di una vita passata, di un mondo fa, di una vita che non esiste più.

Un The Last of Us all'italiana?

Quello di Anna è un racconto basato sui principali paradigmi del genere survival, peraltro con una mitologia alla base del proprio universo narrativo che pare piuttosto solida: nel mondo dei bambini sopravvissuti di Ammaniti trovano spazio figure e maschere di vario tipo, culti simbolici e alcuni misteri di fondo da risolvere, ma soprattutto un interessante discorso sul significato della crescita e sul rapporto tra bambini e adulti.

Sulla base dei primi due episodi, che abbiamo potuto vedere in anteprima grazie a Sky, l'impressione è che il lavoro di adattamento di Ammaniti (basato, lo ricordiamo, sulla sceneggiatura del suo stesso romanzo di 6 anni fa) voglia andare oltre la base narrativa del libro, prendendosi alcune libertà prettamente autoriali che sembrano voler approfondire alcuni aspetti del libro per quanto riguarda la struttura del racconto.

Sono sostanziali le differenze (ma soprattutto le aggiunte) rispetto alle pagine del materiale originale: elementi che, in ogni caso, non fanno perdere alla storia lo spirito dell'opera di riferimento. Al contrario, Ammaniti rimodella l'immaginario di base e lo piega alle esigenze del medium televisivo, confezionando (in prima istanza) due primi episodi convincenti per forma e contenuto.
In effetti, per chi mastica il panorama pop e soprattutto cultura videoludica, la visione di Anna potrebbe ricordarvi vagamente The Last of Us. Intendiamoci, il paragone con il capolavoro Naughty Dog è perlopiù strutturale, poiché i due prodotti prendono deviazioni narrative piuttosto diverse.

È però indubbio che la giovane protagonista sia iconograficamente non così distante da Ellie, così come le ispirazioni puramente scenografiche ricordano i paesaggi marci e decadenti di un videogioco survival. Il valore aggiunto di Anna, a livello puramente tecnico, sta proprio nell'utilizzo della fotografia, che inquadra in maniera brillante gli scordi di una Sicilia marcia e desolata, con sprazzi di regia virtuosi e movimenti di macchina interessanti.

L'elemento più vicino a opere come TLOU è a nostro parere nella profondità intima della scrittura: Anna è infatti un racconto sui sentimenti e sulla forza dei legami in un mondo in cui l'affetto sembra non contare più, sul bisogno reciproco e sull'appartenenza e sulla lotta contro la brutalità in nome dell'amore. Anna è tutto ciò in funzione di personaggi scritti con fascino e piglio autoriale, supportati da un cast in larga parte giovane (con attori adulti impegnati nei toccanti flashback ambientati prima della pandemia) e fortemente ancorato all'identità culturale, linguistica e territoriale di una Sicilia che è parte integrante dell'opera. Piccole star del tutto esordienti, su tutte l'ottima Giulia Dragotto che dà il volto alla protagonista e il piccolo ma straordinario Alessandro Pecorella, interpreti sorprendenti nella loro spontaneità e dolcezza.

Anna-ammaniti Anna è un racconto distopico tutto italiano con valori produttivi altissimi e una regia brillante, un'opera in cui il suo autore originale (Niccolò Ammaniti) è anche un regista sorprendentemente ispirato, che approfondisce ed esplora alcuni lati inediti che nel suo romanzo non avevano trovato spazio. Plusvalore di questa nuova produzione Sky Original è il suo splendido impasto visivo, che unisce le meraviglie di una scenografia in grado di fotografare i paesaggi desolati di una Sicilia selvaggia e un linguaggio estetico intriso di simbolismo.