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Arcane: una serie matura che non delude i fan di League of Legends

Abbiamo visto in anteprima Arcane, la nuova serie animata disponibile su Netflix e ispirata al mondo di League of Legends.

Arcane: una serie matura che non delude i fan di League of Legends
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La splendida cornice dei Worlds 2021 di League of Legends, il mondiale che ha visto trionfare i cinesi EDG, è stata la vetrina per presentare al pubblico mondiale nuovi e più approfonditi contenuti su Arcane e su cosa aspettarci dalla nuova serie TV animata disponibile su Netflix dal 7 novembre e basata sull'universo narrativo del franchise videoludico. Appena poche settimane fa vi avevamo parlato delle prime impressioni sul trailer di Arcane, che sarà distribuita in tre atti, ognuno composto da tre episodi ciascuno per un totale di nove. Già il trailer dava un'impostazione netta della direzione che la serie avrebbe preso, snodandosi su diverse tematiche classiche della narrazione fantastica collegate tra di loro dal concetto di dualismo: Jinx contro Vi, magia e tecnologia, progresso e reazionismo. E le prime puntate, che abbiamo visto in anteprima, non deludono certo le aspettative.

League of Legends prende vita su Netflix

Si tratta di una serie che già nei primi episodi sembra essere stata ragionata in ogni dettaglio: i personaggi, le loro storie, ognuno trova il proprio spazio al momento giusto riuscendo a presentarsi sia sotto il profilo caratteriale che emotivo, fornendo una panoramica a 360 gradi dei "campioni" già conosciuti e dei "nuovi" protagonisti, scendendo fin nelle profondità del loro essere.

È la partenza quella che colpisce subito e non parliamo delle prime immagini di una Jinx e una Vi appena divenute orfane dopo una cruenta battaglia sul ponte che collega Piltover, la città protagonista, al resto di Runeterra: parliamo della sigla, potente ed esplicativa su ciò che ci aspetta. Una opening su cui la musica, realizzata dagli Imagine Dragons, è stata cucita alla perfezione ed è evocativa di altre serie Netflix che sul connubio video+musica hanno spesso puntato. Lo hanno fatto con Narcos, con La Casa di Carta (eccovi la nostra recensione de La Casa di Carta 5 Parte 1), lo fanno anche con Arcane la cui sequenza di presentazione assomiglia molto, per colori e ambientazioni, e spesso anche temi, a quella di Daredevil. Tutto sembra trovarsi al posto giusto, dicevamo, persino la violenza e le scene più cruente. È una serie adulta, che non esplora solo quanto di buono può esserci nell'essere umano, reale o fantastico che sia, ma scava nelle profondità delle peggiori atrocità. L'utilizzo di cavie per gli esperimenti, il non farsi scrupoli per raggiungere i propri obiettivi a qualunque costo, il potere che "logora chi non ce l'ha". E non solo nelle letterali parti basse della città, rappresentate da Zaun, ma anche nell'apparente splendida Piltover: la città del progresso, dell'avanzamento tecnologico, eppure anch'essa nasconde segreti e lotte di potere, spesso più subdole di quelle che avvengono nei bassifondi.

Zaun e Piltover vivono in un equilibrio precario, retto da accordi non scritti, patti verbali, pronti a essere distrutti improvvisamente nel momento in cui gli attori principali, e garanti della suddetta "pace", vengono a mancare. È una serie che racconta come può arrivare il cambiamento, quali cause possono portare a determinate conseguenze, cosa genera i "casus belli": il passato di Vander, non del tutto esplorato, potrebbe raccontare molto di più di quanto la serie non faccia. Ma l'insegnamento più importante è che il passato ritorna, sempre, e prima o poi bisogna fare i conti con esso.

Un'operazione che convince

Così come a ogni azione corrisponde una conseguenza. È il caso di Jinx e Vi e dei loro amici, coloro che innescano la prima serie di reazioni da cui parte la serie. Nel tentativo di rubare in uno studio di Piltover degli oggetti importanti per guadagnarsi da vivere nei bassifondi di Zaun, scoppia il caos con gli Hextech, misteriosi oggetti, che fanno da subito la loro comparsa mostrando prima di tutto la loro parte violenta.

L'esplosione fa talmente rumore, anche e soprattutto a livello sociale, che un colpevole va trovato, e sono la responsabilità verso la propria comunità, il senso del dovere e di dover fare la cosa giusta a tracciare la linea narrativa più profonda di Arcane. Anche nella città di Piltover, in cui il dovere è mantenere una sorta di status quo, un progresso quasi ormai dimenticato e in cui la classe dirigente è diventata reazionaria alle novità, impaurita da cosa possano portare.

Jayce e Viktor, due giovani scienziati, rischiano persino l'esilio pur di dimostrare di aver trovato la giusta via per controllare la magia o, in generale, la natura: gli Hextech, finora visti solo sotto l'aspetto negativo, sono la chiave per rilanciare Piltover nel mondo. La tecnologia che può controllare la magia: un tema spesso ricorrente in altri universi narrativi ma che in questo sposa perfettamente ciò che un appassionato di League of Legends vede abitualmente quando gioca.

L'incastro perfetto tra l'utilizzo delle rune magiche e degli strumenti più tecnologici di Runeterra. Un altro dualismo che a volte si trasforma in duello tra chi vorrebbe un progresso a tutti i costi (ovvero, anche qui, un cambiamento dallo status quo) e chi vorrebbe porre davanti a tutto la sicurezza della comunità. Come su Zaun, così su Piltover: come Vander, così Heimerdinger (che tra l'altro si scopre ha da poco passato i 300 anni di età). Sono loro i due protagonisti iniziali della serie, i due "anziani" agli antipodi della città, due personaggi che probabilmente non si sono mai conosciuti. Ed è da loro che l'eredità è trasferita ai giovani: a Jinx, a Vi, a Ekko, a Jayce, Viktor e Caitlyn. Un'eredità che comporta anche una responsabilità verso se stessi e gli altri.

L'ultimo importante tema, che ci preme sottolineare, è quello della pazzia. Jinx nel gioco, fin dalla sua presentazione, è stata descritta come mentalmente instabile, incapace di prendersi cura di qualcuno, di essere labile di mente e pronta a tutto.

Nella serie non è affatto diversa da ciò che un giocatore sperimenta nei suoi voiceover e citazioni ma su Arcane si fa luce su come si sia arrivati a quel punto, perché Jinx sia diventata una figura simbolo della follia: il trauma importante che la coinvolge è probabilmente il più sensibile e difficile da digerire di tutta la serie, un trauma che ha delle conseguenze durature e che coinvolge anche l'abbandono delle figura a lei più care. Ancora di più è un avvenimento che fa comprendere, che porta sincera pietà verso questo personaggio pensando che, probabilmente, in quella situazione chiunque avrebbe perso la testa. Soprattutto quando gli altri sembrano aver perso la fiducia in te.

Tecnicamente superbo

Oltre le storie, la narrazione e la caratterizzazione dettagliata dei personaggi c'è anche un egregio lavoro di animazione. Una serie animata è sempre complicata da realizzare, soprattutto se confrontata con i disegni già esistenti del videogioco da cui è tratta. Alcuni dei personaggi già conosciuti come Ekko, Vi e Jinx si trovano inizialmente in tenera età ed è pertanto più semplice rappresentarli partendo da zero, non avendo conoscenza di come fosse i "campioni" di League of Legends da piccoli. Eppure il problema non si presenta nemmeno per quei personaggi di cui dovremmo sapere tutto come Jayce e Heimerdinger, ritratti in modo impeccabile dallo studio Fortiche (che in passato ha già collaborato con Riot Games occupandosi di alcuni video promozionali e cinematiche sia del videogioco che di alcune canzoni dei mondiali, come "Warriors" degli Imagine Dragons ma anche le K/DA o i Gorillaz) e rendendoli immediatamente riconoscibili pur senza essere identici agli originali.

Lo studio dietro l'animazione è senza alcun dubbio riuscito a carpire i tratti distintivi dei personaggi calandoli alla perfezione nel mondo di Runeterra, facendo sì che anche i nuovi, pur mai visti su League of Legends, ne sposino perfettamente l'idea che ne abbiamo. Lo stesso Vander, o Silco, pur non avendoli mai visti prima, potrebbero tranquillamente essere utilizzati come prossimi protagonisti del videogioco, in quanto trasudano in modo perfetto lo stile caratteriale e animato di LoL.

Un altro aspetto da non sottovalutare che avrebbe potuto rappresentare un problema è la lore di League of Legends. Avere una storia già pronta, molto spesso curata nei minimi dettagli del passato e del presente di ogni campione può essere un ostacolo non indifferente. Lo stesso sito ufficiale di League of Legends offre il background storico di ogni personaggio, così come fanno ulteriori contenuti prodotti negli anni da Riot Games insieme a un libro dedicato proprio ai Reami di Runeterra. Nonostante questa premessa gli autori hanno saputo intraprendere una direzione artistica ben precisa che va a scavare nelle profondità delle storie, così come nell'animo dei personaggi, aggiungendo dettagli e corollari apparentemente futili ma che invece consegnano solidità alla narrazione.

Christian Linke e Alex Yee, due dei creatori e produttori esecutivi, hanno raccontato di essersi "incanalati in tutte le crepe lasciate aperte dal videogioco nella lore, in particolare di Zaun e Piltover, le città protagoniste. "Abbiamo mantenuto quelle che sono le informazioni finora esistenti costruendovi attorno le due società, quasi in antitesi ma in realtà molto vicine. Avere avuto una lore già viva e robusta ha rappresentato per noi la possibilità di plasmare a nostra immagine e somiglianza un blocco di marmo, senza modificarne la natura o la consistenza ma scolpendola sempre più in profondità con quello che noi volevamo raccontare."

Arcane: League of Legends Arcane non è probabilmente la serie che ci si poteva aspettare da League of Legends. Ed è un bene: è un prodotto maturo, ragionato e che esula da quello che quotidianamente vediamo all’interno del gioco. I personaggi sono gli stessi ma la serie aggiunge loro una profondità di carattere, un’anima che mai avremmo pensato potessero avere utilizzandoli in-game per vincere la partita. Perché su Arcane non è in gioco il Nexus alleato o avversario, è in gioco la vita, la lotta per la sopravvivenza in un contesto narrativo in continua dicotomia tra chi cerca di cambiare lo status quo della società e chi vuole mantenerlo. Entrambi a ogni costo.