Baby 2: recensione dei primi 3 episodi della serie italiana Netflix

In arrivo il 18 ottobre su Netflix, la seconda stagione di Baby ci riporta a Roma, tra le vite segrete e la prostituzione nel quartiere dei Parioli

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Tornare tra le strade dei Parioli a Roma e incocciare nuovamente con le vite di Ludovica e Chiara non può che farci pensare a tutti quei riferimenti artistici e culturali che Baby scatena nella nostra testa. Roma è da sempre palcoscenico di storie al limite, di vicende che danzano sulla testa di uno spillo, tra l'esasperazione e la quotidianità, tra il precipitare e il restare a galla. È successo con Jep Gambardella ne La grande bellezza, succedeva con Fellini ne La dolce vita, deve ricapitare adesso con Baby, che per quanto abbia un risultato e delle mire molto diverse dai due capolavori precedentemente citati, sfrutta il medesimo teatro di posa: la città eterna, quella che nel suo scheletro nasconde più di un segreto.

Dopo le vicende della prima stagione di Baby, quindi, Netflix prepara il lancio della seconda, in arrivo il 18 ottobre con sei episodi, proprio come accaduto un anno fa: abbiamo avuto la possibilità di vedere i primi tre, per raccontarvi che direzione sta prendendo Baby e come le vite di Ludovica e Chiara stanno procedendo dopo lo sbandamento dello scorso anno.

Il nuovo Papa delle squillo

La morte di Saverio sul finire della prima stagione ha dato campo libero a Fiore e alla sua gestione molto meno razionale del giro delle baby squillo. Se i primi sei episodi ci avevano presentato la necessità di Ludovica e di Chiara di evadere dalla loro vita, la seconda stagione assume più le sembianze di un racconto di fuga, non da quello che hanno scelto di fare, però, bensì dal resto della civiltà: entrambe le ragazze iniziano a sentire di aver compiuto le giuste scelte e le giuste strade, continuando a cavalcare quel brivido che la prostituzione e il denaro ricevuto in cambio sta loro dando.

Ogni scelta però ha delle conseguenze importanti, soprattutto là dove Chiara, che tra le due è animata da una follia più passionale, riuscirà finalmente a trovare un equilibrio sentimentale, ma soltanto nella vita diurna. La notte, poi, come il peggior Giano bifronte, si trasformerà nella squillo Emma, la bionda più ricercata dei Parioli.

Se lei è spinta dalla passione, Ludovica precipita rapidamente nel desiderio sempre più venale di accumulare denaro, senza preoccuparsi di cosa si troverà davanti: uno dei suoi incontri, tra l'altro terminato con il rifiuto da parte del suo cliente, sarà il preambolo di una situazione scolastica per niente felice, che le creerà ancora più problemi di quanto non avesse fatto il video di Brando in apertura della prima stagione. Entrambe le protagoniste (avete visto Ludovica e Chiara nel trailer di Baby 2?), alla fine, si ritroveranno a vivere in bilico, tra due vite che si conciliano con grande difficoltà e che stanno per essere svelate al mondo, costringendole a far venire tutti i nodi al pettine.

Non da meno lo sviluppo psicologico anche degli altri personaggi, anche se fortemente votato a delle meccaniche che strizzano l'occhio alla vita americana: Baby 2, più di quanto facesse la prima stagione, sembra che si sia dimenticata quasi della sua italianità, che abbia voluto in qualche modo inserire il liceo privato Collodi in una bolla che si trova sì a Roma, ma non culturalmente. In questa sorta di campana di vetro nascono storie di droga, di bullismo e di violenza contro gli omosessuali. E sempre in questo contesto inizierà a crescere il personaggio di Fabio Fedeli, il figlio del preside riscopertosi gay nel corso della prima stagione: se all'inizio potrà sembrare quasi un vessillo issato contro le discriminazioni sessuali, anche lui finirà presto nel vortice dell'ambiguità, dell'infedeltà, della passione che ha il sopravvento improvviso sulla razionalità.

In Baby, insomma, sembra che nessuno sia in grado di seguire una strada ben precisa e prendere una decisione che possa donare beneficio a tutti, soprattutto al prossimo: e sono gli esempi anche di Damiano e Camilla, con quest'ultima di ritorno dal Canada completamente cambiata e votata a una trasgressione che finisce per renderla un personaggio ancora più vacuo di quanto non fosse già.

Di certo non aiutata dalle perfettibili doti attoriali della Sastre Gonzalez, che la interpreta in molte meno scene di quanto accaduto nei primi sei episodi.

Le belle persone dei Parioli

Baby 2 è un totale salto nel buio per i protagonisti, chiamati a decisioni importanti ogni giorno, ma è anche un tentativo di creare nuovi intrecci, di mettere a confronto nuovi personaggi che in precedenza avevano avuto contatti negativi oppure nulli: tra questi, i primi tre episodi ci lasciano col fiato sospeso sia per quanto riguarda la possibile storyline dedicata a Damiano e Ludovica, legati da un filo comune che si chiama Chiara, o anche il doppio gioco di Brando, da un lato fagocitato dal gruppo dei bulli e dall'altro desideroso di nuove esperienze, di scoprire qualcosa di più di se stesso.

È proprio lui, tra l'altro, a creare il cliffhanger del terzo episodio, quello che ci ha lasciato col fiato sospeso, perché sebbene - come accade spesso in Baby - le situazioni siano sempre un po' surreali, è evidente che l'intera narrazione si mantenga sugli intrecci sentimentali e sui risvolti che questi possono prendere nel momento in cui la vita segreta, quella notturna, dovesse venire a galla.

Da quanto emerge dalle prime tre puntate, però, Baby 2 non ha corretto il tiro degli errori della prima stagione: quella patina eterna di depressione, di oscurità ineluttabile, continua a essere oppressiva e dannatamente presente. Il liceo Collodi, il quartiere dei Parioli, sembrano vivere una condizione di eterna tristezza e di profonda decadenza, come se fossimo tornati alla fine dell'Ottocento in piena Parigi, tra poeti maledetti e assenzio, però senza i poeti e senza anche il distillato caro a Oscar Wilde e Charles Baudelaire.

Baby - stagione 2 I sedici e i diciassette anni li abbiamo vissuti tutti, inevitabilmente, e sappiamo che per quanto sia un periodo di grande passione, e magari questa porti anche a una sregolatezza di fondo, non si precipita inevitabilmente tutti insieme verso la depressione: c'è la spensieratezza, alternata sicuramente dalle domande sul futuro e sull'esistenza, ma l'adolescenza non è solo autodistruzione. Il teen drama messo in piedi dal collettivo GRAMS continua a essere in alcuni punti ancora esasperante, troppo accentuato nella sua voglia di distruzione totale e deflagrazione. Persino in Tredici, altra serie Netflix alla quale Baby sembra voler rubare qualche concetto, pur nascendo da un'ispirazione ben diversa, riusciva a offrire dei momenti di sana realtà, tra svago e feste. Invece, ai Parioli, persino i momenti che dovrebbero essere di divertimento e le tanto attese feste liceali - di chiaro stampo americano - sembrano dei momenti di riflessione triste. Non possiamo essere tutti Jep Gambardella, non siamo tutti destinati alla sensibilità: non a diciassette anni, non in Baby, non ai Parioli.