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Better Call Saul: un primo sguardo alla quinta stagione su Netflix

Continua la trasformazione di Jimmy McGill in Saul Goodman, in un processo sempre più irreversibile: al via la Stagione 5 di Better Call Saul.

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Le ultime parole pronunciate nella quarta stagione di Better Call Saul furono "it's all good man!", parole capaci di rendere sempre più concreta la trasformazione di Jimmy McGill in Saul Goodman e di instillare il dubbio in Kim. Chi è davvero Jim? Quanti compromessi si possono accettare prima di giungere al punto di non ritorno? Sull'altro fronte, che vede protagonisti Mike, Gus Fring e Lalo Salamanca in un pericoloso gioco di potere, vanno affrontate le conseguenze dell'omicidio dell'ingegnere Werner Ziegler, un evento decisivo per le sorti di quello che diventerà il laboratorio in cui abbiamo visto lavorare Walt e Jesse.

È su questi elementi che si sviluppa Magic Man, première della quinta stagione e disponibile dal 24 febbraio su Netflix. Lo show creato da Vince Gilligan e Peter Gould era assente dai nostri schermi da quasi due anni, un'attesa quasi insostenibile per chi è stato catturato dall'abilità narrativa, dalla perfezione stilistica e dall'approfondimento della psicologia dei personaggi mostrate fino a ora. Dopo la visione di Magic Man, possiamo affermare fin da subito che l'episodio non fa altro che confermare tutti i pregi della serie (che ormai viaggia a livelli altissimi) e porre le basi per quella che si preannuncia una stagione piena di tensione e scelte difficili.

"Say it! And do the point"

Come ci hanno abituato le stagioni passate, l'opener ci mostra ancora una volta la terza identità di Jimmy McGill (Bob Odenkirk), quel Gene Takavic che sta a rappresentare la sua personale fuga dal passato, complicata dal fatto che è difficile se non impossibile staccarsene definitivamente.

In maniera opposta al colore sgargiante dei completi indossati quando difendeva criminali e umanità di vario tipo in quel di Albuquerque durante il lasso di tempo mostrato in Breaking Bad, il presente di Jim/Saul/Gene è un mondo spento, in bianco e nero. La placida monotonia in cui si è rifugiato, condita però dalla paranoia di essere scoperto, viene messa a dura prova quando un tassista di nome Jeff (Don Harvey) lo riconosce e insiste finché il fu Saul non pronuncia il suo slogan "Better Call Saul".

La prima reazione di Gene a questo incontro dal sapore amaro è quella di fuggire ancora una volta, magari con un quarto alias, affidandosi al professionista del settore Ed Galbraith (il compianto Robert Forster, per un'ultima apparizione nell'universo di BB), ma poi ci ripensa: questa volta vuole lottare. Un aspetto da notare nel flashforward è che Jeff è lo stesso tassista che aveva accompagnato Gene a casa dall'ospedale durante il primo episodio della quarta stagione, dettaglio che fa sorgere alcuni interrogativi circa le intenzioni del personaggio, al punto che siamo dispiaciuti all'idea che bisognerà attendere chissà quanto per saperne di più, considerando che fino ad ora abbiamo visto solo qualche frammento del post-Breaking Bad.

Ma è tempo di tornare nel presente della storia principale, che riprende proprio dove l'abbiamo lasciata. Se nel flashforward assistiamo alla negazione di Saul da parte di Jim, parte dell'episodio ruota nella completa accettazione e affermazione della nuova identità. I minuti iniziali, infatti, sono il battesimo di Saul Goodman, che Jim rende il nome ufficiale con cui svolgerà le attività da avvocato.

Vediamo dunque Jim abbracciare sempre più il suo nuovo essere, anche se in questa prima fase lo fa soprattutto in ambito professionale. Non vuole continuare a essere il fratello perdente di Chuck (figura decisamente ingombrante a dispetto della sua dipartita) e lo vediamo muovere i primi passi volti a costruirsi una clientela, grazie a una svendita di telefoni in cui Odenkirk mostra ancora una volta l'abilità nell'interpretare un personaggio così istrionico e capace di iniziative e performance a tratti geniali, in questo caso l'idea di vendere dei telefoni con registrato il suo numero tra le chiamate rapide, in modo da essere facilmente reperibile dai potenziali clienti. Jim/Saul appare privo di dubbi sulle scelte da fare e sembra intenzionato a perseguire i suoi scopi senza farsi frenare dagli scrupoli o dal dover accettare compromessi, soprattutto con la propria coscienza.

Per Kim (Rhea Seehorn) il discorso è diverso, dato che il suo compasso morale viene messo alla prova quando deve decidere se seguire il piano ingannevole di Jim, per il "bene" del cliente che sta assistendo, o se mantenere un'integrità etica che però non porterebbe a un risultato positivo. L'animo di Kim è diviso, percepiamo la sua delusione in seguito al cambio di nome di Jim e di fronte a tutto ciò che può significare tale decisione.

La sensazione è che, nei prossimi episodi, Kim dovrà cercare di capire quanto c'è di Jim in Saul e viceversa, ma anche quanto è disposta a "compromettersi" con azioni moralmente dubbie prima di iniziare a vedere il suo amato come una causa irrimediabilmente persa. La prima partita se l'è aggiudicata Saul, capace di convincerla a piegare la verità pur di raggiungere uno scopo, ma Kim è una corda che sta per spezzarsi e che dovrà scandagliare a fondo il proprio animo per comprendere quale direzione prendere.

"He was worth 50 of you"

L'altro grande blocco narrativo dell'episodio è incentrato invece sullo scontro tra Lalo (Tony Dalton ) e Gus (Giancarlo Esposito), i quali stanno conducendo una guerra silenziosa combattuta a colpi d'astuzia, segreti e bugie. I due hanno un confronto a causa di una partita di meth allungata tra quelle fornite da Gus ai Salamanca e scoperta da Lalo.

Il primo fornisce una spiegazione puntuale e precisa, in più ne ha una anche per i lavori che sta conducendo e che suscitano tanta curiosità e attenzioni nel suo avversario, ma è evidente che Lalo non si stia bevendo le versioni proposte da Gus e la situazione si avvicina sempre più al punto di esplosione.

Tra i due fuochi abbiamo Nacho (Michael Mando), che nella scorsa stagione è stato costretto da Gus a riferirgli le mosse del nemico e ora sarà fondamentale come dispensatore di informazioni, mentre Mike (Jonathan Banks ) vorrebbe defilarsi da tutto questo.

Seppure dall'esterno appare il solito granitico ed efficientissimo Mike, il suo animo è scosso dalla dipartita di Werner. Lo vediamo quando consegna ai lavoratori tedeschi i biglietti per tornare in patria: l'odioso Kai (Ben Bela Böhm) riceve un pugno per aver infangato la memoria di Werner con un commento che mostra poca sensibilità, mentre non reagisce quando Casper (Stefan Kapicic) gli ricorda che "valeva 50 di voi". Il rientro in Germania degli addetti alla costruzione del laboratorio è dovuto all'interruzione dei lavori: la morte di Werner ha fatto sorgere troppe domande, Lalo ha il fiato sul collo di Gus e dunque sono cambiate le priorità.

Better Call Saul - stagione 5 Insomma, Magic Man rappresenta il gradito ritorno di Better Call Saul, una serie che negli anni ha conquistato una propria identità (smarcandosi dalla definizione di semplice spin-off) e che può ergersi fianco a fianco a Breaking Bad tra i migliori prodotti seriali in circolazione. Come negli anni passati, si inizia senza andare di corsa, rielaborando quando successo nel finale della quarta stagione e ponendo le basi per i conflitti (che siano interiori o armati) che caratterizzeranno i prossimi episodi. Saul Goodman ha finalmente fatto capolino, ci ha mostrato ancora una volta le sue doti dialettiche e si appresta a divorare l'animo di Jimmy. Bentornato Better Call Saul.