Blocco 181: Salmo ci mostra l'altra faccia di Milano su Sky

L'esordio seriale di Salmo racconta quella Milano che non siamo abituati a vedere, la periferia della città che non dorme mai.

Blocco 181: Salmo ci mostra l'altra faccia di Milano su Sky
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Pensare a Milano ci fa venire subito in mente l'idea di una città sempre sveglia, che non dorme mai, che vive in bilico tra il brivido dell'alta finanza e il desiderio di un divertimento sfrenato, a qualsiasi ora. Una città che più si va avanti negli anni e più sembra voler abbracciare le realtà Europee, dimenticandosi di essere italiana. Però Milano non è solo questo, non è solo la patina che si vede quando la nostra vista si staglia sui grattacieli di Gae Aulenti o sul bosco verticale, fino ad arrivare a City Life.

C'è la periferia, quella fuori dalla cerchia dei Bastioni, che porta nei quartieri che da anni pretendono la medesima attenzione che viene riservata alle zone all'interno della "circonvalla", che muove i propri interessi su problematiche sociali e politiche, dall'occupazione delle case fino alla democratizzazione di tutto ciò che una città che corre, che cresce, che impone stili di vita sempre più costosi preclude a tutti i suoi abitanti. Blocco 181, in onda su Sky e NOW da venerdì 20 maggio (scopri qui serie Sky e NOW di maggio 2022), è lo specchio di quest'altra Milano, di ciò che c'è dietro la patina: è il racconto di una favola d'amore ambientata nelle pieghe dei gomiti della città, tra spaccio di cocaina e violenza armata tra le gang dei quartieri periferici.

Una periferia universale

Un romanzo criminale a tutti gli effetti che non ha paura di mostrare sin da subito, nelle prime due puntate, quelli che sono i meccanismi dello spaccio silenzioso a Milano, tra galoppini che sostano in serenità in zona Navigli e che corrono nelle case dei ricchi per dare loro il divertimento da sniffare.

Sembrerebbe di essere quasi nei sobborghi di Los Angeles, a guardare quel tasso di criminalità sempre alle stelle, e invece siamo proprio all'ombra della Madonnina, in una storia che non vuole essere documentaristica, ma provare a sfiorare la superficie della realtà. Bea (Laura Osma) vive nel Blocco 181, un quartiere di periferia che si divide tra appartamenti occupati in maniera abusiva e attività che vanno dai furti nei negozi allo spaccio di cocaina. Una famiglia allargata, di matrice sudamericana, dalla quale la ragazza vuole evadere, per scoprire cosa nasconde Milano al di là del profondo sud. Finisce così a incontrare Ludo (Alessandro Piavani), un ragazzo di origine facoltosa, ma che per vocazione, come egli stesso dichiara nel primo episodio, ha deciso di fare il galoppino in scooter. Con lui c'è Mahdi (Andrea Dodero), amico di lunga data di Ludo e figlio del Blocco, ma di origini contrapposte a quelle di Bea, essendo lui nordafricano. A guardare tutto dall'alto, a fare in modo che niente degeneri all'interno del quartiere, c'è Rizzo (Alessio Praticò), l'uomo che fa da grande occhio per far sì che tutti i commerci non si macchino di sangue, mentre Snake (Salmo) coordina le consegne e le spedizioni.

Tra l'amore e la guerra

Blocco 181 ha il desiderio di raccontare l'amore, di tessere la tela di un sentimento aulico tra i tre veri protagonisti della nostra storia: sono Bea, Ludo e Mahdi, un trio amoroso che nasce sotto il segno dello spaccio, della vita notturna e che cresce con interessi palesemente diversi, perché se i due ragazzi del Blocco vogliono evadere da quella gabbia senza sbarre, Ludo vuole solo godersi il momento, la sua fluidità e il suo lavoro che ritiene essere sereno e davvero da vocazione, con un occhio attento agli affetti familiari e alle loro problematiche.

Sembra un voler rievocare quasi, dal punto di vista intimo, i The Dreamers di Bernardo Bertolucci. Però nella serie emerge anche il desiderio di raccontare una crime story: siamo ben lontani da Gomorra o da Suburra (recuperate qui le migliori serie crime Netflix), prodotti che il team creativo (Giuseppe Capotondi, Matteo Bonifazio e Ciro Visco) conosce bene per i loro pregressi produttivi, ma c'è la volontà di far emergere l'aspetto spietato delle periferie milanesi, la lotta armata e quelle strade che si intrecciano tra il delivery e l'accumulo di denaro sporco. Più lo show va avanti più c'è il desiderio di far emergere un trio che sembra danzare su un palcoscenico che ha dato loro non solo dei caratteri ben definiti, ma anche dei costumi che ne fanno trasparire il carattere. C'è l'incoscienza di Bea e di Ludo, con quest'ultimo che vive con la leggerezza di uno studente e lei che non pensa a nessuna delle conseguenze che potrebbero scaturire dalle sue scelte; Mahdi è quello che sembra più posato, in grado di valutare tutte le azioni che vengono compiute, forte anche del legame che lo stringe a Rizzo, a quella funzione quasi di delfino.

Nel bailamme del Blocco si aggira, invece, la figura di Salmo, direttore creativo dell'intera serie: con uno sguardo malefico, armato di pistola e cruento in ogni sua occhiata. Non ha alcun tipo di pietà e l'unico credo della sua vita è la fedeltà dimostrata a Lorenzo (Alessandro Tedeschi), boss della droga che è riuscito a scappare dal Blocco 181, ma che resta legato a Rizzo, del quale è amico d'infanzia. Blocco 181 racconta una realtà verosimile, che non fa della periferia di Milano la protagonista di un documentario, come già detto, ma è in grado di essere ridisegnata nel modo in cui qualsiasi altra zona non centrale di una grande metropoli potrebbe essere.

Il quartiere diventa un non-luogo, riutilizzabile e immaginabile in qualsiasi altra realtà, tanto che il fatto di svilupparsi nelle città meneghina potrebbe anche finire in secondo piano e dimenticato del tutto. Al di là di quei pochi luoghi riconoscibili, dai Navigli fino ai grattacieli già citati, per il resto ogni location è usata in modo da essere universale, dando vita a un immaginario declinabile in ogni realtà, grazie anche a una fotografia realista, con contrasti forti e reali, tra la luce e il buio, tra le luci del sole e le ombre della notte.

Blocco 181 Blocco 181 racconta una favola nera tra tre ragazzi che desiderano emergere in un ambiente che non ha lasciato loro molto spazio di manovra. Lo fa mentre sullo sfondo va in scena una guerra tra etnie e gang, con la passione di chi vuole far sì che Milano cada ai loro piedi, tra chi lo fa con le mazze e chi insegue la fitta rete dello spaccio. Raccontata con quella vena internazionale che sta sempre più conquistando il piccolo schermo italiano, la produzione Sky riesce a offrire una storia fatta di passione, ma che non è detto convinca tutti: a metà strada tra il desiderio di voler esasperare il concetto di una periferia abbandonata a se stessa e il provare a esaltare l'amore di un trio di ragazzi che aspirano al successo criminale, bisogna scendere a compromessi col team creativo. Gomorra e Suburra, in qualche modo, continuano a fare scuola: sta a voi decidere se ciò è giusto o sarebbe l'ora di andare oltre.