Bosch: un primo sguardo alla quarta stagione

Dopo un anno di pausa, torna su Amazon Prime Video uno dei crime di più successo negli Stati Uniti: Bosch, tratto dai bestseller di Michael Connelly

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Articolo a cura di
Natale Ciappina Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com'è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.

Sulle nostre pagine abbiamo parlato spesso di come la mancata pubblicazione dei dati di ascolti, da parte delle varie Over the top come Netflix o Amazon, impedisca agli addetti ai lavori e al pubblico di comprendere gli andamenti, e soprattutto i numeri, che si celano dietro i loro successi seriali. Tutto ciò è spesso solo intuibile da certe dinamiche collaterali come le mode del momento, e Stranger Things e la sua tendenza al nostalgico ne è il principale portabandiera; oppure, più banalmente, per il numero di rinnovi che una certa serie TV riceve. Per farla breve: se il rinnovo rimane in bilico fino all'ultimo, può darsi che i numeri non siano troppo buoni. Non è questo il caso di Bosch, crime prodotto da Amazon arrivato alla sua quarta stagione, un prodotto il cui successo è riconducibile soprattutto al proprio autore principe, Michael Connelly, romanziere molto noto dalle cui opere sono trasposte la maggior parte delle vicende che vedono coinvolto il protagonista della serie in questione, che è appunto Harry Bosch, burbero detective della polizia di Los Angeles dai modi non sempre convenzionali.

L.A. Confidential

Come intuibile, Bosch pesca a piene mani da quell'immaginario noir che ha caratterizzato soprattutto la letteratura di genere negli ultimi cinquant'anni, e in cui la città di Los Angeles, con le sue strade sterminate e i suoi tanti angoli oscuri, diventa la vera protagonista dei delitti che vi avvengono. Risolvere un caso di omicidio a Los Angeles è dura, e solo i duri possono farcela; ed Harry Bosch, seppur differenziandosi dai personaggi di James Ellroy e Raymond Chandler, lo è eccome. Ciò che cambia, fra Bosch e gli altri capisaldi del genere noir, non risiede tuttavia solo periodo dell'ambientazione, che nel caso del lavoro di Connelly è praticamente contemporaneo, ma anche per certe dinamiche che caratterizzano il protagonista, vero traino narrativo della serie e non a caso interpretato dall'eccezionale Titus Welliver, attore consumato che negli ultimi anni ha partecipato, soprattutto nelle vesti di guest star, a moltissimi successi seriali (Deadwood, Prison Break, Lost, Sons of Anarchy, The Good Wife). Il nostro Harry Bosch si caratterizza infatti non solo per un approccio non sempre convenzionale e deontologico, ma anche per un animo perennemente in conflitto, diviso a metà fra un'anaffettività figlia forse del proprio lavoro e un tumulto interiore per un'infanzia traumatica, segnata dall'omicidio della madre-prostituta di cui Harry continua a cercare il vero colpevole.

Chi la dura la vince

Durante le stagioni precedenti, Bosch si è di riflesso sempre diviso a metà: da un lato cercando di risolvere i crimini della Los Angeles odierna, e dall'altro muovendosi nell'ombra, nel tentativo di venire a capo dell'omicidio della madre, in una sorta di cold case che va di pari passo con l'evoluzione del protagonista. Tuttavia, prima che essere un detective, Harry Bosch è un anarchico, una testa calda pronta a esplodere alla prima scintilla, anche dopo ore di silenzio assoluto. Questa è un po' la metafora della serie stessa: un crime all'apparenza lineare, che sembra dipanarsi lentamente coi suoi colori freddi, per poi risolversi in un turbinio di rabbia e azione che a schermo vengono tradotte in scene che, in più di un'occasione, strizzano l'occhio alle pellicole del miglior Michael Mann. È questo il mood che ha caratterizzato le ultime ottime stagioni di Bosch: una sorta di tre lunghi film da quasi dieci ore ciascuno, ognuno dei quali legato da un filo rosso rappresentato dal passato di Harry Bosch, lenti di primo acchito, ma pronti a dipanarsi all'improvviso in dei climax inarrestabili.

La quiete prima della tempesta

Il primo episodio di questa quarta stagione si apre non a caso con un lungo riepilogo della durata di circa quattro minuti, in cui vengono riassunti i principali eventi cardine che hanno caratterizzato le stagioni precedenti: tutti nodi che, ne siamo certi, presto o tardi arriveranno al pettine di Bosch. Come il doppiogioco, tutto da decifrare, della sua ex moglie, o ancora il rapporto altalenante con Jerry, il suo partner; per non parlare degli ultimi risvolti che riguardano il caso dell'omicidio della madre di Bosch, e che punterebbero addirittura verso vertici della LAPD. In tutto ciò, nuovi crimini da risolvere aspettano il nostro detective: come l'assassino di Korea Town, la cui vicenda è stata lasciata in sospeso dalla scorsa stagione, o come il caso che probabilmente catalizzerà l'attenzione di questa annata, e che riguarda l'omicidio di Howard Ellis, avvocato losangelino baluardo dei soprusi della polizia nei confronti della comunità afroamericana. Una vicenda, quest'ultima, dagli spunti molto interessanti, e che probabilmente si inserirà nel filone già esplorato da The People v. O.J. Simpson, ribaltandone magari certi elementi.