Britannia: primo sguardo alla nuova serie storica di Sky

Il 22 Gennaio debutterà su Sky Atlantic Britannia, nuova serie storica co-prodotta con Amazon. Abbiamo visto il primo episodio ed ecco cosa ne pensiamo

first look Britannia: primo sguardo alla nuova serie storica di Sky
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Possiamo dire che questi sono gli anni delle serie storiche. Non parliamo dei vari Downton Abbey, delle epopee in costume stile Ottocento o delle ambientazioni post-guerre mondiali. Ci sono anche queste, sì, ma sono casi separati e indipendenti. La tendenza generale e più massiccia, spinta dal mercato e dalle reazioni del pubblico, vira verso quella storia più lontana da noi, quasi mitologica, facilmente confondibile con il fantasy. Il motivo è presto detto e ha a che fare con un certo trono fatto di lame. Game of Thrones ha dettato uno standard, di qualità e di atmosfere, difficilmente sradicabile dall'affetto e il ricordo dei telespettatori, ed ecco allora che si è puntato forte in quella direzione. Che sia marcatamente fantasy, come Shannara ad esempio, o tendenzialmente storico, come Vikings, la direzione più epica e mitologica è la favorita, meglio ancora se condita con elementi sovrannaturali o fantastici. In questo spirito di guerrieri, intrighi e tradimenti, a Sky e Amazon viene l'idea di partecipare direttamente al ballo, di non stare più a guardare da semplici distributori ma di buttarsi nella mischia proponendo la propria miscela di botte e fanciulle. Nasce così Britannia, disponibile in Italia dal 22 gennaio su Sky Atlantic, di cui abbiamo potuto vedere il pilot.


Once upon a time in Britannia

Cominciamo dal dire cosa non è Britannia. Non è una serie storica in senso stretto, così come non è un fantasy vero e proprio. L'ambientazione ci porta nel 43 d.C., quando dopo decenni dalla prima dolorosa spedizione, i romani decidono, condotti da Aulo Plauzio (David Morrissey) di tornare in Britannia, in barba alle superstizioni e alle paure, per finalmente dichiarare la propria supremazia sull'isola. Potrebbe suonare come un normale racconto storico, ma bastano le prime scene a destabilizzare lo spettatore: il ritmo, la rapida alternanza di atmosfere e soprattutto la sigla fanno infatti subito capire che Britannia è un prodotto estremamente pop, che vuole fare dell'intrattenimento più spinto e memorabile la propria forza. Come tale, chiaramente si prende delle libertà, molte, sull'interpretazione storica, decidendo di puntare su un'estetica e un mood che puntano dichiaratamente al cult.

Gli elementi più pop

Per farlo qui dà il via libera a intrusioni al limite del soprannaturale, con druidi e rituali che aprono ai misteri dell'oltretomba, il tutto caratterizzato da costumi molto più vicini a un fantasy puro che a una spedizione legionaria nelle terre dei celti. Corazze romane più simili a protezioni di Rohan, tribù celtiche tra l'elfico e lo sciamanico, cittadelle di roccia a cavallo tra Matera e Minas Tirith e poi lei, Kerra, quella che probabilmente sarà una delle protagoniste principali. Il personaggio di Kelly Reilly è un'incrocio tra Aloy di Horizon Zero Dawn e la Merida di Brave. Nel complesso la formula potrebbe funzionare: un'estetica accattivante di stampo fantasy, un ritmo incalzante, quattro gruppi con altrettante storyline che vanno a scontrarsi, una colonna sonora dagli accenti rock in contrasto con l'ambientazione "storica", l'incursione nel mistico con tanto di viaggi onirici e droghe, e una sana dose di violenza. Questi ingredienti potrebbero veramente rendere Britannia il prodotto di intrattenimento dell'anno. Eppure...

Il troppo può stroppiare

Eppure succede che in questo pilot le cose si vanno a sormontare, accumulandosi senza una linea guida ben identificabile, lasciandoci con la sensazione che potrebbe essere tutto potenzialmente molto più esaltante di quanto si rivela essere. Appare chiaro che ci sono quattro fazioni, che porteranno avanti personaggi e piani, ma questi non sono stati introdotti benissimo. Siamo intrigati dall'idea di fondo, da questa mescolanza tra storia e fantasia, tra mondo dei vivi e l'imperscrutabile. A soddisfare è anche il cast, che tra Zoë Wanamaker e Mackenzie Crook mette in campo Ian McDiarmid e il nostro Fortunato Cerlino. Però poteva essere tutto finalizzato meglio, a partire dalla messa in scena, che nel dettaglio - i costumi e l'utilizzo di CGI - fa notare le carenze di budget, non apparendo sempre perfetta.

In tutto questo c'è però qualcosa di buono, cioè che la serie fa comunque venire voglia di guardarla. Perché ha delle potenzialità, può migliorare, e ha comunque messo in campo degli spunti interessanti da cui poter partire in un modo più ragionato e accurato. Le cose da introdurre erano tante, si è deciso di farlo con un episodio corposo, lungo più di sessanta minuti, ma non è abbastanza per poter disporre le pedine di un mondo che, anche se sembra quello vero, non lo è. Per il momento quindi promosso con riserva questo Britannia, con la speranza e la convinzione che possa alla fine diventare una serie interessante, ma anche con la paura e il sospetto che possa rivelarsi un buco nell'acqua.